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debt, Italy

Ecco come abbattere il debito pubblico italiano

Riportiamo di seguito un estratto dell’intervento di STEFANO FUGAZZI del 9 luglio scorso alla Link Campus University di Roma (Biblioteca “Francesco Cossiga e Guido De Marco”) in occasione della presentazione del saggio “IDEE PER L’ITALIA: abbattere il debito pubblico per restituire allo Stato la sovranità in politica economica” (per maggiori informazioni sul saggio: www.lulu.com/spotlight/stefanofugazzi).

***

9/7/13 eventoBuon pomeriggio,

Vorrei innanzitutto ringraziare tutti i presenti, e in particolar modo il Prof. Scotti per l’ospitalità, il Prof. Rinaldi per essersi offerto di portare IDEE PER L’ITALIA alla Link Campus University di Roma. E poi il Sen. Ceroni, l’On. Picchi e il Dott. Lecci per il loro prezioso contributo.

Dunque, passiamo subito all’hic et nunc.

Come è nata l’idea di scrivere un saggio sul debito pubblico?

L’idea è nata lo scorso autunno parlando con la redazione di Investire Oggi quando decidemmo di dare maggiore spazio alla questione del debito pubblico italiano nei mesi precedenti alle elezioni politiche del febbraio scorso.

Visto il buon responso da parte dei lettori di Investire Oggi a una mia prima serie di articoli sulla questione, ho successivamente deciso di riordinare le idee, arricchendole ed inserendole in un piccolo saggio, che è poi la mia prima pubblicazione.

Perché pubblicare un saggio proprio sulle misure “taglia debito”?

Perché è un problema purtroppo molto attuale. Il Fiscal Compact approvato dai Paesi dell’Unione Europea impegna il nostro Paese al pareggio di bilancio e alla riduzione del rapporto debito/PIL al 60% in venti anni, ossia al ritmo del 5% annuo. Vista la performance storica del nostro PIL è impossibile illudersi di ridurre il debito – e quindi raggiungere gli ambiziosi target europei – attraverso la crescita. Ecco perché occorre ricercare con massima urgenza misure straordinarie in materia di finanza pubblica.

Nel corso dell’ultimo biennio molti economisti italiani hanno contribuito al dibattito presentando una serie di proposte “taglia debito”. Da qui l’idea di riassumerle in un unico volume.

Per capire il perché è a questo punto necessario e improcrastinabile ricorrere ad azioni straordinarie in materia di debito pubblico penso sia sufficiente osservare le prossime slide.

Iniziamo subito con alcune recenti statistiche sul debito pubblico:

  • Ad aprile il debito pubblico ha toccato quota 2.041,3 miliardi di euro.
  • La crescita di aprile rispetto ai mesi precedenti è dovuta al maggiore fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (salito a 46,6 miliardi), compensato parzialmente dalla riduzione per 3,9 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro.
  • L’unica buona notizia è che la vita residua media del nostro debito pubblico è salita dai 6,9 anni di marzo ai 7 anni di aprile, anche se nell’aprile del 2012 questa era di 7,4 anni.
  • Infine, la quota di debito in mano straniera ammonta al 35,5% del totale.

La prossima slide che vorrei proporvi mostra invece il trend storico del rapporto debito/PIL, anno per anno, governo per governo a partire dal 1976.

debito-pubblico-italiano

Un altro dato che voglio mettere in risalto è il denominatore della nostra formula “magica” debito/PIL, anch’esso parte del problema. Questo grafico, infatti, seppur non recentissimo, penso illustri per bene l’andamento storico del PIL e quindi una buona parte del nostro problema (Nota 1).

PIL trend

In genere, i provvedimenti in materia di contenimento del debito e in risposta alla “Grande Crisi” formulati dalla classe politica – e in modo particolare dal precedente governo tecnocratico guidato dal Prof. Mario Monti  – hanno fatto leva sulla sola fiscalità, ossia aumentando le imposte dirette e indirette con il risultato che il Paese è ormai all’apice della curva di Laffer (Nota 2); le aziende muoiono, chi ha idee non ha le risorse per trasformarle in attività, i giovani o fuggono dall’Italia (o non sono messi nelle condizioni di tornarci) lasciando in eredità alla mia e alle prossime generazioni un fardello troppo grave, insopportabile e insostenibile.

Ora, prendendo per buona la concezione secondo cui un eccessivo stock di debito pubblico e gli interessi sul medesimo sottraggano importanti risorse al Paese – costringendoci alla cosiddetta repressione fiscale – l’unico modo per superare questa impasse e quindi liberare risorse da destinare al Paese sotto forma di:

  • Meno tasse su cittadini, aziende e lavoro; e
  • più investimenti (materiali o immateriali, pubblici o privati che siano)

sarebbe quello di prendere l’iniziativa e quindi attuare delle misure straordinarie in materia di finanza pubblica; iniziative che IDEE PER L’ITALIA riassume in maniera chiara e sintetica.

Le proposte illustrate in questo saggio possono essere suddivise in 4 blocchi.

