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Euroexit – Che cosa succede se si convertono i debiti/crediti in lira mantenendo gli euro depositi bancari

ABC Economics ha il piacere di pubblicare in esclusiva una interessante analisi di Giuseppe Cernuto nella quale si prende in esame l’ipotesi di conversione dei debiti e dei crediti in valuta nazionale mantenendo i depositi bancari in euro.

 

Eurexit – Analisi dell’ipotesi di conversione dei debiti e dei crediti in valuta nazionale mantenendo i depositi bancari in euro (a cura di Giuseppe Cernuto)

Introduzione

Il presente studio vuole analizzare lo scenario di reintroduzione di una moneta nazionale, vautando gli effetti che avrebbe la conversione forzata di tutti i debiti/crediti nella nuova valuta nazionale e il mantenimento dei depositi bancari in euro.

L’analisi si basa sulla simulazione di una richiesta di credito da parte di un cliente ad una banca e sul deposito della cifra ottenuta in un’altra banca. In questo scenario viene ipotizzata la reintroduzione di una valuta nazionale con:

  • conversione di tutti i debiti pregressi nella nuova valuta
  • mantenimento di tutti i depositi e dei rispettivi movimenti attivi e passivi in euro

Il metodo di indagine si basa sulla tracciatura dei movimenti, secondo la notazione della partita doppia, fra tutti i soggetti coinvolti.

Oggetto dell’analisi sono dunque tutti i movimenti monetari e creditizi, mentre l’obiettivo è quello di verificare se l’ipotesi di conversione di tutti i debiti mantenendo i depositi in euro possa creare problemi di solvibilità al settore bancario o alle famiglie oppure se si tratta di uno scenario percorribile.

Condizioni iniziali

Per semplicità e per riprodurre il processo completo, ipotizziamo uno scenario in cui non esiste moneta, in modo da evidenziare tutti i passaggi, dal cliente alla banca centrale. Passaggi che alla fine della catena sono sempre presenti ma che nel contesto realistico di moneta già presente e banche fornite di riserve, verrebbero occultati da operazioni interne intra e interbancarie.

Lo scenario si basa su una conversione lira/euro al tasso di cambio iniziale di 1:1.

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Fase 1: il cliente chiede un prestito di € 100 e lo deposita in un conto corrente

La banca A, non avendo fondi disponibili, chiede un prestito alla banca centrale (BC), che crea la moneta necessaria, la presta alla banca A (applicando il Tasso Ufficiale di Riferimento) e questa la presta al cliente (applicando il proprio tasso di interesse).

Dettagliamo gli step in modo da capire bene il processo…

Step 1.1: la banca centrale crea moneta. Notare che il processo di creazione prevede l’iscrizione dell’importo sia in attivo sia in passivo. Quindi la moneta creata non è un asset di proprietà della BC ma corrisponde a una passività ed è solo nella sua temporanea disponibilità. Chi è allora il “proprietario”? Ovvero, chi è il creditore di questa passività della BC? La domanda ha diversi risvolti filosofici interessanti. Tecnicamente “nessuno”, cioè è un debito convenzionale. Io però preferisco dire che il creditore è la collettività. E lo giustifico col fatto che il valore della moneta è dato dalla disponibilità dei cittadini ad accettarla in cambio di beni e servizi.

Altra nota tecnica importante: ipotizzando una riserva frazionaria del 2%, la banca non può chiedere alla BC esattamente l’importo richiesto dal cliente ma deve includere quel 2% che dovrà lasciare come riserva presso la BC. Ecco perché l’importo è di € 102.

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Step 1.2: la banca centrale presta la moneta alla banca A.

Qui avvengono diversi passaggi:

  • la BC sottrae dagli attivi i 102 euro (moneta) che vengono prestati alla banca A, la quale iscrive la somma fra gli attivi.
  • contestualmente la banca A iscrive la somma fra i passivi, perché contrae un debito nei confronti della BC, che specularmente iscrive un credito. Questo tipo di credito è “secured” cioè garantito da titoli obbligazionari della banca.
  • la banca A, essendo tenuta a tenere una riserva del 2%, trasferisce 2 euro nel proprio conto presso la BC, che riceve quindi un attivo (moneta) e iscrive un passivo (il proprio debito verso la banca). La banca A invece converte moneta in credito, fra gli attivi.

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Step 1.3: la banca presta la moneta al cliente.

La banca sottrae dagli attivi i 100 euro che vengono prestati al cliente. E il cliente iscrive la somma sia fra gli attivi (ora la somma è a sua disposizione) sia fra i passivi (è il debito che il cliente deve alla banca).

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Step 1.4: il cliente crea un deposito.

La banca sottrae dagli attivi i 100 euro che vengono prestati al cliente. E il cliente iscrive la somma sia fra gli attivi (ora la somma è a sua disposizione) sia fra i passivi (è il debito che il cliente deve alla banca).

