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Convegno #economiareale – Calcolare lo spread dell’eurocrisi con il Misery Index

relazione del Dott. Fugazzi al Convegno #economiareale, Londra, 7 febbraio 2015

L’indice di miseria (che è la traduzione italiana di  Misery Index) è impiegato in economia per misurare lo stato di salute di una nazione. Più alto è il valore risultante, maggiori sono le probabilità che un Paese stia attraversando congiunture economiche sfavorevoli.

Il sottoscritto fu uno dei primi commentatori finanziari a monitorare già nel 2012 il Misery Index in Italia anticipando addirittura di alcuni mesi l’introduzione da parte di Confcommercio del misuratore del disagio sociale; analisi che ho poi riproposto e aggiornato nel corso degli anni.

Credo che sia interessante impiegare le varie iterazioni del Misery Index per fotografare il quadro macroeconomico europeo e quindi per identificare quali Paesi abbiano derivato maggiori benefici o siano stati più penalizzati dall’introduzione della moneta unica.

Standard Misery Index

Partiamo dalla formulazione originaria elaborata da Arthur Okun che chiameremo “Standard Misery Index” ottenuta sommando il tasso di disoccupazione (“unemployment rate” in inglese) al tasso d’inflazione (“inflation rate”).

Standard Misery Index = unemployment rate + inflation rate

Et voilà…

Per identificare chi ha vinto e chi ci ha rimesso con l’euro è sufficiente calcolare la variazione dei valori cioè sottraendo al valore attuale (quindi prendete la colonna 2014) quello dell’anno di partenza (si faccia riferimento alla data riportata in “Adopted Euro in”) e otterremo il nostro spread (“change since adopting the euro”).

Misery EZ 1

Growth Misery Index

Si potrebbe rivedere la formulazione originaria dell’indicatore tenendo in considerazione la variazione annuale del PIL (“GDP variation” in inglese), sommando al Misery Index  le contrazioni (le variazioni negative) e sottraendo le variazioni positive.

Growth Misery Index = unemployment rate + inflation rate + GDP variation

 

Anche in questo caso facciamo lo stesso “giochino” e calcoliamo lo “spread” tra valore corrente (2014) e valore iniziale.

Misery EZ 2

Super Misery Index

Un’altra iterazione dell’indice di miseria consiste invece nel considerare ai fini dell’equazione l’avanzo o il disavanzo pubblico (espresso in percentuale del PIL).anche in questo caso, sommiamo le contrazioni e sottraiamo le variazioni positive.

Si potrebbe inoltre prendere in considerazione i tassi di interesse (cfr. il Barro Misery Index); tuttavia essendo i tassi Bce uguali per tutti i Membri dell’Eurozona, ai fini della suddetta analisi possiamo tralasciare questa componente.

Super Misery Index = unemployment rate + inflation rate + (interest rate – interest rate) + variation in GDP + government net lending/borrowing

Sommando le componenti otteniamo i seguenti risultati…

Misery EZ 3

Ancora una volta, per identificare i vincitori e i vinti sarà sufficiente calcolare lo spread tra valore corrente, 2014, e valore iniziale.

 

ABC Misery Index (without inflation)

Come ben sappiamo, con il termine “inflazione” si intende un incremento generalizzato e continuativo del livello dei prezzi al consumo. Ma che cosa succede se invece dell’inflazione ci troviamo in uno scenario deflattivo? Ovvero che cosa succede se i prezzi scendono anziché salire?

Facile a dirsi: il valore del Misery Index risulterà inferiore. E più basso è il valore risultante, lo abbiamo visto all’inizio, maggiori sono le probabilità che un Paese stia attraversando una fase di benessere economico!

Ne seguirà che in caso di deflazione le formulazioni più convenzionali del Misery Index rischiano di fornire una valutazione distorta del reale stato di salute di una Nazione, riducendo il valore risultante della sommatoria delle componenti.

Proviamo allora a ricalcolare il Super Misery Index omettendo la variazione dei prezzi di beni e servizi acquistati. Vediamo che cosa succede.

ABC Misery Index = unemployment rate (+ inflation rate – inflation rate) + variation in GDP + variation in government net lending/borrowing (disavanzo pubblico)

Misery EZ 4

 

E questa era la nostra prima iterazione dell’indicatore di miseria.

Ma possiamo fare di meglio, magari personalizzando il Misery Index legandolo ai parametri Ue. Ecco perché noi di ABC Economics abbiamo presentato una sua ulteriore evoluzione, l’Euro Misery Index ricalibrando uno dei parametri inseriti nel Super e nell’ABC Misery Index (ossia “avanzo o disavanzo pubblico”) e reintroducendo la variabile “inflazione”.

Vediamo la nostra formulazione nel dettaglio… partendo da deficit pubblico.

Deficit pubblico sopra il 3% (deficit/GDP levels over 3%)

Come qualcuno di voi ricorderà, uno dei parametri più controversi introdotti dal Trattato di Maastricht fu quello di fissare rapporto deficit/PIL al 3%. Nella nostra nuova iterazione del Misery Index abbiamo deciso di includere nell’equazione esclusivamente le variazioni percentuali in eccedenza del target del 3% e di tralasciare i valori inferiori al 3%

Deficit/GDP levels over 3%:

If deficit > 3% : add-on variance to Euro Misery Index

If deficit ≤ 3% : exclude from Euro Misery Index

Discostamento dal target inflazionistico della BCE (Ecb inflation rate gap)

Discorso praticamente analogo, ma sostanzialmente speculare, per quanto riguarda l’inflazione…. Come sappiamo la BCE ha un target inflazionistico del 2%.

