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Il crollo del barile un boomerang per la Green Economy

Tusciaweb / Con il prezzo del petrolio in continua discesa (sotto a 50 dollari a barile) l’entusiasmo si diffonde da più parti ed è facile intuirne le ragioni. I titoli dei giornali che diffondono la buona notizia, annunciando l’alleggerimento delle bollette per i cittadini.

I paesi produttori, Opec in primis, che sperano di assestare un duro colpo agli investitori statunitensi dello ShaleOil, la nuova tecnologia di estrazione che ha reso gli Usa indipendenti dal petrolio arabo, ma competitiva solo con un prezzo del petrolio intorno ai 100 dollari.

I detrattori di Vladimir Putin che si augurano in questo modo di sconfiggere definitivamente le ambizioni sull’Ucraina della Russia, il cui bilancio pubblico dipende per il 70% dall’esportazione di petrolio e gas ed è oggi proiettata verso una imminente recessione.

Tuttavia “non tutto è oro quel che luccica” e gli scenari sono molto più foschi, soprattutto se pensiamo al fronte delle politiche globali per l’ambiente. Nei giorni della macro operazione della Bce di Mario Draghi viene naturale pensare se il ribasso del prezzo del petrolio non risulti invece un boomerang contro la lotta al riscaldamento globale.

L’abbassamento del costo del petrolio complicherebbe non poco la possibilità di raggiungere un accordo entro il 2015 a Parigi per una riduzione globale delle emissioni di gas serra. È come mettere un “big mac” di fronte ad un diabetico. La tentazione di poter disporre del petrolio a basso costo per la produzione di energia può interrompere lo sforzo straordinario delle politiche sulle energie rinnovabili, l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile, sforzo che aveva faticosamente consentito di raggiungere un livello di competitività alla pari con le energie fossili.

Già negli ultimi mesi in Usa, grazie al calo del costo della benzina, è aumentato l’acquisto di veicoli Suv, invertendo cosi un trend contrario faticosamente raggiunto negli ultimi anni. Non si vuole qui gridare al complotto, ma certamente le recenti politiche petrolifere mondiali rischiano di sabotare molti degli sforzi fatti contro la lotta al riscaldamento globale. Non ė da escludere che questa sia una mossa disperata di chi, dopo il negazionismo climatico, sconfitto dalla comunità scientifica, passa direttamente al meccanismo brutale del mercato. Purtroppo nello sfondo aleggiano scenari a dir poco preoccupanti.

E non si tratta di profezie apocalittiche, ma di previsioni scientifiche, come la traiettoria di riscaldamento (Ipcc, scenario Rcp 8.5) su cui ci stiamo incamminando con l’attuale trend di emissioni di gas serra, che comporterebbe un riscaldamento globale superiore a 3.5° C ed un innalzamento dei mari di circa 80 cm a fine secolo.

Un impatto senza precedenti sulla vita umana e gli ecosistemi. Secondo l’ultimo rapporto Ipcc abbiamo pochissimo tempo a disposizione, entro il 2050 dovremmo ridurre del 66% le emissioni di gas serra rispetto al 2010 e già dal 2020 il trend deve essere di riduzione affinché si possa pensare di contenere il riscaldamento globale entro 2° C. Se il prezzo del petrolio rimarrà così basso sarà difficile adottare una simile decisione politica di portata storica.

Quanto sta accadendo dimostra che le logiche di mercato da sole non possono risolvere i problemi dell’umanità e del nostro futuro. Devono prevalere principi etici, in questo caso la sopravvivenza della nostra specie, che devono guidare le politiche del globo. Credere nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica, nell’economia circolare non può essere solo il risultato di una equazione finanziaria, ma il progetto di una intera generazione umana.

Torniamo a chiedere ai nostri governi di continuare a credere in un diverso modello di sviluppo, anche pagando nell’immediato un costo più elevato in termini economici, perché il guadagno futuro non sarà solo monetario, ma quello della salvaguardia dell’incommensurabile valore della vita umana e della sopravvivenza degli esseri viventi del nostro pianeta.

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Discussion

One thought on “Il crollo del barile un boomerang per la Green Economy

  1. Un po confusionario. La battaglia di questi mesi è tra produttori di olio convenzionale e produttori di roba non convenzionale: ci saranno vincitori e vinti.

    Il punto di arrivo è ovviamente più in basso rispetto ad ora. Dovremo fare a meno di una parte delle produzioni.

    Posted by fausto | February 11, 2015, 6:53 pm

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