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Fase 2: passaggio alla valuta nazionale. Conversione dei debiti, mantenimento dei depositi in euro

L’obiettivo è dimostrare che l’ipotesi di convertire tutti i debiti in lire, mantenendo i depositi in euro è una scelta che non impatta sui cittadini e sul sistema bancario.

Per prima cosa, consolidiamo la situazione finale, elidendo tutti i passaggi che si annullano fra loro:

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E quindi, la situazione è la seguente: in verde ho evidenziato dove si trova la moneta (cui corrisponde in rosso il debito convenzionale) mentre in nero sono crediti e debiti fra i vari soggetti.

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Adesso convertiamo tutti i debiti/crediti in lire (₤) e lasciamo i depositi in euro…

Cosa vuol dire, dal punto di vista della banca centrale cambiare valuta? Vuol dire convertire i propri attivi e passivi monetari nella nuova valuta nazionale, al tasso di cambio fissato. Poiché abbiamo detto che il cambio iniziale lira/euro è 1:1, possiamo semplicemente cambiare simbolo alla valuta.

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La banca B avrà mai difficoltà a rimborsare il deposito in euro del cliente?

No, perché la moneta (euro) è già fra gli attivi della banca B.

E’ Il cliente (alias il cittadino) il punto di discontinuità: pur mantenendo il proprio credito verso la banca B in euro, il proprio debito verso la banca A viene convertito in lire. In questo modo, poiché il cittadino viene pagato in lire, anche se la lira si svaluta lui non subisce alcun danno.

Ma allora chi lo assorbe questo eventuale danno? E come?

Lo fa la banca centrale, mediante emissione di moneta aggiuntiva (lire) in misura del tasso di cambio al momento in cui la conversione viene fatta.

Ma vediamo il processo, ipotizzando una svalutazione della lira del 30%…

Step 2.1: il cliente chiude il conto corrente.

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Step 2.2: il cliente rimborsa la banca A.

Poiché il debito è diventato in lire e la lira è svalutata del 30%, il cliente avrà una plusvalenza di € 23 dopo aver rimborsato il debito.

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Step 2.3: la banca A restituisce il suo debito alla banca centrale.

 

 

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E quindi, consolidando lo schema…

 

 

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Cosa succede adesso se il cliente vuol spendere i 23 euro di moneta? Se deve acquistare beni sul mercato estero, può impiegarli direttamente. Se deve acquistare beni sul mercato interno, deve convertirli in lire. Il controvalore può fornirlo direttamente una banca commerciale, tenendosi la valuta estera da usare per le proprie operazioni, oppure può essere richiesto alla banca centrale. Vediamo direttamente questo scenario..

 

 

Step 2.4: il cliente chiede a una banca di convertire i propri euro in lire.

Il cliente consegna i soldi alla banca che, non avendo i fondi effettuare una conversione immediata, riceve il denaro dal cliente e si impegna a restituire l’equivalente in lire, al tasso di cambio corrente, nel giro di pochi giorni.

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Step 2.5: la banca chiede alla banca centrale di convertire la somma in lire.

La banca centrale riceve la valuta estera (euro) come attivo monetario, provvede a creare un’equivalente quantità di moneta in lire al tasso di cambio corrente e la cede alla banca richiedente.

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Step 2.6: la banca consegna al cliente la somma in lire.

La banca estingue il proprio debito consegnando al cliente la moneta creata dalla BC.

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Conclusioni

Cosa comporta dunque un passaggio alla valuta nazionale, convertendo i debiti in lire e mantenendo i depositi in euro?

 

  • Abbiamo visto che non esiste alcun problema di solvibilità da parte delle banche che mantengono i depositi in euro, perché posseggono già l’equivalente quantità di moneta (nella stessa valuta).

 

  • Abbiamo visto che la conversione dei debiti in lire permette ai debitori di non subire le fluttuazioni del cambio. L’unico creditore a subire è il “creditore ultimo”, cioè la banca centrale, che però non ha difficoltà a compensare la differenza con emissione monetaria.

 

  • Abbiamo visto che i titolari dei depositi in euro, ottengono una plusvalenza monetaria, in caso di svalutazione. Questa plusvalenza può essere utilizzata direttamente sui mercati esteri oppure spesa internamente, previa conversione in lire. E’ questa conversione che, alla fine della catena, comporterà un’emissione monetaria aggiuntiva da parte della banca centrale.

 

Possiamo quindi concludere che la conversione dei debiti mantenendo i depositi in euro è fattibile, perfettamente sostenibile ed è una soluzione che offre molti vantaggi rispetto alla conversione dei depositi: evita la fuga di capitali e permette una conversione graduale, senza dover procedere in gran segreto alla pianificazione, creazione e distribuzione capillare della moneta, per poi effettuare l’operazione a sorpresa a banche e mercati chiusi.

