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Tsipras e Papa Francesco alleati nella lotta contro gli effetti deleteri del neo-liberismo

Fonte, Linkiesta, Solo un paio di anni fa era uno scenario impensabile: l’opposizione al rigorismo finanziario europeo che metteva insieme un papa argentino, il primo del sud del mondo, e il leader post-moderno di una inedita sinistra radicale greca. Sta di fatto che l’Osservatore romano del 26 febbraio, commentando il prolungamento di quattro mesi del sostengo economico internazionale ad Atene, in attesa di un nuovo piano di riforme, titolava compassato: «Tsipras passa l’esame europeo». Quindi seguiva una spiegazione dettagliata degli assensi e dei dubbi rispetto alle misure presentate dal governo di Atene, dal presidente della Bce Mario Draghi al Cancelliere tedesco Angela Merkel. Nessuna prevenzione insomma, anzi.

Quando invece a gennaio Syriza ha vinto in modo netto le elezioni in Grecia, il giornale vaticano aveva commentato: «Con la vittoria di Syriza alle elezioni greche si apre certamente una fase nuova in Europa, una fase che passa attraverso l’espansione di uno spazio sociale, in reazione alle politiche di austerità. Quanto più i cittadini europei chiedono di essere coinvolti al di là delle logiche dei mercati, tanto più il lavoro della politica deve essere quello di accogliere le istanze che partono dalla società». E ancora, proseguiva il giornale vaticano: «Quello che serve — e sembra essere questo il messaggio proveniente da Atene — è una nuova idea di Unione che deve per un momento accantonare i problemi della moneta unica e dei suoi effetti, dei mercati e dell’austerità. Si tratta di una visione alternativa, pragmatica e non fideistica, che possa riproporre con forza il ruolo dell’Europa come esempio di democrazia e di rispetto dei diritti umani». «E a ben guardare, – si leggeva – questo momento di crisi può essere, ripartendo dalle elezioni in Grecia, l’occasione per l’Europa di valorizzare le proprie specificità, investendo in vari settori come l’economia reale, la ricerca e lo sviluppo, la cultura» Si sottolineava infine come quella greca non fosse una situazione isolata, era al contrario la stessa di diversi altri Paesi che rischiavano di finire nella “trappola del debito”.

Evidente il timore della Santa Sede: se non si rivedevano i vincoli finanziari, non solo la Grecia poteva finire fuori dall’euro e probabilmente a quel punto dall’Europa cercando altrove alleanze e aiuti, ma la stessa costruzione dell’Ue era a rischio con conseguenze sul piano sociale e politico difficilmente immaginabili. In questo senso la critica mossa dal papa alla globalizzazione economica basata su meccanismi finanziari assunti come dogmi d una nuova fede, quindi ai mercati che impongono le scelte politiche ai governi, cadeva in un momento storico che non poteva essere più decisivo per l’Europa.

In un simile contesto, è potuto accadere che il papa potesse trovare diversi punti d’intesa con uno come Tsipras, in apparenza assai lontano da Bergoglio. Il leader greco, del resto, era stato in visita dal pontefice il 18 settembre del 2014 nell’ambito di un giro di accreditamento presso governi e istituzioni che contano; nel colloquio naturalmente non mancarono i temi sociali: «Abbiamo parlato della crisi in Europa – disse dopo l’incontro Tsipras – della politica di recessione e austerità, della necessità di avere in primo piano gli esseri umani e non la speculazione». Ma secondo i portavoce di Syriza lo scambio di vedute ha avuto un valore più generale: ovvero la possibilità del dialogo fra la sinistra europea e le chiese cristiane a partire dai temi della povertà e della giustizia.

D’altro canto il Pontefice ama la politica, le sue connessioni, le possibilità che offre di cambiare gli scenari in base ai criteri di una maggiore giustizia declinate in senso evangelico dal Pontefice. Allo stesso modo, Francesco sa anche trovare le parole giuste in base all’interlocutore che si trova davanti. Di certo di questo primo round Grecia-Europa, in Vaticano – al di là del merito ancora incerto o almeno in fieri – è stato apprezzato il fatto che il negoziato non è stato solo finanziario ma anche politico, che si sia rotta la gabbia delle sole istituzioni finanziarie. Importante in questo senso il ruolo giocato da Angela Merkel che pure era stata ricevuta da papa Francesco il 22 febbraio, a ridosso dellp scadere dei termini negoziali con Atene.

Per capire quale sia la natura della sintonia del papa rispetto a quanti chiedono all’Europa di guardare anche al sociale e al bisogno di ossigeno di cui hanno bisogno le economie e le persone, basta andare a rileggere cosa disse Bergoglio il 25 novembre 2014 al Parlamento di Strasburgo. In uno dei discorsi di sicuro più impegnativi del pontificato, Francesco ricollocò la visione cristiana in una dimensione umanistica che scardinava l’idea di un’Europa governata in modo esclusivo dalle burocrazie o dai mercati. La solitudine, malattia di cui vedeva affetti tanti europei, spiegava il vescovo di Roma, «è stata acuita dalla crisi economica, i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale. Si può poi constatare che, nel corso degli ultimi anni, accanto al processo di allargamento dell’Unione Europea, è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose».

Quindi Francesco piazzava il suo colpo forse più duro su tutta la questione, spiegando come la democrazia nella sua essenza fosse messa in discussione dal prevalere di una finanza, manovrata, in definitiva, da forze oscure o sconosciute che decidevano il destino di milioni di persone: «Mantenere viva la realtà delle democrazie – affermava infatti – è una sfida di questo momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. Questa è una sfida che oggi la storia vi pone». In Vaticano, insomma, c’è qualcuno che non canta le lodi del capitalismo globale, e la politica europea comincia ad accorgersene.

Fonte, http://www.linkiesta.it/papa-francesco-tsipras-contro-finanza

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