Considerato quest’ultimo obiettivo è stato ampiamente disatteso, abbiamo ritenuto opportuno inserire nella nostra formulazione dell’Euro Misery Index il differenziale tra il tasso di inflazione di un Paese e il target Bce.

Ecb inflation rate gap :

If inflation > 2% : exclude from Euro Misery Index

If inflation ≤ 2% : add-on (Country A versus Ecb target) variance to Euro Misery Index

La formulazione dell’Euro Misery Index

Considerate le componenti appena discusse ne segue la seguente revisione dell’indicatore del disagio sociale europeo:

Euro Misery Index = unemployment rate + Ecb inflation rate gap + variation in GDP + defict/Pil levels over 3%

Equazione che produce i seguenti risultati:

Euro Misery Index

Avendo preso in esame 5 diverse iterazioni del Misery Index, proviamo ora a tirare le somme.

Come potete vedere, per ciascheduna formulazione ho riportato le variazioni del Misery Index dall’introduzione della moneta unica, evidenziando in verde le diminuzioni di almeno tre punti e in arancione gli aumenti.

MI summary

Dalla tavola si evince forse una ovvietà, cioè che l’unica Nazione tra gli Stati “core” dell’area ad aver riportato una significativa contrazione dell’indice di miseria sia stata la Germania (“winner”) mentre i Paesi più penalizzati (“losers”) sono stati Cipro, Grecia e Spagna.

Prima di concludere vorrei dedicare giusto due parole di numero sul recente QE di Draghi. Non so se qualcuno di voi ha visitato il nostro portale ABC Economics, ma questo giovedì abbiamo concluso un event study che ha osservato la reazione degli indici azionari all’annuncio di operazioni quali TLTRO e QE. Sul nostro sito troverete tutti i dettagli. Mi limito a illustrare una diapositiva che credo si commenti da sé.

È vero che i mercati finanziari, in questo caso il FTSE MIB, reagiscono positivamente alle iniezioni di liquidità ?

La risposta è affermativa. E se il FTSE MIB ha reagito bene, ancor più positiva è stata la reazione, ovviamente, dei bancari.

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Stefano Fugazzi

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Discussion

3 thoughts on “Convegno #economiareale – Calcolare lo spread dell’eurocrisi con il Misery Index

  1. Sull’ultima notazione, FTSE MIB e Bancari non potevano che reagire positivamente. Sul tema “economia reale” vale la pena considerare che sullo scenario considerato provo a ragionare da una prospettiva diversa che, assumendo il Misery Index come fotografia di una sorta di presente continuo di crisi, considerare la situazione al contrario: escludendo la politica monetaria delle BCE/SEBC e banche private nazionali dallo scenario, assieme allo Stato fondato sul debito e sulle tasse
    Così, resta da ragionare sul ciclo economico reale che, semplificando molto, può essere immaginato nel ciclo produzione-consumo e sulla misurabilità del valore della moneta inscritto nel bene prodotto. Da qui, discende che l’imprenditore, dalla produzione alla commercializzazione, comunque dal consumo, ricaverebbe quanto utile sul piano monetario per mantenere in equilibrio il “sistema” del ciclo economico nella realtà del Paese. Il consumo, poi, concorre per oltre il 70% al PIL nazionale. Sarebbe d’interesse valutare costi di produzione e costi di commercializzazione per arrivare a vendere ad un consumatore in Italia e all’estero, un prodotto, oggi, in tempi di crisi e di concorrenza.
    Non parlo di reddito, perchè allo stato di fatto è l’impresa che determina il lavoro e il reddito da destinare ai consumi. Se, in un sistema perfetto, senza Stato basato sul debito e sulle tasse e senza sistema bancario privato basato sul profitto e sulla rendita parassitaria dei tassi d’interesse che sottraggono moneta da inscrivere nel valore del bene prodotto (prescindendo da “creazione della moneta” e “riserva frazionaria”) toccherebbe all’imprenditore, alle imprese, farsi carico di fare di tutto purchè si lavori e si produca reddito da destinare a “consumi”. Giusto per definire “consumi”, una base teorico sociale molto attinente alla realtà come percorso storico dell’antropologia sociale sta nella filosofia della condivisione e nell’economia sociale, almeno per la mia sensibilità di cittadino. Da qui, ritornando allo Stato e alle banche, se favorissero l’economia sociale dei consumi, aiuterebbero gli imprenditori a produrre profitti e investimenti e, di conseguenza, lavoro e reddito da destinare ai consumi. Di pari passo aumenterebbe il PIL e la tendenza alla diminuzione del debito da tasse. Ma tutto questo non è possibile perchè occorrerebbe una rivoluzione copernicana che sembra non appartenere alla sensibilità e alla logica terrena intrisa di umiltà delle governance sui tempi della sussidiarietà. Si tratta di progettare azioni innovative circolari di re-ingegnerizzazione di sistema sul piano politico, finanziario, economico.
    Se d’interesse vorrei approfondire. Buona vita.

    Posted by gtomei | February 7, 2015, 7:26 pm

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