Giuseppe Cernuto

Clicca Giuseppe Cernuto – Euroexit per scaricare il testo in PDF

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Discussion

7 thoughts on “Euroexit – Che cosa succede se si convertono i debiti/crediti in lira mantenendo gli euro depositi bancari

  1. >> Io però preferisco dire che il creditore è la collettività.

    la collettività (‘sta pòra disgraziata, a partire dal tipo che ha chiesto il prestito),non HA moneta (altrimenti non lo chiedeva ‘sto prestito!). Dato che tale prestito deve essere restituito è chiaro che, filosofeggiando a zero, esso è a tutti gli effetti un DEBITO (della collettività e del cliente in particolare).

    il banchiere centrale (che è anch’esso in qualche modo “collettività”) dai conti della sua BC sottrarrà, ad esempio-ed-è-solo-un-esempio, le spese di gestione (stipendio in primis) e quindi ci sarà LUCRO da parte di questo figuro, così come la Banca A chiederà interessi al cliente, occultando poi, con la partita doppia, il capitale creato (dal nulla e, come giustamente avete detto, “temporaneo”).

    in soldoni: cio’ che si crea dal nulla ha un valore nominale di natura DEBITO. certo, io-cliente posso usarlo, ma così come uso la catena che tu-padrone-cattivo mi hai legato alla vita e che, ammetto, mi tiene su i pantaloni. ma dire e magari vantarmi che la buffa cintura sia di mia proprietà solo perché un lucchetto me la tiene stretta addosso.. beh.. ce ne vuole!! tanto più che a sera quella catena la vuoi indietro (chiedendomi pure di pagarla!!).

    ci sono molti altri errori nel testo e anche, purtroppo, usi impropri di termini e azioni, tipo che “il cliente crea un deposito” !! dai!!

    complimenti per lo schema (graficamente parlando). lo copierò, spero non vi dispiaccia, e lo depurerò, didatticamente parlando 🙂

    ps: quando un cliente chiede 100 a una banca commerciale (Banca A) è vero che questa si rivolge (se non trova altro) alla BC ma quest’ultima NON crea “100”, altrimenti che ci sta a fare la c.d. riserva frazionaria (che in molti paesi neanche esiste, vedi Canada, Australia, UK ecc..)??

    grazie per l’attenzione.

    sandropascucci

    Posted by sandropascucci - PRIMIT | February 19, 2015, 1:24 pm
  2. Buongiorno Sandro,

    che si condivida o meno il principio, da quando vige il principio della moneta fiat, la BC HA moneta nel momento in cui la CREA.
    E la creazione è come un big bang in cui si crea materia e antimateria: si fa un’operazione di espansione del bilancio, creando contemporaneamente la stessa quantità negli attivi e nei passivi. Gli attivi verranno immediatamente ceduti alla banca richiedente, che si indebita cedendo alla BC dei titoli, a garanzia. I passivi sono l’altra metà del big bang, che rimane tracciata nel bilancio della BC sotto la voce “banconote” o “depositi”. Da qui, da questa “fotografia” parziale del bilancio, nasce l’equivoco che la moneta sia una passività. In realtà è contemporaneamente un attivo e un passivo: da un lato la moneta ceduta alla banca richiedente (e che entrerà a far parte dei suoi asset come “riserve”), dall’altra il passivo nei confronti di sé stessa. E’ quindi un’operazione neutra ai fini contabili. Non si può parlare quindi di debito, come dici tu. A meno che non consideri tale un debito con te stesso. Ma in tal caso, insieme alla componente debitoria dovresti considerare anche la componente creditizia. Quindi hai un debito ma anche un credito.

    La parte “filosofica” riguardava la seguente domanda implicita: ok, ma allora nei confronti di chi la BC si indebita? Quel passivo a quale attivo di quale soggetto corrisponde?
    Qui la risposta poteva anche essere più squisitamente tecnica: il passivo della BC corrisponde all’attivo della stessa BC. Ossia a quei pezzi di carta o di informazione che vengono creati, prendendo il nome di “moneta” o “riserve”, e che vengono ceduti al settore privato come mezzo di scambio, unità di conto e accumulazione della ricchezza.
    In pratica la produzione di moneta da parte della BC assomiglia a una forma di ricapitalizzazione, in cui gli azionisti conferiscono del valore. Tale valore diventa un asset (un attivo) della BC che, specularmente, viene iscritto anche nei passivi, come normalmente avviene per il patrimonio netto.
    Faccio un esempio, per chiarire: se io apro una società e decido di conferire alla società un terreno, questo diventa un asset patrimoniale dell’azienda. Contemporaneamente diventa un passivo (un debito), perché è un bene che va restituito a chi l’ha conferito.
    Quindi, tecnicamente, la BC crea la moneta che, entrando a far parte del patrimonio, è un asset, ma anche un debito verso chi l’ha conferito, cioè sé stessa.

