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Guerra valute: QE europeo più vicino dopo mosse di FED e BOJ

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Fonte Forexinfo – La guerra delle valute continua a tenere banco sui mercati internazionali. Nessun politico e banchiere ne parla apertamente, ma tutti la mettono in atto. E’ la pratica di svalutare la propria moneta per rilanciare l’export, e quindi l’economia, senza curarsi più di tanto dei potenziali effetti negativi per i partner commerciali.

La FED ha praticato questa strategia per diversi anni, annunciando addirittura tre round del proprio programma di quantitative easing (fino a toccare oltre mille miliardi di dollari all’anno di allentamento monetario). Solo pochi giorni fa, dopo quasi sei anni di immissione costante di denaro a basso costo, l’isituto di Washington ha chiuso i rubinetti della liquidità azzerando il piano di acquisto di asset.

La FED ha però dato il via a una staffetta con la BOJ. La banca centrale giapponese aveva già lanciato il suo QE nell’aprile dello scorso anno, ma venerdì ha comunicato di voler ampliare ancora la base monetaria di altri 20 trilioni di yen a 80mila miliardi di yen all’anno. Cifre da capogiro, che sortiscono praticamente sempre l’effetto di svalutare pesantemente la propria valuta.

D’altronde oggi lo yen vale il 40% in meno rispetto a due anni fa nel rapporto di cambio con il dollaro americano. E in Europa? La BCE ha iniziato ad accelerare con decisione sul fronte della politica monetaria soltanto da maggio scorso, quando ha capito che il rischio deflazione stava diventando concreto.

Finora, però, l’istituto di Francoforte ha messo in atto solo un piano di credit easing, portando i tassi di interesse centrali allo 0,05% (quelli sui depositi overnight a -0,2%) e utilizzando operazioni mirate per il rilancio del credito come le aste T-Ltro e gli acquisti di Abs e covered bond. Manca all’appello il vero QE, quello già adoperato da FED e BOJ per rilanciare l’economia.

Dopo le recenti mosse delle principali banche centrali, alle quali va aggiunta la recente decisione della banca centrale svedese di portare i tassi a zero (i più bassi in Europa), la BCE potrebbe essere costretta a implementare un piano di stimoli monetari con acquisti di titoli di stato e corporate bond. Una mossa del genere potrebbe svalutare l’euro, spingendolo fin sotto 1,20 sul dollaro.

Il QE europeo diventerebbe una sorta di monetizzazione del debito sovrano dell’eurozona, anche se ben mascherata per evitare problemi legali dovuti all’eventuale mancato rispetto dello statuto dell’Eurotower. Non bisogna poi dimenticare che l’economia dell’eurozona resta molto fragile, con aspettative di bassa inflazione per diversi anni e disoccupazione su valori record. Insomma già nella riunione di giovedì 6 novembre la BCE potrebbe sorprendere i mercati, quantomeno preparandoli a un imminente programma di acquisto di asset a partire dal prossimo anno.

Un annuncio di questo tipo spingerebbe l’euro ai minimi, sulla falsariga di quanto accaduto negli ultimi due anni allo yen. La guerra delle valute sta entrando nel vivo e tutte le banche centrali sono pronte a mettere in campo l’artiglieria pesante a suon di cannonate monetarie. Prepariamoci a un inverno ad alta volatilità sui mercati valutari e di riflesso su tutti i mercati finanziari globali.

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