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Forex, EUR/SEK a 9.5855: le conseguenze del QE svedese e i tassi negativi nell’Eurozona

di   (articolo gentilmente ripreso da ForexInfo) / Con l’estendersi della deflazione anche nel nord Europa la Svezia ha deciso di mettere in campo un quantitative easing simile a quello della BCE e di portare i tassi d’interesse in area negativa, per il forex il cambio EUR/SEK si attesta a quota 9.5855 ma le conseguenze sono anche altre.

Tra le notizie della scorsa settimana, maggiormente rilevanti per il forex, vi è sicuramente la decisione della Banca Centrale Svedese di mettere in campo un quantitative easing simile a quello varato dalla BCE e di portare il tasso d’interesse in zona negativa. Ciò ha prodotto notevoli conseguenze sul cambio EUR/SEK che si configura attualmente a 9.5855 ma gli effetti di questa decisione sono anche altri, dal momento che, al di là del forex e del crollo della corona, in una prospettiva più ampia si sta assistendo a un vero e proprio ribaltamento del mondo macroeconomico dove le politiche monetarie delle banche centrali non hanno più alcuna efficacia.

La decisione di varare un intervento di acquisto su larga scala di titoli di stato, messo in campo dalla BCE lo scorso Gennaio, ha obbligato molte banche centrale a rivedere le proprie strategie. A mettere in campo le scelte più soprendenti sono stati gli istituti di credito (e in taluni casi i governi) di tutte quelle economie che, seppur non soggette all’euro, rientrano a pieno titolo nella sua area e ne subiscono le conseguenze.
Dopo Svizzera, Danimarca e Croazia, la scorsa settimana è stata la volta della Svezia. A fronte di un’inflazione registrata al -0,3% nel mese di Dicembre 2014, la banca centrale svedese ha messo in campo un intervento espansivo che ha comportato sia l’acquisto di titoli di stato svedesi per 10 miliardi di corone (1 miliardo di euro) sia la riduzione del principale tasso d’interesse da 0% a -0,10%.

La deflazione conclamata anche nel nord Europa ha costretto, quindi, la Riksbank a una mossa obbligata, che ha prodotto un rapido crollo della corona svedese, che ha perso circa il 2% del suo valore contro dollaro e euro e una consistente variazione del rendimento dei titoli di stato, calato di 8 punti base allo 0,56%.

Al di là della deflazione e dell’acquisto di titoli di stato, per mettere in campo nuova liquidità e smuovere l’economia ciò a cui occorre guardare con attenzione è l’atteggiamento delle banche centrali nei confronti dei tassi d’interesse. Negli ultimi due mesi la BCE e la SNB hanno deciso, infatti, di portare in territorio negativo i rendimenti dei depositi accesi dalle banche (banche commerciali europee nel caso della BCE e banche commerciali svizzere nel caso della SNB) presso le loro casse. La Banca Centrale Svedese ha attuato una strategia anche maggiormente incisiva, dal momento che ha annunciato che il tasso di interesse sui prestiti alle banche sarà negativo e pari a 10 punti base.

Che cosa significa questa strategia ormai sempre più diffusa? Che le banche centrali, sovranazionali o nazionali che siano, sono ora disposte a pagare un costo pur di mettere le banche loro soggette nella condizione di erogare credito (dal momento che depositare denaro su un loro conto non implica solo che non vengano percepiti interessi ma anche il pagamento di un costo).

Il mondo dei tassi negativi è un mondo rovesciato dove i banchieri centrali si sono spinti, animati dal proposito di tentare tutti gli strumenti possibili contro la deflazione e sempre più consapevoli che la politica monetaria, in alcuni casi, non può fare molto per determinare una reale crescita economica.

Il reale problema che le banche centrali con le loro inedite strategie cercano di contrastare è però anche un altro: la trappola della liquidità in cui sono finiti tutti i Paesi Occidentali dal 2007 ad oggi.

In una crisi contrassegnata da una crescita economica nulla o negativa e dal contemporaneo abbassamento dei prezzi (stagflazione) avviene che anche le aspettative di crescita siano negative e che mentre il debito pesa di più, alla decrescita della produzione e dei prezzi si associa anche un aumento dell’avversione al rischio. Che si tratti di famiglie, imprese o banche, se nessun vuole più rischiare, parimenti, tutti cercano o detengono la liquidità che hanno, e più la forma di tale liquidità è sicura, più continua a essere detenuta.

Ogni forma di risparmio e di investimento cerca liquidità e sicurezza e la moneta e la finanza vengono preferite agli investimenti e ai consumi. Non solo, la politica monetaria avverte la propria impotenza dal momento che, anche a fronte di interventi espansivi, non riesce più a dominare la dinamica dei prezzi che, invece, di salire continuano a scendere.

Che fare in una situazione in cui le banche centrali potrebbero anche iniziare a subire perdite detenendo titoli che, come quelli greci, potrebbero diventare sempre meno esigibili e sempre più deteriorati o anche prestando denaro a tassi negativi? Come dimostra l’esempio degli Stati Uniti la trappola della liquidità può essere evitata con politiche strutturali e fiscali che vengano prima o siano associate a quelle monetarie.

Accanto a ciò l’altra possibile strategia delle banche centrali può essere quella di creare uno shock monetario che, come nel caso del QE europeo, crei un conseguente ribaltamento delle aspettative e induca a uscire dal circolo vizioso della liquidità.

Occorre ora comprendere se ciò avverrà veramente e se l’ingresso nel pericolo territorio dei tassi negativi non produca effetti peggiori di quelli desiderati, dal momento che una ulteriore recessione è ancora dietro l’angolo.

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