    Ma, filosoficamente parlando, qual è il significato della creazione di moneta?
    E’ quello di creare dei “contenitori” in cui racchiudere e suddividere la ricchezza prodotta dai cittadini e dalle imprese. E il valore di questi contenitori è la capacità di fungere da unità di conto, da mezzo di scambio e da strumento di accumulazione della ricchezza. Un valore che gli deriva sostanzialmente dalla disponibilità da parte della collettività di accettarlo in cambio dei beni e dei servizi che produce. Una moneta che nessuno vuole scambiare o detenere, non ha alcun valore.
    Quindi la passività della BC rappresenta il “valore” che la BC prende in prestito dalla collettività, che viene parcellizzato e confezionato (cioè monetizzato) per poter essere distribuito e utilizzato dalla collettività stessa.
    Per cui la collettività non è un debitore, come hai scritto tu – “la collettività (‘sta pòra disgraziata, a partire dal tipo che ha chiesto il prestito),non HA moneta (altrimenti non lo chiedeva ‘sto prestito!)” – ma un creditore.
    Comunque queste sono elucubrazioni. Secondo me interessanti, per dare un senso alle cose ma non indispensabili per capire il meccanismo. Può bastare anche attenersi alla passività intesa come debito della BC con sé stessa.

    Nel testo può darsi che ci siano imprecisioni ed errori. Nessuno è perfetto. Talvolta le semplificazioni comportano una certa dose di imprecisione. E poi io non sono un economista ma solo uno studioso, quindi l’errore è sempre dietro l’angolo. Ne sono consapevole e per questo sono sempre molto aperto al confronto.
    Quando dico che “il cliente crea il deposito”, non lo considero però un errore. Forse una semplificazione. Ma io so cosa hai in mente: “ecco il solito cretino che pensa che i depositi siano fatti dai soldi che i clienti versano in banca, mentre paper come quelli della BoE hanno chiarito che invece è la banca a creare arbitrariamente moneta attraverso i prestiti. E il deposito rappresenta il debito della banca nei confronti del cliente”.
    Tutto corretto e ampiamente metabolizzato da tempo. Non saresti il primo a farmi un’osservazione del genere. Ma attenzione che non è sempre così. Come la stessa BoE ha illustrato, quando il compratore trasferisce i soldi del suo deposito nella banca del venditore, quello che transita sono riserve, non crediti. La banca del compratore, cioè, si impoverisce di riserve e la banca del venditore crea un deposito fatto interamente di riserve.
    https://drive.google.com/file/d/0B3iuWO_eBRftTjdqb0xEUkJ1RzQ/view?usp=sharing

    In questo caso, quindi, l’espressione “il cliente “crea un deposito”, pur non essendo formalmente corretta (perché il deposito tecnicamente resta sempre un debito della banca nei confronti del cliente) è giustificata dal fatto che il cliente non sta chiedendo un prestito e non è in alcun modo debitore nei confronti della banca. Sta effettivamente trasferendo riserve, che prima la banca non possedeva, diventando in realtà un vero creditore (e non un debitore-creditore, come nel caso di un prestito). Queste riserve saranno poi riciclate e riprestate ad altri soggetti dalla banca, come se a darglieli fosse stata la BC.
    L’espressione è quindi una semplificazione che vuole rimarcare la differenza fra essere depositante passivo o attivo ai fini delle riserve.

    Per quanto riguarda la riserva frazionaria, mi rendo conto di non aver affrontato adeguatamente (anzi per niente) la questione. In questo documento volevo mostrare come le riserve emesse dalla BC si propagassero lungo tutta la catena creditori-debitori, per cui anche nell’ipotesi di mantenimento dei depositi in euro, il sistema bancario non avrebbe problemi in quanto detentore delle riserve emesse dalla BC.
    E’ vero però che la riserva frazionaria (R) permette una moltiplicazione in ragione di 1/R della moneta circolante, che in questo caso sarebbe di natura creditizia e non coperta da riserve della BC.
    Questo potrebbe naturalmente causare qualche problema di disponibilità di riserve nel caso in cui si mantenessero i depositi in euro e questi conti venissero usati per i pagamenti esteri, anziché mantenere la giacenza per preservare il valore del proprio patrimonio liquido. Sempre che la BC non sia disposta a coprirle però, nel qual caso non ci sono problemi di sorta.
    Mi ero ripromesso di scrivere una parte 2 che trattasse analiticamente questo scenario ma non ne ho avuto il tempo. Spero di farlo a breve e di condividerlo con voi.

    Posted by Giuseppe Cernuto | March 2, 2015, 7:51 pm
    • Buongiorno Sandro,
      che si condivida o meno il principio, da quando vige il principio della moneta fiat, la BC HA moneta nel momento in cui la CREA.

