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debt, Europe, growth, Italy

Convegno #economiareale – introduzione a cura di Stefano Fugazzi

Buon pomeriggio.

Possiamo aprire la seduta di quest’oggi. Prima però vorrei ringraziare i presenti, i nostri sponsor e soprattutto Paolo Tintori e Marco Cattaneo che hanno gentilmente raccolto l’invito mio e di Daniele Pace a unirsi a noi, qui alla University of Westminster di Londra, per approfondire una gamma di soluzioni monetarie e fiscali aventi uno e un solo obiettivo, cioè quello di aiutare cittadini e imprese a superare l’attuale congiuntura economica.

E non è affatto un caso che il convegno di quest’oggi si intitoli Economia Reale. Siamo consapevoli della drammatica situazione economica che sta flagellando il nostro Paese. Urgono pertanto misure per riqualificare e quindi rilanciare una nazione che una volta, seppur piccola e sostanzialmente priva di materie prime, era tra le principali potenze economiche mondiali.

Di che cosa ha bisogno l’Italia per invertire rotta?

Detta in maniera proprio terra-terra… Per cambiare registro avremmo bisogno di contestualmente agire su più fronti.

In primis occorrerebbe fare i cosiddetti “compiti a casa” cioè alleggerire la burocrazia; ridurre il cuneo fiscale rendendolo più equo e progressivo; combattere l’evasione e l’elusione fiscale…. Svecchiare la classe dirigente… E via dicendo.

Per conseguire tutto ciò occorre anche però inserire queste tante faccende interne in un contesto più ampio di politica economica e monetaria europea.

E qui voglio ringraziare tutti quegli economisti e universitari, soprattutto quelli più loquaci, che grazie alla loro attività di divulgazione, fatta anche di slogan, nel corso dell’ultimo biennio hanno svolto una, credo, importantissima attività di sensibilizzazione, facendo conoscere a un pubblico abbastanza ampio, e credo anche nuovo, più o meno quelli che sono i meccanismi e limiti del sistema euro e più in generale delle politiche comunitarie.

Siamo loro grati per il lavoro svolto però è anche giunto il momento di accantonare gli slogan e le frasi preconfezionate per dare invece spazio alle soluzioni e quindi cercando di formulare alternative non idealiste ma praticabili anche in uno scenario di non immediata uscita dalla moneta unica e da certi meccanismi.

Ed è proprio per questo motivo che oggi tratteremo di questioni concrete e di soluzioni, a mio avviso, praticabili oltre che utili.

Prima di fare tutto ciò credo sia opportuno però fare il punto della situazione presentando un po’ quello che è il quadro economico corrente.

Per farlo però eviterò di presentare i soliti dati, i soliti modelli (quali il ciclo di Frenkel, la curva di Laffer e via dicendo che conoscete di già).

Giungeremo però pressoché alle stesse conclusioni dei divulgatori mainstream esaminando il Misery Index.

Continua a leggere l’intervento di Stefano Fugazzi

economiareale 7 febbraio (nuova locandina)

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Discussion

2 thoughts on “Convegno #economiareale – introduzione a cura di Stefano Fugazzi

  1. Prima di tutto occorre fare una breve analisi degli ultimi 14 anni di vita economica, dall’introduzione della moneta chiamata euro ad oggi.
    Nel nostro paese l’introduzione dell’euro ha avuto l’effetti di una colossale manovra economica a danno dei redditi fissi! Infatti se con 1936,27 lire potevamo comprare 2 prodotti anche con 1 euro dovevamo comprare gli stessi 2 prodotti. Come tutti sappiamo,ma che nessun economista ammette o non sa, nella vita economica reale per moltissimi prodotti di 1a necessità il cambio è stato di 1000 lire = 1 euro. Ciò ha prodotto,di fatto,il dimezzamento del potere d’acquisto dei redditi fissi di circa 36 milioni di persone e ha,di fatto, raddoppiato il potere d’acquisto, di prodotti non di 1a necessità, di circa 15 milioni di persone cioè dei titolari di partite IVA che hanno raddoppiato i prezzi!
    Da qui la recessione e la conseguente colossale disoccupazione!
    Da tenere presente che il sistema fiscale,in piena continuità con l’articolo 25 del vecchio statuto albertino ed in colossale violazione dell’articolo 53 della Costituzione della Repubblica, non ha registrato questo cambiamento di redditi facendo pagare la stessa Irpef sia ai redditi fissi (FESSI) sia ai titolari di partite IVA che hanno avuto il raddoppio dei propri redditi. In sintesi: il raddoppio dei prezzi ha dimezzato il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti e pensionati. Ha causato la colossale disoccupazione e provocato la gravissima crisi sociale!Questo a causa della mancata applicazione dell’articolo 53 della Costituzione il quale avrebbe tenuto in equilibrio maggiore il precetto di domanda/offerta in quanto avrebbe ridotto, se non addirittura eliminato la pressione fiscale, in quanto mancante di capacità contributiva. Al contempo tale riduzione o eliminazione di Irpef sarebbe stata ricompensata dalla maggiore Irpef pagata da chi si è arricchito con il raddoppio dei prezzi! La soluzione sta nel fare la MADRE di tutte le RIFORME! Quella fiscale che applichi l’articolo 53 della Costituzione!

