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LA MENZOGNA DELLO SPREAD. Alberto Micalizzi

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Dopo 5 anni lo spread è sceso per la prima volta sotto la soglia di 100, mentre i parametri reali dell’economia, quali la deflazione, il Pil e la disoccupazione continuano a peggiorare.

Questa è la prova provata – se ancora ce ne fosse stato bisogno – che lo spread non è legato all’economia reale ma è stato funzionale alla politica, utilizzato come strumento di ingerenza negli affari interni Italiani.

Dal 2011 alla fine del 2014, mentre lo spread è sceso da 500 a 100 punti, il Pil reale, cioè al netto del tasso d’inflazione, è sceso del 4%, la disoccupazione è cresciuta del 5% (dal 8,4% al 13,4%) e nell’ultimo anno è apparsa la deflazione, meccanismo perverso che comporta il posticipo dei consumi nell’attesa che i prezzi scendano ulteriormente, cosi facendo la domanda scende ulteriormente, la produzione si contrae e l’economia si avvita su sè stessa.

Quindi, negli stessi anni in cui lo spread è crollato, l’economia è tracollata.

E i tassi sui mutui? quelli fissi non ne hanno beneficiato, quelli variabili sono scesi meno che proporzionalmente rispetto al costo della raccolta delle banche. Risultato: famiglie e imprese italiane hanno continuato a cedere liquidità al sistema bancario.

Quindi?

Lo spread è semplicemente una variabile finanziaria che una manciata di banche possono stabilire a tavolino mentre si scambiano titoli sul mercato interbancario. Una variabile fittizia che i media asserviti alla casta utilizzano per imbonire la popolazione.

Alberto Micalizzi

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Discussion

One thought on “LA MENZOGNA DELLO SPREAD. Alberto Micalizzi

  1. Consideri ABC il dibattito governativo e della FIEG sulle tasse sui bit e sulle news per l’Internet di domani mattina, per non trasalire di indignazione alla prossima tornata di certezze ineludibili sancite da leggi dello Stato.
    Questo per dire che notare, e essere felici di sapere che c’è chi nota, non è più sufficiente.
    L’articolo di Micalizzi è l’ennesima riprova che qui da noi nulla più potrà incidere per un possibile recupero delle capacità morali di un popolo come il nostro, neanche le prossime elezioni, quando si terranno, perchè tutti i notisti continueranno a notare che si sguazza nel fango fino al collo, come se fosse un destino segnato….dai notisti.
    Fino a quando?
    Uno scatto d’orgoglio ci vuole, sull’indignazione insostenibile capace di farci comprendere che dobbiamo cominciare a contarci tra notisti e notatori di notisti (come me, che faccio anche parte di movimenti in rete che, a loro volta, accomunati dalla medsima visione, si mantengono inutili perchè non umili, tanto per semplificare: la loro ricetta è la migliore – eppure – pensano tutti la stessa cosa: il “cambiamento”….) e decidere che siamo una forza politica dai valori giusti per il ben-essere della nostra Patria: perchè siamo in guerra, la più moderna delle guerre imposta dal neiliberismo economico, e non si può che combatterla con la democrazia diretta del popolo sovrano e con in mano la “Costituzione”, finchè la rete non sarà oscurata.

    Sul tema di Micalizzi: nulla da obiettare sul gioco perverso della finanza globale. Permettetemi un gioco prova con tutte affermazioni di principio su cui convenire lungo il percorso di lettura e al primo “non convengo”, rinunciare.