      0. Buongiorno Giuseppe, grazie della risposta e scusami per il ritardo di questa mia. Vediamo un po’ i “punti” salienti della discussione:
      1. E’ ovvio che NON condividiamo (noi del PRIMIT) il “principio della moneta FIAT” (in mano a privati, qual sono le BC e le BCN), per cui è FONDAMENTALE questo momento T0 (zero). Molti, come mi pare tu faccia, considerano questo momento alla volemosebbene, non in senso di superficialità ma quasi, en passant, diciamo. Come dire: “non importa se un “negro” è o non è un essere umano ma dal momento che lo compri puoi farlo dormire in una stalla con 4 stracci addosso e quei stracci hanno un costo ecc..”. Ecco.. “noi” non consideriamo tutto quello che avviene da questa fase in poi, noi ci fermiamo QUI, adesso. E’ questo il big bang, non il passo successivo dei vari dare/avere/asset/liability ecc.. capisci? Il discorso dello schiavista è a noi noto MA, semplicemente, lo RIFIUTIAMO.

      E la creazione [..] moneta sia una passività.

      2. Vedi sopra. Non si tratta di equivoco ma di presa di posizione. La moneta E’ un debito (secondo la logica delle banche ma anche in soldoni poi per noi del popolino!) e possono (e lo fanno) figurarlo in maniera ineccepibile dal punto di vista contabile MA resta il fatto che una creazione DAL NULLA è sempre truffa.

      In realtà è contemporaneamente un attivo e un passivo:

      3. Dai!! Il tessuto-non-tessuto e il vedo-non-vedo!! Se metti il “negro” di prima tra i costi è ovvio che poi, con la partita doppia, puoi giustificare ogni frustata!! Anzi: DEVI. Ma, ripeto, noi pensiamo DIVERSO da ciò.

      da un lato la moneta [..]debito, come dici tu.

      4. CVD. Grazie per l’opportunità che mi hai dato per RIFIUTARE tutto questo “neutro”.

      A meno che [..] credito.

      5. Già detto.

      La parte “filosofica” [..] quale soggetto corrisponde?

      6. Con NIENTE/NESSUNO. E’ truffa (contabile et umana). Semplicemente TRUFFA.

      Qui la risposta [..] della stessa BC.

      7. Ma ti leggi? Ma ci credi DAVVERO in questo?

      Ossia a quei pezzi [..] accumulazione della ricchezza.

      8. Vero, peccato che il “settore privato” NON puo’ CREARE NULLA DAL NULLA. La Banca sì (per ora).

      In pratica la [..] patrimonio netto.

      9. Stai solo RIPETENDO cose che GIA’ (sappiamo et) combattiamo, perché INGIUSTE.

      Faccio un esempio [..] dell’azienda.

      10. E tu questa “assegnazione” come la fai? La crei DAL NULLA la terra? O la compri, pagando soldoni?! E’ ovvio che se CREI DAL NULLA la terra allora le cose sono diverse, non trovi?

      Contemporaneamente [..] l’ha conferito.

      11. Ma non funziona, così, e lo sai bene, dato che l’hai (nel tuo esempio) “conferita” senza nessun vincolo all’origine. Dai.. hai fatto un esempio campato in aria.

      Quindi, tecnicamente, [..] sé stessa.

      12. Mi ripeto: ma ti leggi?! Forse per “voi economisti” la cosa è banale MA ti assicuro che la REALTA’ (la Giustizia) è diversa. E la GGENTE se ne sta accorgendo.

      Ma, filosoficamente [..] dalle imprese.

      13. Post-IT: contenitori per contenere ricchezza, ergo valore reale. Parole tue, ok?

      E il valore [..] alcun valore.

      14. Come siamo passati da mero contenitore di valore a valore esso stesso? Solo perché una scatola di cartone contiene un paio di Gucci e permette di trasportarle dalla fabbrica (di Gucci) al negozio (del commerciante) e da qui a casa (del cliente) non vuol dire che il cartone valga 300 euro. Ma di cosa stiamo parlando?

      Quindi la passività [..] collettività stessa.

      15. E mistero misterioso è questo passaggio del “prendere in prestito dalla collettività” !! Parrebbe che la collettività abbia sia il VALORE unico e originale sia il MERITO (quindi VALORE) di distribuzione e utilizzo!! Quindi la domanda è : che c’azzecca la BC (oBCN)??

      Per cui [..] un creditore.

      16. Appunto. Ma come puo’ essere creditore della propria ricchezza ? Se non UTILIZZANDO PER FORZA (corso forzoso) una moneta debito? Lo so che ti sfugge, per forma mentis, questo passaggio. E’ un po’ come se Gucci fosse debitore del valore delle scarpe da lui prodotte solo perché queste sono state messe in scatole (da 30 centesimi l’una) della “Banca delle Scatole di Cartone S.p.A.” per essere trasportate e vendute.

      Comunque queste [..] con sé stessa.

      17. E’ una palese autoreferenzialità (pure psicotica) l’equazione che sostieni (e sostengono chi come te crede tutto normale l’attuale sistema monetario). Esattamente come 200 anni fa era normale comprare un essere umano, solo un po’ piu’ scuro, al mercato, insieme a arance e tavole di legno.

