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debt, Europe, growth, USA

Protezionismo progressista: l’unica opposizione efficace al neoliberismo

Report esclusivo di ABC Economics – Traduzione in lingua italiana della ricerca di Colin Hines (biografia) “Protezionismo progressista: l’unica opposizione efficace al neoliberismo”.

Traduzione a cura di Nicola Spanu, PhD – ABC Economics

Un’introduzione “incandescente”

Il lettore astuto noterà dal tono fortemente intemperante di questo articolo che esso è stato scritto più sulla spinta di uno stato di rabbia che di dolore. Mi chiedo perché gli alfieri del libero scambio come l’Economist siano in grado di identificare correttamente ciò che sta alla base dell’odierno malessere economico e sociale, ovverosia la globalizzazione, mentre la sinistra non fa altro che razzolare all’interno dei confini della politica nazionale, alzando un polverone in merito a specifiche posizioni di politica interna, come per esempio: rallentare la velocità dei tagli; tasse più giuste di contro alle attuali politiche di delocalizzazione di banche e aziende; può Ed Miliband, capo del Partito Laburista britannico, parlare più “terra-terra”, etc.?

Siamo in un periodo che richiede un ripensamento dei termini del dibattito, precedentemente definiti da personaggi del calibro di Keynes e Beveridge. Le “placche tettoniche” economiche e sociali si stanno spostando rapidamente ed ora abbiamo l’opportunità di pianificare un futuro molto diverso ma allo stesso tempo migliore. Tre cose sono, o lo diventeranno molto presto, decisamente evidenti: in primo luogo, il potere economico si sta spostando verso l’Asia; in secondo luogo, la vecchia idea che possiamo essere competitivi nelle esportazioni al fine di dare una spinta alla nostra economia appare sempre più come un volersi arrampicare sugli specchi; in terzo luogo, è ormai tempo di riconoscere che premere per un’apertura ancora maggiore dei mercati è un approccio fortemente démodé, che sta venendo sempre più messo in dubbio.

(…)

E’ il momento di iniziare un dibattito serrato sul bisogno di ciò che io chiamo “protezionismo progressista”. Con questo termine mi riferisco ad incoraggiare e permettere ai paesi di ricostruire e diversificare le loro economie, limitando quali prodotti importare e quali capitali far entrare o uscire dai confini nazionali. Ancora più importante è il fatto che attraverso questo processo gli Stati perderanno la cattiva abitudine ad essere dipendenti dalle esportazioni. Ciò permetterà alla finanza e alle attività commerciali nazionali di venire incontro ai bisogni della maggioranza della popolazione. Non sto proponendo il protezionismo contraddittorio degli anni trenta, dove l’obiettivo per ciascuna industria o paese protetto era spesso l’incrementazione della sua forza economica attraverso la limitazione delle importazioni, sperando poi di competere ed esportare globalmente a spese altrui. Come era prevedibile, più i paesi facevano questo, meno scambi commerciali avvenivano tra di loro.

Certamente, un tale cambiamento radicale al presente indirizzo economico, quale è inerente al protezionismo progressista, non potrebbe essere introdotto in un paese solo, dal momento che i mercati finanziari cercherebbero di destabilizzare ferocemente una simile opposizione al loro attuale dominio dell’economia mondiale.

Contina a leggere il report completo in lingua italiana – CLICCA QUI PER SCARICARE IL PDF- Protezionismo progressista – Colin Hines

Testo competo in lingua inglese – CLICCA PER PER SCARICARE IL PDF – Progressive-Protectionism-Thinkpiece-72

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