    Posted by roberto | February 7, 2015, 6:27 pm
    • Roberto, preciso che, come tra l’altro ho io stesso ricordato nel mio intervento, in passato ho esposto una lettura dei fatti ricorrendo anche ad altri modelli economici e sempre in passato ho approfondito quelli che a mio avviso erano le variabili interne ed esterne. siamo in crisi per via di un mix di elementi. alcuni particolari all’Italia, altri all’Europa (si legga anche http://www.forexinfo.it/Deflazione-cause-e-rimedi?lang=it)

      essendo una buona parte della platea in parte la stessa che ci segue qui a Londra di volta in volta, abbiamo preferito descrivere lo status quo e quindi giungere alle stesse conclusioni utilizzando una rielaborazione del Misery Index, cosa che pochi fanno e che nessuno – che io sappia – ha fomulato nelle modalità esposte dal sottoscritto (si legga la trascrizione completa del mio intervento di sabato 7 febbraaio : https://abceconomics.com/2015/02/07/convegno-economiareale-fugazzi-2/).

      Per quanto riguarda la tassazione, la ringrazio per il commento. Sono io il primo a sostenere la necessità una riforma fiscale, è da anni che lo ripeto. E per questo apprezzo il Vostro lavoro e quindi la necessità di una maggiore progressività.

      Però vorrei farle presente che l’eccessivo carico fiscale e il tasso di cambio percepito di “1000 lire per 1 euro” sono la conseguenza NON (solo) di una mancata riforma del sistema tributario BENSI’ di una gamma di fattori tra cui l’adozione di determinate politiche monetarie e di finanza pubblica a livello europeo.

      Per quanto rigarda la cosiddetta “repressione fiscale” in auge in Italia dai primi anni 90 si deve fare riferimento alle politiche e ai vincoli di bilancio europei (a partire dal famoso deficit/PIL al 3% fino a giungere al pareggio di bilancio messo in costituzione). Lei lo saprà meglio di me: i soldi li si prelevano laddove vi sono e tra l’altro è stata una raccomandazione della Bce all’Italia quella di aumentare la tassazione indiretta.

      Capitolo inflazione. al netto dell’aumento dell’IVA, in generale il tasso di cambio percepito di “1000 lire per 1 euro” è anche in questo caso una conseguenza dell’adozione del vincolo esterno. Se uno ha presente le fasi del Ciclo di Frenkel, apprezza anche l’evoluzione di tali dinamiche.

      Quindi, e qui concludo, apprezzo molto il punto di vista dell’Ass. Art 53, tuttavia credo occorra EVITARE di cadere nella stessa trappola nella quale sono finiti molti nostri illustri colleghi “no euro” cioè quello di concentrarsi e quindi battere il chiodo su una sola questione quando in realtà, e di questo ne siamo convinti al 200% e lo ripetiamo di volta in volta, occorre fare un passettino indietro e quindi analizzare nel dettaglio le varie componenti valutando come queste abbiano interagito e reagito durante le fasi di crescita e decrescita.

      Distinti saluti

      Stefano Fugazzi, fondatore di ABC Economics

      Posted by abceconomics | February 8, 2015, 10:33 am

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