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Europa: i 300 miliardi di Juncker per le PMI sono solo…21

Anche Victor Constancio, vicepresidente della Bce, si associa a quelle che sono le aspettative comuni circa le iniziative da parte della banca centrale e conferma l’idea di una serie di acquisti di titoli di stato per il 2015 come implemento nel caso, come lui stesso ha ammesso, che le misure già prese non fossero utili per contrastare sono solo la crisi ma anche la deflazione.

A dare man forte anche la Commissione Ue che oggi ha dato il via al piano di investimenti da oltre 300 miliardi previsto dal Parlamento di Strasburgo come ulteriore misura di stimolo dell’economia. Data decisa per l’avvio: giugno 2015, ma proroghe sono previste anche oltre il 2018.

Il piano

I progetti che riceveranno i finanziamenti saranno valutati sulla base non solo dell’efficienza ma anche del rapporto più utile, usando parametri come l’ambiente, la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo, oltre alla possibilità di migliorare le infrastrutture presenti soprattutto nelle zone economicamente più depresse. O almeno si spera… perchè la valutazione qualitativa avverrà in un secondo momento, prima, infatti c’è una lista provvisoria scelta da una squadra ad hoc. Lista orientativa ma non vincolante. Solo dopo si farà la cernita vera e propria sui progetti, anche differenti da quelli espressi dalla task forse, che riceveranno i finanziamenti dal fondo.

Secondo il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, l’Europa starebbe finalmente voltando pagina con un progetto che vede la cooperazione tra capitale pubblico e Banca europea per gli investimenti – Bei, sfruttando a sua volta anche un effetto leva che permetterebbe di potenziare il risultato e ancor prima il capitale a disposizione. E proprio su questo escamotage si sono concentrati nei giorni scorsi le polemiche degli scettici secondo i quali la percentuale di denaro reale sarebbe insufficiente per smuovere la palude nella quale l’economia europea si trova.

E infatti il trucchetto alla fine c’è. Proprio sulla leva.

Leva che si fonda alla fine su una proporzione di uno a 15, stando alle proiezione della Commissione, ovvero ogni euro investito dall’Unione avrebbe la possibilità di sollevarne altri 15 da parte delle nazioni interessate, creando così un effetto vortice e un circolo virtuoso a catena anche per i privati protetti dal garante europeo e dall’ombrello di sicurezza offerto dalla Bei.

A sentire chi lo ha creato, si tratterebbe del più grande piano di investimenti mai messo in essere dall’Europa. Eppure c’è qualcosa che non quadra.

Infatti indagando bene, sempre secondo la logica che vuole il diavolo nei dettagli, si scopre che i 315 miliardi di cui si è parlato finora sarebbero solamente 21. La moltiplicazione avverrebbe nel caso in cui l’economia reale si dovesse muovere e offrire finanziamenti per la realizzazione dei progetti contando proprio sula presenza dell’alto finanziatore di base ma senza la certezza del ritorno futuro. O almeno nel breve termine…

Quale vantaggio per gli stati?

Il fatto che i capitali dati in cessione in questo caso non saranno conteggiati come debito rientrante dei parametri del Patto di Stabilità e Crescita quindi fuori da quei paletti fissati per riuscire a rientrare nei perimetri voluti anche dall’Unione stessa, una schizofrenia che avrebbe diversamente, rischiato di vanificare gli sforzi fatti e quindi retrocedere ulteriormente i singoli paesi nel cammino per la crescita.

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