      Nel testo può [..] al confronto.

      18. Sperem.

      Quando dico che [..] fini delle riserve.

      19. Nell’esempio parlavi di prestito, per cui.. no?!

      Per quanto riguarda [..] condividerlo con voi.

      20. La riserva frazionaria NON e’ importante, ripeto. In Canada (uno tra i tanti) non la usano neanche. Questo volevo sottolineare. La tua analisi/simulazione del mondo euro/lira non l’ho considerata preponderante nel discorso.

      Posted by sandropascucci - PRIMIT | March 23, 2015, 12:54 pm
      • Visto che spesso le tue argomentazioni virano sulla motivazione etica (giusto/ingiusto), mettiamoci d’accordo sulle cose di fondo: gli obiettivi e i valori.
        Io non sono certo a favore della concentrazione della ricchezza. Per me un sistema monetario deve essere funzionale a due cose: incentivare la produzione di ricchezza e distribuirla equamente fra la popolazione.
        In realtà sono le politiche economiche a decidere come indirizzare e utilizzare le politiche monetarie, che restano solo uno strumento. E purtroppo oggi il controllo delle istituzioni monetarie non è gestito dalla collettività (attraverso gli stati) ma da un’élite di ricchi che pensa solo a moltiplicare ricchezza e potere. Come lo fa? Finanziando i partiti politici e imponendo le proprie persone, i propri disegni di legge e i propri emendamenti.

        Veniamo ora al sistema monetario.

        1) In primis, io non dico che così com’è vada bene. Un sistema monetario come questo, basato sul debito, o presuppone la crescita infinita di debito ed economia contemporaneamente (visione irrealistica in un mondo a risorse finite) oppure è destinato prima o poi a implodere. E secondo me sta già succedendo.

        2) La moneta fiat, al contrario di quello che dici, per me resta una grande conquista, uno strumento di affrancamento dalla schiavitù, ossia della concentrazione di beni nelle mani di pochi. Quando la moneta era un bene fisico scarso (oro, argento, metalli di ogni genere, ecc.), moneta e ricchezza in parte coincidevano. Ed essendo il bene-moneta scarso, non potendo crearne di nuovo se non in maniera limitata, il modo meno costoso per procurarselo era sottrarlo ad altri. Furti, su scala individuale, guerre e depredazioni su scala sociale.
        La moneta ha tre funzioni fondamentali: essere usata come mezzo di scambio, fare da unità di conto e conservare la ricchezza. La prima e la terza di queste funzioni sono in contrasto fra loro. E’ chiaro che se si concentra troppo la ricchezza, diventa poco disponibile come mezzo di scambio. E se invece si distribuisce capillarmente il suo valore crolla e non è più un buon mezzo per mantenere il valore. Bisogna quindi fare una scelta e a mio avviso decidere quale ruolo principale deve avere una moneta.
        Una moneta-bene, scarsa e ricercata, si presta bene a mantenere il valore. Una moneta fiat, che può adeguarsi alla quantità di beni prodotti e alla quantità di persone cui deve essere distribuita.