Proposte in tema di dismissione e di valorizzazione del patrimonio pubblico in funzione di riduzione del debito.

  • Le due proposte MASERA-BIVONA – swap debito-patrimonio più leasehold sul patrimonio artistico (ossia un piano di concessioni)
  • RINALDI-SAVONA-FRATIANNI – rimodulazione del debito più emissioni di bond “cum warrant”
  • PELANDA – fondo sovrano multi-comparto
  • GUARINO – un maxi piano di dismissioni per 465 mld
  • PDL – campagna elettorale 2013 – fondo di valorizzazione (Alfano, Brunetta, Capezzone, Casero, Forte, Masera, Romani, Savona)
  • ABOLIZIONE DELLE FONDAZIONI (BANCARIE E NON) – proposte Venanzi (gruppo Eni) e Samorì

 Proposte che fanno leva sulla fiscalità e le imposte una tantum.

  • MONORCHIO E SALERNO ALETTA – la proposta “Tagliadebito”
  • CILLONI – investimento forzoso in un fondo patrimoniale
  • FITOUSSI E GALATERI DI GENOLA – prestito forzoso
  • CAPALDO – una tantum sulle “rendite fondiarie”
  • CUTRUFO – patrimoniale progressiva rimborsabile da abbinare a un piano di dismissione

Proposte in materia di contenimento dei costi di rifinanziamento sul debito.

  • VEGAS – uno scudo anti-spread italiano garantito dall’oro e dagli asset più pregiati
  • GUGLIELMI (MEDIOBANCA) – l’oro di Bankit e la Cdp
  • VENA – mini titoli al portatore
  • CATTANEO – certificati di credito fiscale

Proposte che presentano modelli di intervento articolati su più azioni.

  • PROPOSTA ASTRID – dismissioni, concessioni, investimento forzoso, accordo fiscale ITA-SVI, rimodulazione delle scadenze dei titoli
  • AMBROSETTI CLUB – investimento forzoso, rimodulazione delle scadenze dei titoli, short-term Eurobond, valorizzazione del patrimonio artistico, spending review alla giapponese, misure pro-occupazione
  • FORTE – un fondo per la garanzia e il riscatto del debito + dismissioni
  • SAMORÌ – dismissioni, patrimoniale sui super redditi, oro di Bankit, abolizione delle fondazioni, altri interventi
  • FARE PER FERMARE IL DECLINO – dismissioni, liberalizzazioni, accordo fiscale ITA-SVI, taglia alla spesa
  • PENNISI – un fondo pubblico-privato per il riscatto del debito

La proposta “Iperuranio” di Stefano Fugazzi

Per quanto riguarda il mio piano “tagliadebito”, la “Iperuranio-Fugazzi” propone una gamma di interventi articolati in 5 mosse.

LA DISMISSIONE DI ASSET DISPONIBILI & NON STRATEGICI ATTRAVERSO L’EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI “CUM WARRANT” 

  • La prrima proposta riprende la Savona-Rinaldi.
  • Nello specifico, la proposta Iperuranio prevede il trasferimento a una società esterna alla PA di tutti gli asset immobiliari e le partecipazioni disponibili e non strategiche allo scopo di emettere obbligazioni cum warrant conferendo ai possessori dei bond la facoltà di acquistare i beni oggetto di dismissione a una data futura (tra 5 o 10 anni in base alla tipologia di immobili da opzionare/dismettere).
  • Così facendo lo Stato reperirebbe immediatamente liquidità da impiegare in funzione di riduzione del debito pubblico.

L’EMISSIONE DI OBBLIGAZIONI GARANTITE DALLE RISERVE AUREE E DAI MIGLIORI BENI DELLO STATO

  • Questo particolare aspetto della Proposta Iperuranio riprende quella di Giuseppe Vegas.
  • La proposta prevede di mettere a garanzia di una serie speciale di Titoli di Stato le partecipazioni nei gioielli di famiglia e le riserve auree di Banca d’Italia.
  • Due gli obiettivi: migliorare il rating del Paese Italia e abbattere i costi di rifinanziamento.
  • Da valutare e da concordare con l’Europa è invece la possibilità di svincolare l’oro dal Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) magari  concedendo, come contropartita, la rinuncia ai meccanismi cosiddetti “salva vita” quali l’OMT.

Vi è poi UN MAXI PIANO DI CONCESSIONI SUL PATRIMONIO ARTISTICO

  • Il piano riprende diversi aspetti delle proposte – tra le altre – Ambrosetti, Masera-Bivona, “Fare” et al.
  • Iniziamo con due dati di fatto. PRIMO. Il turismo e i settori annessi incidono per il 10% sul nostro PIL ed è il nostro settore economico numero 1. (Nota 3)
  • SECONDO. Il ritorno economico dei nostri beni culturali è significativamente inferiore a quello di Francia, Regno Unito e Stati Uniti. La società di consulenza PwC ha stimato che i siti UNESCO di questi Paesi generano un ritorno commerciale pari a 4, 7 e 16 volte quello italiano.
  • Si può rilanciare il nostro PIL investendo sul turismo e sull’arte. Nello specifico, si potrebbe considerare la realizzazione di società miste pubblico-privato per la valorizzazione di questo immenso patrimonio, ma anche di allestire un sistema di concessioni basato sul modello anglosassone dei leasehold ossia assegnando ai privati il diritto sulla proprietà e i beni artistici per un numero di anni (30,50, fino a 99).

