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“I mercati si sono svegliati rispetto al rischio nucleare finanziario greco”. A. Evans-Pritchard

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Fonte l’Antidiplomatico – “Che sia una sinistra rivoluzionaria o una destra sovranista, è difficile non simpatizzare con questa rivolta”.

I mercati si sono svegliati al rischio finanziario nucleare greco: le azioni bancarie ad Atene sono crollate del 44% da quando Alexis Tsipras è salito al potere, con il preciso mandato di sfidare la struttura del potere europeo. Lo scrive Ambrose Evans-Pritchard.
Contrariamente alle aspettative di molti, Tsipras non si è distaccato dalla lunga lista di campagna che impegna la rottura dei termini dell’accordo Grecia-Troika, il famigerato Memorandum e quindi messo il paese in piena collissione con Bruxelles e Berlino.
Il neo-premier greco ha dichiarato al suo gabinetto che si può negoziare sulla quantità dell’allegerimento del debito, ma non si abbondeneranno le promesse centrali della campagna elettorale. “Non cercheremo una soluzione catastrofica, ma non acconsentiremo una politica di sottomissione”, ha dichiarato. L’accordo di coalizione con un partito nazionalista ancora più ostile alla Troika è un messaggio chiaro alla Germania e agli altri paesi creditori di non permettere la rottura dell’unione monetaria dopo aver impegnato 245 miliardi di euro con l’illusione di trovare una soluzione.
“Bloccheremo ogni privatizzazione”, ha dichiarato Panagiotis Lafazanis, leader della piattaforma della Sinistra marxista, il principale blocco dell’involucro Syriza. I piani di vendere l’azienda energetica PPT e il porto del Pireo sono stati bloccati: il salario minimo sarà aumentato da 550 a 751 euro al mese come prima decisione del governo, un esplicito rigetto dei termini dell’austerità della Troika.
Il ministro delle finanze della Francia ha escluso un ulteriore allegerimento del debito greco e ha insistito che le pendenze del paese non possono essere a carico del resto della zona euro. Stiamo testimonindo una rivolta in corso. Mai prima di ora l’elite al potere della zona euro ha dovuto fronteggiare una tale sfida su tutti i fronti. E, sottolinea Ambrose Evans-Pritchard, non hanno ancora dovuto affrontare la lingua tagliente di Yanis Varoufakis, un noto critico dell’ideologia degli anni ’30 che ha prodotto la trappola debito-deflazione e il “waterboarding fiscale”.
Varoufakis, in un’intervista precedente alle elezioni al Columnist del Telegraph, ha dichiarato che Syriza non capitolerà anche se la Bce minacciasse di tagliare i 54 miliardi di euro di liquidità a garanzia del sistema bancario, una scelta che forzerebbe la Grecia alla nazionalizzazione del settore, al controllo dei capitali e al ritorno della dracma in pochi giorni. “Un nuovo governo eletto non può essere sotto intimidazione con le minaccce di un Armageddon”, ha dichiarato il nuovo ministro delle finanze, il cui primo atto in ufficio è stato quello di ridare il loro posto di lavoro ai 600 dipendenti delle pulizie del Ministero, pagati ora con i tagli alle consulenze.
Che sia una sinistra rivoluzionaria o una destra sovranista – come ci si interroga ad esempio nella BBC – è difficile, dichiara Evans-Pritchard, non simpatizzare con questa “rivolta”. Poco importa che a portarla avanti sia un neomarxista come Alexis Tsipras. Due partiti dinastici hanno governato per decenni il paese e hanno trattato il paese come un patronato. Almeno Syriza è un outsider e Varoufakis ha promesso di distruggere la cleptocrazia della rendita che ha trasformato gli appalti di Stato in una truffa continua. “Distruggeremo le basi di quest’oligarchia che hanno costruito decennio dopo decennio”, ha dichiarato.