        3) Approfondendo il punto precedente, moneta e ricchezza non sono la stessa cosa (o almeno non dovrebbero esserlo). La ricchezza è ciò che la natura ci fornisce gratuitamente (materie prime) e ciò che viene prodotto manipolando le materie prime attraverso il lavoro, il sapere e la tecnologia. La moneta è solo un mezzo di accesso alla ricchezza prodotta. Se la moneta è scarsa, ovviamente non può essere distribuita capillarmente e l’accesso alla ricchezza sarà dominio di chi la possiede.
        In quest’ottica, il miglior mezzo di scambio è la moneta fiat, che può essere prodotta nelle giuste quantità e soprattutto distribuita adeguatamente. Che poi non si faccia (anzi si fa il contrario) è vero, ed è su questo problema che andrebbe indirizzato il focus dell’azione politica.
        Tu parli spesso di truffa e di moneta creata dal nulla. Sì, la moneta è creata dal nulla, nel senso che è informazione e ha il costo di produzione dell’informazione (quasi nullo). Ma non può essere considerato una truffa perché non è creazione dal nulla di ricchezza ma creazione di mezzi di accesso alla ricchezza. L’attenzione va quindi spostata su come devono essere distribuiti questi mezzi di accesso.
        Con una moneta-bene, abbiamo visto che la sua scarsità (in relazione a quanto è richiesta) determina anche un limite nella sua distribuzione. Se non ce n’è a sufficienza, puoi solo sottrarla a chi ce l’ha già.
        Con la moneta fiat, puoi aggiungere moneta, provocando automaticamente una redistribuzione del valore su ogni possessore. Questo è un meccanismo importante che può essere utilizzato per il benessere comune. Partiamo da un esempio neutro: se la società è fatta da noi due che complessivamente produciamo 10 oggetti e per scambiarceli usiamo 10 monete, equamente ripartite (5 io e 5 tu), aggiungendo altre 5 monete a testa (create dal nulla), la nostra ricchezza non è cambiata. Invece di pagare un oggetto una moneta, lo pagheremo 2 monete. C’è stata un’inflazione ma la ricchezza è invariata.
        In questa situazione di perfetta equità, immaginiamo di concordare su un principio: mettiamo in piedi un sistema che, nel caso uno dei due si avvantaggiasse sull’altro, questo tenda a riequilibrare automaticamente la situazione. Cosa faresti?
        Esistono due modi. Uno è particolarmente noto: la tassazione. Stabiliamo quindi che ognuno paghi a una cassa comune una cifra proporzionale alla propria ricchezza e che venga redistribuita a tutti e due in maniera equa (o inversamente proporzionale, se vogliamo un meccanismo più forte). Questo funziona, a patto che ci siano comunque abbastanza monete e che tu non nascondi la tua ricchezza. Se tu invece la nascondi, posso io proteggermi? No. Dovrei indagare, fare accertamenti, accendere un contenzioso… ecc.
        L’altro sistema riequilibratore è meno noto ma più semplice e non aggirabile: stabiliamo che ogni anno si produca una certa quantità di moneta in più e si distribuisca equamente a tutti.
        Abbiamo visto che in situazione di perfetta equità nulla cambia. Ora ipotizziamo che tu sia più ricco e che abbia 7 monete e io 3. Quindi tu hai accesso al 70% della ricchezza e io al 30%. Immettendo ogni anno 5 monete in più a testa, io avrò 8/20 monete e tu 12/20. A questo punto tu avrai accesso al 60% e io al 40%. Il sistema ha corretto gli squilibri. Anche in questo caso, come per la tassazione, si può regolare il meccanismo per essere più o meno incisivo ma quello che conta è capire il principio: immettere più moneta nel sistema non incide sulla ricchezza ma sulla distribuzione della ricchezza.

        Mi fermo qui perché il commento è già lunghissimo. Non entro nel merito dei tanti punti che hai citato solo per questo motivo. Naturalmente sono disponibile a farlo, in un altro commento se vuoi, ma penso fosse più importante discutere le questioni di fondo e anche farti capire perché non sono favorevole a ricette di tipo “austriaco”, come quella che sostenete voi del PRIMIT.

        Posted by Giuseppe Cernuto | March 29, 2015, 2:47 pm
      • “Naturalmente sono disponibile a farlo, in un altro commento se vuoi, ma penso fosse più importante discutere le questioni di fondo e anche farti capire perché non sono favorevole a ricette di tipo “austriaco”, come quella che sostenete voi del PRIMIT.”

        forse un giorno rispondero’ punto punto a quanto dici ma sarà il giorno che avrò capito come sei arrivato a questa affermazione. il PRIMIT è agli ANTIPODI degli “austriaci”.. sicché mi ci vorrà tempo per riprendermi, capisci?

        Posted by sandropascucci - PRIMIT | March 30, 2015, 7:35 am
    • ERRATA CORRIGE:

      =========================================

      16. Appunto. Ma come puo’ essere creditore della propria ricchezza ? Se non UTILIZZANDO PER FORZA (corso forzoso) una moneta debito?

      =========================================

      16. Appunto. ma come puo’ passare (la comunità) dall’essere il produttore di tale ricchezza a essere debitore del valore (nominale) della stessa (ricchezza) se non UTILIZZANDO PER FORZA (corso forzoso) una moneta debito?

      =========================================

      Posted by sandropascucci - PRIMIT | March 23, 2015, 1:09 pm
  3. Buongiorno Sandro,
    che si condivida o meno il principio, da quando vige il principio della moneta fiat, la BC HA moneta nel momento in cui la CREA.

    0. Buongiorno Giuseppe, grazie della risposta e scusami per il ritardo di questa mia. Vediamo un po’ i “punti” salienti della discussione:
    1. E’ ovvio che NON condividiamo (noi del PRIMIT) il “principio della moneta FIAT” (in mano a privati, qual sono le BC e le BCN), per cui è FONDAMENTALE questo momento T0 (zero). Molti, come mi pare tu faccia, considerano questo momento alla volemosebbene, non in senso di superficialità ma quasi, en passant, diciamo. Come dire: “non importa se un “negro” è o non è un essere umano ma dal momento che lo compri puoi farlo dormire in una stalla con 4 stracci addosso e quei stracci hanno un costo ecc..”. Ecco.. “noi” non consideriamo tutto quello che avviene da questa fase in poi, noi ci fermiamo QUI, adesso. E’ questo il big bang, non il passo successivo dei vari dare/avere/asset/liability ecc.. capisci? Il discorso dello schiavista è a noi noto MA, semplicemente, lo RIFIUTIAMO.