Un’altra possibilità è quella di attuare UNA SPENDING REVIEW “BOTTOM UP”

  • Qui riprendo quanto proposto dall’Ambrosetti Club.
  • Nello specifico, si tratterebbe di affidare a un’unità governativa il compito di attuare una profonda e dettagliata revisione dei programmi di spesa e dell’allocazione delle risorse, magari coinvolgendo direttamente le amministrazioni locali e i cittadini. L’idea è quindi di fare una spending review “dal basso verso l’alto” e non viceversa.

L’ABOLIZIONE DELLE FONDAZIONI BANCARIE

  • E poi vi sono le fondazioni bancarie. Diversi addetti ai lavori, come Calimani della Fondazione di Venezia, Venanzi del Gruppo Eni, Samorì nonché rinomati economisti – tra cui Boeri e Guiso – ritengono superato il business model delle fondazioni bancarie.
  • Allo scopo si potrebbe considerare la trasformazione delle fondazioni in S.p.A., assegnando i pacchetti azionari – stimati in 50-70 miliardi di euro – al Ministero del Tesoro che poi gradualmente dismetterebbe queste quote in funzione di riduzione del debito pubblico.

Infine, propongo UN ACCORDO FISCALE ITALIA-SVIZZERA

  • Questo aspetto della Proposta Iperuranio riprende, tra le tante, la proposta Astrid e di “Fare”
  • Secondo questi è realistico poter incassare tra i 9 (Giannino) e i 13,5 (Astrid) miliardi siglando un accordo con le autorità svizzere sulla tassazione dei capitali esportati illegalmente in Svizzera.

***

Come avrete molto probabilmente intuito, alcune delle proposte descritte nel saggio sono epocali e richiederebbero un rovesciamento del paradigma culturale, operativo e politico del nostro Paese.

Senza pensare magari troppo in grande, si potrebbe però iniziare ad attaccare il debito:

  • dismettendo i beni pubblici disponibili e non strategici,
  • valorizzando il patrimonio artistico attraverso un piano di concessioni e di partnership miste pubblico-privato,
  • rivedendo lo status delle fondazioni (bancarie e non); e
  • attuando una profonda revisione di tutti i centri di costo della spesa pubblica.

Ma per poter attuare una qualsiasi operazione “taglia debito”, occorre misurarsi con quello che in realtà è il vero l’ostacolo che ci impedisce di uscire dalla crisi o di ciclicamente tornare al punto di partenza.

Questo ostacolo si chiama forma mentis e non debito pubblico.

Ed è un problema che coinvolge gli italiani ad ogni livello. Dal politico che fa un uso strumentale della Res Publica, all’imprenditore che delocalizza o che si trasferisce in paradisi fiscali, al libero professionista che fattura in nero.

Il problema assume poi proporzioni vaste se agli interessi personali si aggiungono quelli dei centri di potere. E allora, pur di non smantellare certi sistemi clientelari, si preferisce non risolvere alla radice il problema spostandolo alla generazione futura.

Fino a quando si arriverà a un punto di non ritorno che ci costringerà ad agire e quindi a mettere in atto una delle proposte illustrate nel mio saggio IDEE PER L’ITALIA.

Grazie a tutti per l’attenzione.

Stefano Fugazzi, Roma, 9 luglio 2013

***

Nota 1

PIL nominale e PIL reale. Misurare il PIL in termini nominali vuol dire misurarlo nel suo valore espresso in moneta attuale, esprimerlo in termini reali vuol dire depurarlo delle variazioni dei prezzi dei beni prodotti. Dividendo il PIL nominale per il PIL reale si ottiene un indice chiamato “deflatore del PIL”. Il PIL reale, al contrario di quello nominale, può essere confrontato fra anni diversi. Da notare che il deflatore del PIL misura la variazione dei prezzi di tutti i beni prodotti (siano essi beni di consumo o di investimento, siano essi consumati da residenti o esportati) ed è quindi diverso dal tasso di inflazione, che misura la variazione dei prezzi dei soli beni di consumo presenti sul mercato interno, compresi quelli importati.

Nota 2

La curva di Laffer mette in relazione il gettito fiscale reale con l’aliquota di imposta. La teoria suggerisce che esiste un livello del prelievo fiscale oltre il quale l’attività economica non è più conveniente e, di conseguenza, il gettito tende ad azzerarsi.

Nota 3

Come tornare a crescere rilanciando il turismo artistico e culturale”, 1/7/13, di Stefano Fugazzi (Link: http://www.investireoggi.it/economia/come-tornare-a-crescere-rilanciando-il-turismo-artistico-e-culturale/)

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