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debt, Europe

L’Euro e la modifica delle costituzioni nazionali: è la strada giusta?

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il documento “PROTEGGERE L’EURO ATTRAVERSO LA MODIFICA DELLE COSTITUZIONI DEGLI STATI MEMBRI DELL’UE. È UNA CORRETTA STATEGIA?” redatto da Giuseppe Paccione (*), esperto di diritto internazionale e dell’Ue.

Per molto tempo si è discusso se la moneta unica – denominato euro – ha delle solide basi e, in particolar modo, se l’Unione Europea (d’ora in poi UE) si attiene alle condizioni che devono soddisfare una regione a divenire area valutaria ottimale. Una delle condizioni, costituita dall’esistenza di un pieno flusso commerciale, pare essere abbastanza esauriente. Esistono delle serie perplessità su altre due condizioni che sono ancora importanti: la possibilità per la manodopera di spostarsi liberamente da un luogo all’altro e la creazione di un sistema istituzionale che garantisca una piena integrazione fiscale. Il diritto dell’UE assicura – ovvero garantisce – il libero movimento dei lavoratori, ma vi sono barriere culturali e linguistiche che rendono poco probabile che l’individuo cambierà il proprio luogo di residenza per ragioni economiche. Circa l’integrazione fiscale, la capacità dell’UE di tassare e spendere è molto circoscritta. È fondamentale considerare la responsabilità degli Stati di fornire ai cittadini servizi e beni pubblici e ottenere risorse sufficienti per pagarli con giuste tasse interne. Il budget, al contrario di quello che si ritiene, è davvero ridotto. Malgrado tali difficoltà, a parere di alcuni economisti, l’euro è una moneta vera e propria. Ciò che è d’uopo, è ottenere una certa misura di coordinamento delle politiche dei bilancio nazionali. Qualche convergenza deve essere raggiunta a livello statale per compensare la circoscritta capacità dell’UE di emanare la propria politica fiscale che proviene, per l’appunto, dall’alto. Ovvero il punto cruciale rappresentato dal Patto di Stabilità e Crescita – d’ora in poi Patto – che contiene un insieme di strumenti normativi, che cercano di controllare i bilanci di ciascuno Stato membro e di coordinare le politiche economiche.

Le attuali strutture nell’ambito dell’UE hanno profonde mancanze; le autorità dell’UE hanno, pur se ristretto, un ruolo importante nel far rispettare i vincoli di bilancio, cui gli Stati membri sono in dovere di onorare, in base ai trattati che hanno stipulato. La Commissione europea, a titolo di esempio, può aprire dei procedimenti nei riguardi di uno Stato che non osservi le norme del Patto di stabilità e crescita, ma non è deputata a emettere decisioni finali, nel senso che si limita a formule

proposte per il Consiglio europeo da prendere in considerazione. La crisi del 2003 dimostra la fragilità dell’intero sistema. La Commissione europea, in illo tempore, aveva accordato che sia la Francia, sia la Germania era in violazione del Patto, ma il Consiglio europeo decise di non sanzionarli. Anziché seguire le raccomandazioni emesse dalla Commissione, il Consiglio europeo presentava le proprie raccomandazioni.

La Corte GUE (Corte di Giustizia dell’Unione Europea) veniva adita per risolvere la controversia fra le due istituzioni, asserendo che la Commissione aveva solo il diritto di fare raccomandazioni, mentre il Consiglio europeo aveva la piena libertà di non considerali ovvero di respingerli.

Il ruolo della Corte GUE è molto marginale, secondo l’attuale diritto dell’UE. Lo Stato che la Commissione europea ritiene di aver violato il Patto non può rispondere prima alla Corte GUE. Questa è un’importante eccezione al principio generale, secondo cui il diritto dell’UE deve essere considerato per poter esercitare sugli Stati tramite gli appropriati procedimenti giudiziali. Ogni miglioramento verso un più effettivo sistema d’applicazione dipende dall’espansione dei poteri di entità sovranazionali. L’attuale sistema è troppo debole, poiché si basa sulla pressione dei pari. I ministri, che si siedono nel Consiglio europeo, sono nel conflitto d’interessi quando si tratta di decidere cosa bisogna fare nei riguardi di uno Stato che ha violato il Patto. Necessita la riduzione

della politica discrezionale che il Consiglio gode, portando la Commissione europea più direttamente nel quadro. La Corte GUE, poiché supremo interprete del diritto comunitario – oggi diritto dell’UE –, sarebbe autorizzata a determinare se uno Stato è in violazione delle norme fiscali e a stabilire le misure e sanzioni adatte che saranno applicate in base alla richiesta della stessa Commissione.

Ciò non sta a indicare necessariamente che i vincoli di bilancio fossero espressi in modo categorico. Il Patto fu modificato nel 2005 per introdurre talune eccezioni e riserve alle norme generali che limitasse il disavanzo e il debito pubblico.

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LINK per leggere il documento completo in PDF: PROTEGGERE L EURO

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paccione(*) Giuseppe Paccione è Dottore in Scienze Politiche, Esperto di Diritto internazionale e dell’UE, di Diritto diplomatico e consolare, corrispondente della testata giornalistica La Gazzetta Italo-brasiliana, redattore per il Corriere di Puglia e Lucania e per il trimestrale Pubblica Sicurezza della UIL Polizia di Stato.

Collabora con alcune testate giuridiche online come www.diritto.itwww.diritto.netwww.giuristiediritto.it.

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