    E la creazione [..] moneta sia una passività.

    2. Vedi sopra. Non si tratta di equivoco ma di presa di posizione. La moneta E’ un debito (secondo la logica delle banche ma anche in soldoni poi per noi del popolino!) e possono (e lo fanno) figurarlo in maniera ineccepibile dal punto di vista contabile MA resta il fatto che una creazione DAL NULLA è sempre truffa.

    In realtà è contemporaneamente un attivo e un passivo:

    3. Dai!! Il tessuto-non-tessuto e il vedo-non-vedo!! Se metti il “negro” di prima tra i costi è ovvio che poi, con la partita doppia, puoi giustificare ogni frustata!! Anzi: DEVI. Ma, ripeto, noi pensiamo DIVERSO da ciò.

    da un lato la moneta [..]debito, come dici tu.

    4. CVD. Grazie per l’opportunità che mi hai dato per RIFIUTARE tutto questo “neutro”.

    A meno che [..] credito.

    5. Già detto.

    La parte “filosofica” [..] quale soggetto corrisponde?

    6. Con NIENTE/NESSUNO. E’ truffa (contabile et umana). Semplicemente TRUFFA.

    Qui la risposta [..] della stessa BC.

    7. Ma ti leggi? Ma ci credi DAVVERO in questo?

    Ossia a quei pezzi [..] accumulazione della ricchezza.

    8. Vero, peccato che il “settore privato” NON puo’ CREARE NULLA DAL NULLA. La Banca sì (per ora).

    In pratica la [..] patrimonio netto.

    9. Stai solo RIPETENDO cose che GIA’ (sappiamo et) combattiamo, perché INGIUSTE.

    Faccio un esempio [..] dell’azienda.

    10. E tu questa “assegnazione” come la fai? La crei DAL NULLA la terra? O la compri, pagando soldoni?! E’ ovvio che se CREI DAL NULLA la terra allora le cose sono diverse, non trovi?

    Contemporaneamente [..] l’ha conferito.

    11. Ma non funziona, così, e lo sai bene, dato che l’hai (nel tuo esempio) “conferita” senza nessun vincolo all’origine. Dai.. hai fatto un esempio campato in aria.

    Quindi, tecnicamente, [..] sé stessa.

    12. Mi ripeto: ma ti leggi?! Forse per “voi economisti” la cosa è banale MA ti assicuro che la REALTA’ (la Giustizia) è diversa. E la GGENTE se ne sta accorgendo.

    Ma, filosoficamente [..] dalle imprese.

    13. Post-IT: contenitori per contenere ricchezza, ergo valore reale. Parole tue, ok?

    E il valore [..] alcun valore.

    14. Come siamo passati da mero contenitore di valore a valore esso stesso? Solo perché una scatola di cartone contiene un paio di Gucci e permette di trasportarle dalla fabbrica (di Gucci) al negozio (del commerciante) e da qui a casa (del cliente) non vuol dire che il cartone valga 300 euro. Ma di cosa stiamo parlando?

    Quindi la passività [..] collettività stessa.

    15. E mistero misterioso è questo passaggio del “prendere in prestito dalla collettività” !! Parrebbe che la collettività abbia sia il VALORE unico e originale sia il MERITO (quindi VALORE) di distribuzione e utilizzo!! Quindi la domanda è : che c’azzecca la BC (oBCN)??

    Per cui [..] un creditore.

    16. Appunto. ma come puo’ passare (la comunità) dall’essere il produttore di tale ricchezza a essere debitore del valore (nominale) della stessa (ricchezza) se non UTILIZZANDO PER FORZA (corso forzoso) una moneta debito? Lo so che ti sfugge, per forma mentis, questo passaggio. E’ un po’ come se Gucci fosse debitore del valore delle scarpe da lui prodotte solo perché queste sono state messe in scatole (da 30 centesimi l’una) della “Banca delle Scatole di Cartone S.p.A.” per essere trasportate e vendute.

    Comunque queste [..] con sé stessa.

    17. E’ una palese autoreferenzialità (pure psicotica) l’equazione che sostieni (e sostengono chi come te crede tutto normale l’attuale sistema monetario). Esattamente come 200 anni fa era normale comprare un essere umano, solo un po’ piu’ scuro, al mercato, insieme a arance e tavole di legno.

    Nel testo può [..] al confronto.

    18. Sperem.

    Quando dico che [..] fini delle riserve.

    19. Nell’esempio parlavi di prestito, per cui.. no?!

    Per quanto riguarda [..] condividerlo con voi.

    20. La riserva frazionaria NON e’ importante, ripeto. In Canada (uno tra i tanti) non la usano neanche. Questo volevo sottolineare. La tua analisi/simulazione del mondo euro/lira non l’ho considerata preponderante nel discorso.

    Posted by sandropascucci - PRIMIT | March 23, 2015, 1:12 pm

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