    1. La politica monetaria del Governo italiano è delegata alla BCE e alla SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali, cui partecipa la Banca d’Italia che ha perso la sovranità monetaria) ed è fondata, per motivi storici e fattuali, sul debito che non riesce a essere sostenibile perché le tasse dei cittadini italiani non riescono, per raggiunto limite invalicabile di iniquità, tendere a sostenerlo su base annua e a diminuirlo in proiezione.
    2. La politica monetaria della BCE si fonda sul debito degli Stati ed è gestita da soggetti privati, mantenendo rispetto agli Stati, indipendenza e autonomia. Il fabbisogno finanziario delle famiglie e delle imprese è delegato alle banche commerciali nazionali, anch’esse di proprietà privata.
    3. Le banche private nazionali operano nell’economia di mercato sulle regole e sui vincoli di gestione imposti dalle normative che impediscono il libero fruire della finanza verso l’economia, così detta reale: produzione – consumi (imprese – consumatori)
    4. Il ciclo economico reale, infatti, quando in equilibrio, ha inscritto nel bene prodotto il valore del denaro che è servito a produrlo e il consumo di quel bene contiene la quota di remunerazione dell’impresa formata da quote che consentono l’equilibrio del sistema: alimentazione del ciclo produttivo; profitto dell’imprenditore, che assume due direttrici: investimenti e accumulo di ricchezza personale. Il ciclo, così, è autoreferenziale e si auto sostiene.
    5. Quando i consumi diminuiscono, il ciclo economico entra in situazioni di criticità e la produzione ne risente con tassi di gravità sostenibili e insostenibili (abbassamento dei prezzi, liquidazione di stock di magazzino, rallentamento della produzione, diminuzione della capacità produttiva, diminuzione di redditi da lavoro, licenziamenti, chiusure, fallimenti, suicidi, a volte)..
    6. In questi casi, prima di morire moralmente e fisicamente, a volte, l’imprenditore si rivolge alle banche: soggetti imprenditoriali anch’esse, ma del tipo “finanziario”, che si comportano esattamente come l’imprenditore dell’economia reale. La distinzione da farsi è che non hanno costi di produzione perché generano denaro dal nulla (per semplificazione, ma pronto ad approfondire, si tratta di raccogliere, prestare, sottrarre la riserva frazionaria e continuare così. Si dimostra che da 1 si arriva a possedere 10) e ne possono ottenere ancora dalla BCE a costi predefiniti (attualmente lo 0,05% + altre regole) su cui le banche private nazionali applicano un incremento di valore, ragionato sul calcolo del “rischio” di erogazione di denaro alle famiglie e agli imprenditori. Sulle disponibilità poi, applicano le regole normative sul credito imposte dal sistema finanziario, e quando poi, sul merito creditizio, riesce ad arrivare denaro al sistema economico reale, questo è gravato dai tassi d’interesse pro tempore stabiliti sul principio della concorrenza nel libero mercato finanziario, ma senza pestarsi i piedi più di tanto. La remunerazione sul denaro creato dal nulla per la banca privata prestatrice è assicurata.
    7. Il meccanismo genera indubitabilmente profitto per le banche attraverso una forma di rendita parassitaria in sé, per la sua natura architetturale che, di contro, determina un danno per l’economia reale basata sull’equilibrio produzione – consumi, perché sottrae ulteriore capacità a quel sistema già non più in equilibrio. Infatti, il valore del denaro inscritto nel bene prodotto che ne determina il prezzo di vendita, subisce un incremento sul costo del denaro finanziato che si dovrebbe riverberare sul prezzo pagato dal consumatore di turno: solo che il consumatore di turno ha squilibrato il sistema perché già spendeva di meno per mancanza di denaro.
    8. Si tratta, così, di due sistemi (economico e finanziario) che si auto distruggono, nonostante la politica monetaria della BCE sui tassi e sul QE. Perché è il modello che non funziona. Si tratta, assieme allo Stato fondato sul debito, di circuiti separati, i primi due, che sottraggono all’unico capce di sotenerli entrambi, ricchezza e capacità di produrla. Sembra impossibile, ma come si fa a dire che non sia così?
    9. Come farlo funzionare?
    10. Fondando una Banca popolare di proprietà di cittadini italiani consumatori: 26 milioni di lavoratori a tempo indeterminato e di pensionati. Perché, per iniziare, occorre eliminare o abbattere drasticamente il rischio.

    Se a questo punto ho suscitato un po’ d’interesse, proseguo su richiesta perchè si dimostra matematicamente che un sistema finanziario può funzionare nell’economia di mercato quando è capace di intermediare con l’economia sociale. E a maggior ragione funziona per l’intera società italiana (ed europea) se accompagnato dal sistema fiscale attuato sul dettato costituzionale, con la progressività delle tasse pagate sulla capacità contributiva residua, dopo aver speso dal reddito quanto necessario a “vivere” con dignità.
    E funziona sul serio con tassi d’incremento a due cifre sui consumi e, sul ciclo economico indurrenne nella realtà sociale (per i valori espressi da questa nuova classe capace di innovazione dei sistemi di governance) una nuova qualità dei consumi che indurrebbe una riqualificazione dell’offerta e delle produzioni, che indurrebbe, a sua volta, lavoro e occupazione riqualificata perchè l’innovazione avrebbe in sè e trasferirebbe ovunque i caratteri della “sostenibilità”.

    Non è supponenza ma umiltà, e siccome credo che oggi occorra capitale umano, capacità cognitive, relazioni tra ego altruistici; solo l’umiltà di ritenersi tra simili può incidere sulla direzione politica, obbligata dalla guerra in atto del tipo richiamato: la mediazione sistemica della democrazia diretta, espressione del popolo sovrano e con in mano la “Costituzione”, finchè la rete non sarà oscurata. Buona vita a tutti “noi”. Giovanni Tomei (www.articolo53 – http://www.listacivicaitaliana.org)

    Posted by gtomei | March 2, 2015, 1:08 pm

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