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ENI, gli analisti prevedono utili in calo del 50% nel IV Tim 2014

MILANO (Reuters) – Eni dovrebbe registrare nel quarto trimestre 2014 un calo degli utili che supera il 50% a causa essenzialmente del crollo del prezzo del petrolio, sceso mediamente del 31% rispetto allo stesso trimestre 2013 a 76 dollari al barile da 109 e del 26% se confrontato con il trimestre precedente.

Secondo un sondaggio Reuters con sette analisti, l’utile netto adjusted (senza le componenti straordinarie) del quarto trimestre è visto mediamente intorno a 600 milioni, in calo del 54% circa rispetto allo stesso periodo 2013 – secondo la smartEstimates di Thomson Reuters il netto si attesterebbe a 581 milioni di euro -, mentre l’ebit a 1,848 miliardi, da 3,52 miliardi registrati nel quarto trimestre 2013.

Attesa da stabile a in lieve rialzo la produzione intorno a 1,57-1,61 milioni di barili al giorno (1,577 mln nell’ultimo trimestre 2013); il Gas and Power dovrebbe chiudere il trimestre in rosso, complice anche il tempo mite in Italia, mentre i margini di raffinazione sostenuti dal calo del petrolio supporteranno il refining e il marketing.

Sul fronte dividendo la gran parte degli analisti interpellati ritene che la cedola a saldo sarà confermata a 0,56 euro (1,12 euro complessivi per il 2014). Quanto alle stime sul dividendo 2015, alcuni ritengono che potrebbe essere tagliato, a partire da quello interim del prossimo settembre, intorno a 0,80 e 1 euro ad azione per l’anno (0,40-0,50 euro l’interim).

Sottolinea un analista di una banca d’affari italiana, “strutturalmente la dividend policy è legata all’andamento del prezzo del petrolio”.

Difficile che la società accenni a qualcosa sulla politica dei dividendi nella call con gli analisti che terrà l’AD, Claudio Descalzi, il prossimo 18 febbraio dopo i risultati del trimestre, a un mese di distanza dalla strategy presentation al 2018 prevista il 13 marzo prossimo. In quella sede si capiranno gli obiettivi della major italiana per i prossimi anni: l’AD ha già annunciato che l’azienda sta pensando di tagliare gli investimenti del 10-15%, a seguito del mutato scenario petrolifero, mentre la vendita di Saipem, di cui controlla il 43% del capitale, è per ora congelata.

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