Quello che Syriza sta compiendo in pratica è ritirare il suo paese dal regime di austerità che ha fatto terra bruciata, tagliando gli investimenti di 63.5pc, causato un calo del 26pc del PIL e ha spinto il tasso di disoccupazione dei giovani al 62pc, e inviato il debito spirale fino a 177pc del PIL. Abbiamo assistito “allo stupro della Grecia”, per prendere in prestito il titolo di un nuovo libro di Nadia Valavani, nuovo vice-ministro delle finanze. Funzionari del FMI concordano privatamente, confessando che la Troika ha fatalmente sottovalutato la violenza del moltiplicatore fiscale.
E’ vero che Atene ha mentito sul vero stato delle finanze pubbliche negli anni che hanno preceduto la crisi, ma si tratta di un’inezia in termini macro-economici. L’afflusso immenso di capitale francese, tedesco, olandese e inglese affluito in Grecia era così vasto che il dramma si sarebbe verificato lo stesso anche se i politici greci fossero stati i migliori statisti della storia. La falsità più grande nella storia è stata la complicità silenziosa di tutta la zona euro nel permettere un’unione monetaria deformata nell’incubare il disastro.
Ciò che è accaduto in Grecia, prosegue Ambrose Evans-Pritchard, è uno scandalo morale. Documenti trapelati dal consiglio di amministrazione del FMI confermano che la riduzione del debito del Paese fosse necessaria in via preliminare. Questo è stato bloccato dall’UE per paura che avrebbe scatenato il contagio in un momento in cui la zona euro non ha avuto una protezione di una Banca centrale come prestatore di ultima istanza. La Grecia è stata sacrificata per guadagnare tempo per l’euro.
Il FMI-UE-BCE (Troika) ha costretto un paese in bancarotta ad obbligarsi ad ulteriori pacchetti di prestito, acconsentendo alle banche straniere di scaricare le loro obbligazioni sui contribuenti greci. Il verbale del FMI del maggio 2010 definiscono tali finanziamenti della Troika nel miglior modo possibile: “possono essere non considerati come un salvataggio della Grecia, che dovrà subire un aggiustamento straziante, ma come un bail-out dei detentori di debito privati della Grecia”.
La Grecia ha tutto il diritto di chiedere un risarcimento. Eppure il signor Tsipras deve affrontare una scelta morale molto difficile. Se dovesse arrivare a dichiarare default, non rispetterà gli impegni con contribuenti nei paesi che sono anche loro debitori netti con una situazione di drammatica disoccupazione di massa all’interno. L’Italia partecipa al pacchetto del prestito greco con 41 miliardi di euro.
Nel Manifesto di Syriza – il programma di Salonicco – si chiede la cancellazione della maggior parte” del debito pubblico della Grecia, come è avvenuto per la Germania nel 1953. Si vuole una “Conferenza europea del debito” per ristrutturare i debiti di tutti gli Stati dell’Europa meridionale. Ma la fredda realtà è che Atene è in guerra con i creditori della zona euro. Una cosa è ammorbidire i termini del rimborso del debito greco, un altro è rovesciare la Troika del tutto. “Ci aspettiamo che adempino a tutto ciò che hanno promesso di compiere”, ha dichiarato Jyrki Katainen, l’esecutore economico dell’UE. La nascente consapevolezza di questo abisso incolmabile apre scenari finaziari chiari. Barclays dice fuga di capitali potrebbe aver raggiunto € 20 miliardi dall’inizio di dicembre.
La Grecia si troverà ad una prima potenziale crisi alla fine di febbraio, quando scade la sua estensione di bail-out. Non c’è dubbio che ci sarà un prolungamento di emergenza – forse un mese – ma i rimborsi del debito si accumeleranno rapidamente.Marcel Fratzscher, capo dell’istituto DIW di Berlino, ha detto a Reuters che il signor Tsipras sta giocando un “gioco molto pericoloso”, che rischia di trasformarsi in una palla di neve. “Se la gente comincia a credere che lui è serio, si potrebbe avere una massiccia fuga di capitali e una corsa agli sportelli. Ci si avvicinerebbe rapidamente a un punto in cui l’uscita dell’euro diventerà possibile”, ha dichiarato.
Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10331
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