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RomaSì intervista Stefano Fugazzi su crisi, debito e Idee per l’Italia

Riportiamo la trascrizione di un’intervista che Stefano Fugazzi ha rilasciato al mensile RomaSì sulla situazione economica europea, il debito pubblico italiano e il saggio Idee per l’Italia.

Potete leggere l’intervista anche in versione PDF alle pagine 6 e 7 del numero di settembre (link: http://www.romasi.info/pdf/settembre.pdf).

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Si parla tanto di economia ma in pochi hanno chiaramente in mente la situazione della nostra Nazione. Per capirlo meglio abbiamo intervistato Stefano Fugazzi, un “cervello” italiano che vive e lavora all’estero, ha da poco pubblicato un saggio “Idee per l’Italia: Abbattere il debito pubblico per restituire allo Stato la sovranità in politica economica”.

(intervista a cura di Silvia Roberto di RomaSì)

***

RomaSì – L’entrata dell’euro doveva essere per l’Italia un’autentica ciambella di salvataggio. Ma alla luce dei fatti non crede rappresenti un problema anziché un vantaggio?

Dott. Fugazzi – Il problema non è l’unità monetaria adottata, bensì la rigidità dei meccanismi che governano l’UE e l’Eurozona. Questa rigidità ha messo alla luce i limiti non solo del sistema monetario vigente, ma di un’intera area economica. L’errore è stato fatto a monte quando le autorità comunitarie hanno preferito alla cosiddetta “teoria del coronamento” – per la quale l’Euro avrebbe dovuto essere l’ultimo tassello del puzzle europeo – la “teoria della locomotiva”, secondo cui la moneta unica avrebbe trainato l’unione politica. Il sopraggiungere della prima vera crisi finanziaria dell’area ha evidenziato i limiti e il sostanziale fallimento di questo approccio.

RomaSì – Il 9 luglio 2013 ha presentato il Suo saggio ” Idee per l’ Italia” che illustra diverse proposte per ridurre il debito pubblico. Ce ne vuole indicare qualcuna?

Dott. Fugazzi – Il saggio che ho avuto modo di presentare alla Link Campus University di Roma con i professori Antonio Maria Rinaldi e Vincenzo Scotti ha il merito di raccogliere a futura memoria proposte tecniche con cui migliorare la tragica situazione economico-sociale in cui è precipitata l’Italia. Nel saggio vengono pertanto passate in rassegna, in modo chiaro e comprensibile, anche per i non addetti ai lavori, tutte le principali proposte in materia di riduzione del debito pubblico: dalla parziale cessione del patrimonio pubblico, alle misure che fanno leva sulla fiscalità, ai piani “anti spread”, agli interventi articolati su più azioni. Alcune possono piacere, altre meno, ma tutte, in ogni caso, hanno il non secondario merito di lanciare una pietra nello stagno dei luoghi comuni cercando di stimolare un dibattito che sarebbe oggi come non mai non solo auspicabile ma addirittura urgentissimo. A conclusione del mio saggio presento la mia proposta “taglia debito” che riprende gli aspetti più validi e interessanti delle proposte riportate nel libro: dalla dismissione degli asset disponibili e non strategici alla valorizzazione del patrimonio artistico, dall’abolizione delle fondazioni bancarie all’accordo fiscale tra Italia e Svizzera, alla spending review basata sul modello giapponese.

RomaSì – Perché, a tutt’oggi, nonostante  le innumerevoli idee e proposte che possono aiutare il l’Italia ad uscire da questo tunnel siamo ancora allo stesso punto?

Dott. Fugazzi – Occorre misurarsi con quello che in realtà è il vero ostacolo che ci impedisce di uscire dalla crisi o ciclicamente tornare al punto di partenza. Questo ostacolo si chiama “forma mentis” e non debito pubblico. Ed è un problema che coinvolge gli italiani ad ogni livello. Dal politico che fa un uso strumentale della Res Publica, all’imprenditore che delocalizza o che si trasferisce in paradisi fiscali, al libero professionista che fattura in nero. Il problema assume poi proporzioni vaste se agli interessi personali si aggiungono quelli dei centri di potere. E allora, pur di non smantellare certi sistemi clientelari, si preferisce non risolvere alla radice il problema spostandolo alla generazione futura.

RomaSì – L’Italia, purtroppo, continua ad essere un paese in cui esiste una forte evasione fiscale. Quali sono i motivi e quali le conseguenze?

Dott. Fugazzi – Due sono le cause. In primis, l’assenza di una cultura del controllo, un “vizietto” piuttosto comune nel sud Europa. In secondo luogo, l’eccessiva pressione fiscale che induce molti soggetti a sottrarsi al fisco. Le conseguenze e i danni recati al sistema sono sotto gli occhi di tutti e quantificabili in 180 miliardi di euro all’anno.

RomaSì – Aumentare le tasse è il modo più semplice per risanare il bilancio dello Stato. Ma non crede che sia anche il più “pericoloso”?

Dott. Fugazzi – Io sono dell’avviso che aumentare le tasse non faciliti affatto il risanamento, anzi… Secondo la teoria economica – si pensi alla curva di Laffer – esiste un livello del prelievo fiscale oltre il quale l’attività economica non è più conveniente e, di conseguenza, il gettito tende ad azzerarsi. Il caso della Grecia è quello più esemplare, ma anche noi italiani stiamo sperimentando sulla nostra pelle gli effetti della cosiddetta “repressione fiscale”.

Il mio piano “taglia debito” non propone l’inasprimento del cuneo fiscale, ma si prefigge come obiettivo proprio quello di abbattere lo stock di debito per liberare risorse da destinare al Paese sotto forma di maggiori investimenti (pubblici e privati) e meno tasse su cittadini, aziende e lavoro. E se vogliamo riavviare la crescita, occorre proprio partire da questo aspetto, alleggerendo il cuneo fiscale.

RomaSì – Qualche economista ha ipotizzato che l’Italia oggi possa uscire dall’euro. Pensa che questo sia possibile o si potrebbero avere conseguenze catastrofiche ?

Dott. Fugazzi – Probabilmente l’uscita dall’Euro oggi fa meno paura rispetto al passato. Anche perché il quadro macroeconomico è talmente depresso che i costi di uscita sarebbero inferiori rispetto a quelli di rimanervi ancora intrappolati per diversi anni. Diversi economisti, tra cui il Professor Rinaldi, sostengono l’esistenza di “clausole segrete” che prevedano l’uscita dall’Euro o comunque l’attivazione di meccanismi alternativi. E a pensarci bene, è uno scenario plausibile. Sarebbe davvero inconcepibile pensare all’assoluta mancanza – a livello europeo – di “vie di fuga” o di un Piano B.

RomaSì – Standard & Poors taglia il rating dell’Italia a BBB da BBB+  ad un passo dal gradino junk. Questo equivale ad un consiglio di non investire in Italia nei suoi titoli di debito?

Dott. Fugazzi – Una valutazione tripla B denota più semplicemente una controparte – e qui riporto la definizione di S&P – con “adeguate capacità di rispettare gli obblighi finanziari. Tuttavia, condizioni economiche avverse o cambiamenti delle circostanze sono più facilmente associabili a una minore capacità di adempire agli obblighi finanziari”. In altre parole: investite in base al vostro “risk appetite” ma sappiate che la controparte Italia è ancora affidabile sebbene non goda di buona salute.

(Roma, 8 agosto 2013)

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Per maggiori informazioni su Idee per l’Italia si prega visitare: http://www.amazon.it/dp/1291426280/ref=tsm_1_fb_lk

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