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Europe, Italy, USA

Prezzo del petrolio: perché è così instabile

Per gli esperti ci vorranno ancora due o tre anni per riportare le quotazioni a 100 dollari

Articolo ripreso da panorama.it / È durato solo quattro giorni il rally del prezzo del petrolio. Quattro giorni di interruzione del brusco e prolungato movimento al ribasso (-46% il crollo delle quotazioni del greggio nel corso del 2014) che hanno fatto sperare gli operatori del settore.

Il Brent, il cui prezzo è utilizzato come benchmark per oltre la metà delle forniture mondiali, è risalito dell’8% in una sola seduta, spingendosi oltre i 55 dollari al barile, quella di venerdì 30 gennaio, per poi continuare la sua corsa nei tre giorni successivi, recuperando il 20% dal minimo degli ultimi sei anni toccato la settimana precedente.

Ma il sogno si è infranto giovedì quando il prezzo è tornato a scendere così rapidamente da cancellare il guadagno delle quattro sedute precedenti, con il Wti (petrolio texano) sotto i 50 dollari al barile e il greggio europeo a poco sopra i 54 dollari. Ma cosa ha spinto i prezzi sull’ottovolante nei giornis corsi?

Cosa ha spinto le quotazioni in alto

Da una parte una parte degli investitori deve essersi convinta che il prezzo del petrolio ha toccato il fondo.

Nei giorni scorsi, poi, non sono mancate notizie a sostegno di una visione rialzista: i produttori di greggio statunitensi, che devono far fronte a costi più alti nell’estrazione dello shale oil, stanno già segnalando che taglieranno la produzione, mentre sta calando il numero di impianti di trivellazione. Le compagnie USA hanno annunciato un taglio ai piani di investimento in attività estrattive per 40 miliardi di dollari e anche la britannica Bp e il colosso cinese Cnooc hanno annunciato uno stop alla caccia di giacimenti.

Nel frattempo, si legge in un recente report della banca elveticaUBP, negli Stati Uniti e nelle aree meno deboli del Vecchio Continente, la fiducia dei consumatori sta risalendo, segnalando che i prezzi più bassi stanno stimolando gli acquisti più automobili e, quindi, a consumare più petrolio.

Inoltre, negli Stati Uniti si teme uno sciopero dei lavoratori del settore, che minaccia di estendersi (l’ultima protesta a livello nazionale nel 1980 durò per tre mesi) e che rischia di far crollare la produzione in America. Solo una forte riduzione della produzione a livello globale, infatti, può spingere al rialzo i prezzi del greggio.

Il nuovo annuncio della compania statale saudita

A spegnere gli entusiasmi c’è la posizione dell’Arabia Saudita: la compagnia statale Aramco, primo esportatore di petrolio al mondo, oggi ha comunicato di avere abbassato ancora una volta il prezzo per le consegne di greggio in Asia nel mese di marzo (0,9 dollari al barile) e di avere alzato di 0,15 dollari al barile i prezzi del greggio destinato agli Stati Uniti.

I sauditi vogliono proteggere le loro quote di mercato in Cina, che è il mercato più promettente per le prospettive di crescita, che rischiano di essere erose dalle compagnie di altri paesi produttori, USA, Russia e Messico.

E che il livello dei prezzi attuali sia insostenibile per i produttori, lo dimostrano i fallimenti in queste settimane di piccole società che avevano iniziato le attività di estrazione a debito.

La stampa finanziaria americana ricorda i numerosi default nelle ultime settimane di compagnie medio piccole, canadesi e statunitensi, attive sia nel business dello shale oil, il petrolio estratto tramite la frantumazione delle rocce in profondità, o nell’estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose.

Ancora tre anni di oscillazioni

La domanda che assilla gli investitori è una: quando tempo dovrà passare per rivedere il barile a 100 dollari, soglia di sicurezza per i tutti produttori? Molto tempo, per i veterani del settore, come il numero uno di Bp, Bob Dudley, che parla di due o tre anni in cui le quotazioni continueranno a oscillare tra 40 e 60 dollari al barile.

Anche gli investitori invitano alla cautela circa l’entità degli sviluppi dei prezzi delle materie prime. “Non possiamo semplicemente presumere – spiega Dave Fishwick, esperto di investimenti azionari del fondo M&G Investments – che i prezzi ritorneranno ai livelli precedenti. Negli ultimi anni sta diventando sempre più evidente che dobbiamo essere prudenti rispetto all’idea che esista un qualche livello di equilibrio in tutti gli ambiti”.

Altri, invece, fanno notare che i rischi di una diminuzione dell’offerta a seguito dell’instabilità in alcuni grandi paesi produttori, quali Venezuela, Nigeria, Russia e alcuni produttori del Medio Oriente, probabilmente porteranno a un recupero dei prezzi del petrolio dagli attuali bassi livelli.

Il motivo, spiegano gli analisti di UBP, è che i prezzi attuali sono al di sotto di quei livelli che gli esperti individuano come equilibrio di lungo termine, quando cioè domanda e offerta si incontrano. La ripresa dei prezzi del greggio, tuttavia, sarà graduale. Il recupero non è ancora iniziato.

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