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Prelievo forzoso per Natale? Sarà vero? Ecco le voci che circolano

Investire Oggi – Negli ambienti finanziari e dell’alta politica europea si tornerebbe a parlare di ipotesi di prelievo forzoso in Italia, anche se sul punto si fa confusione tra piani diversi. In ogni caso, sembra che a Natale arrivi un nuovo attacco finanziario dei mercati contro il nostro paese, l’unico in Europa a non mostrare segnali di ripresa.

I conti correnti italiani potrebbero non essere sicuri e tra poche settimane, lo stato potrebbe mettervi le mani sopra. Si tratta di una voce, di un allarme, che inizia a diffondersi nei piani alti della finanza internazionale e della politica europea, tanto che l’eurodeputato leghista Gianluca Buonanno ha tuonato contro il rischio che anche i conti inferiori a 100 mila euro potrebbero essere toccati.

Dunque, facciamo chiarezza. Quando parliamo di prelievo forzoso, ci riferiamo tecnicamente alla possibilità che lo stato tassi i conti correnti, come fece nel 1992 l’allora governo Amato, quando applicò sui di essi una tassazione dello 0,6%. Non ci sarebbe modo di scampare a questa tagliola, che stavolta sarebbe di diversi punti percentuali, magari con aliquote progressive al crescere dell’importo depositato.

In teoria, il Fondo interbancario di garanzia sui depositi non tutela i conti fino a 100 mila euro dal rischio di un prelievo forzoso, ma semmai dal crac della banca, nel senso che fino a quella cifra, i risparmiatori verrebbero garantiti dal coinvolgimento nelle perdite dell’istituto.

Nella scorsa primavera, i paesi dell’Eurozona hanno un “Meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie”, che ufficialmente escluderebbe i conti fino a 100 mila euro dalle perdite, nel caso di ristrutturazione della banca, mentre obbliga l’istituto ad attingere alle risorse private (azionisti, obbligazionisti subordinati e conti sopra i 100 mila euro), prima di chiedere aiuto al governo nazionale e, in via residuale, al Fondo europeo, con l’intento di evitare che a pagare per una crisi bancaria siano sempre i contribuenti.

A sentire Buonanno, invece, pare che il testo dell’Ecofin e dell’Eurogruppo non contenga la garanzia di una tutela dei piccoli conti. Da qui, il giallo.

Attenzione, però, a non confondere i due piani. Nella speranza che l’eurodeputato abbia preso un abbaglio, resta il timore di una cattiva sorpresa di Natale, se è vero che si vocifera che l’Italia tornerà presto, forse tra poche settimane, nel mirino dei mercati finanziari, data l’assenza di crescita, di riforme e visto il crescente indebolimento della sua economia e l’aumento del suo abnorme debito pubblico.

Una tassa patrimoniale sarebbe la reazione immediata che il governo metterebbe in atto per cercare di frenare la sfiducia dei mercati, rispondendo così alle richieste di Fondo Monetario Internazionale e Bundesbank, che da molti mesi invitano il Sud Europa, in particolare, proprio l’Italia a stangare i risparmi degli italiani per tagliare il debito pubblico. L’FMI aveva proposto un anno fa di tassare una tantum i conti bancari e postali del 10%, in modo da abbassare il debito in un attimo di 170 miliardi.

A parte gli effetti nefasti che una tale misura avrebbe sull’economia già malata dell’Italia, vogliamo qui fare presente che l’ipotesi di un prelievo forzoso esiste e che tende a prendere sempre più corpo, man mano che s’indebolisce la posizione del governo italiano in Europa. E dopo una pausa di alcuni mesi, dovuta al nuovo corso di Matteo Renzi, torna prepotentemente con le avvisaglie di una nuova crisi politica e finanziaria nel Bel Paese.

(Giuseppe Timpone, Investire Oggi)

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