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Europe, Italy, Others

La Germania ha dieci volte più poveri della Francia. Eurostat

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Fonte l’Antidiplomatico – Più di 120 milioni di persone sono ancora considerate povere nei 28 Stati membri.

La Commissione si è impegnata a far uscire dalla povertà 20 milioni di europei entro il 2020. Questo era uno degli obiettivi sociali della sua strategia “Per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, definita nel 2010. In particolare, il numero di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione doveva scendere sotto i 100 milioni nel 2020.

Cinque anni dopo, a metà del cammino, siamo molto lontani, si legge sulla rivista francese Basta! Più di 120 milioni di persone sono ancora considerate povere nei 28 Stati membri. Questa tabella sullla povertà rivela alcune sorprese.

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“Sorprendentemente, l’incapacità dell’UE di raggiungere l’obiettivo fissato dalla strategia Europa 2020 è dovuto principalmente ai paesi dell’UE-15, i paesi chiamati “avanzati” in termini di sviluppo economico”, precisa Sandrine Levasseur, Economista presso l’Observatoire français des conjonctures économiques, OFCE.
Ma chi sono i “poveri” secondo l’UE? Innanzitutto ci sono le persone a ‘rischio di povertà’. In Francia, una persona che guadagna meno di 12.569 € all’anno – 1.047euro  al mese – sarà considerata a rischio di povertà. All’altra estremità dell’Europa, un rumeno che guadagna meno di 1242 € all’anno – 103 euro al mese – rientra in questa categoria. Questo dimostra l’entità delle differenze che ancora dividono i nuovi Stati membri dai paesi fondatori dell’Unione.

Poi ci sono le persone “in grave deprivazione materiale”, coloro “la cui vita è limitata dalla mancanza di risorse e affrontano almeno quattro deprivazione materiale” , spiega Sandrine Levasseur. Queste privazioni sono l’impossibilità di pagare l’affitto, le bollette dell’acqua e dell’elettricità, l’impossibilità di mangiare ogni giorno tutte le proteine ​​sufficienti, di permettersi una settimana di vacanza lontano da casa, di acquistare una macchina o un telefono. Infine, sono conteggiati i disoccupati o chi lavora solo parzialmente (un quinto del tempo pieno). Un europeo su quattro rientra in almeno una di queste tre categorie.

Perché un tale fallimento? Un tasso di crescita corretto – 3,2% tra il 2004 e il 2013 – favorisce ancora un relativo progresso sociale in Europa orientale. Questa crescita è crollata in Europa occidentale. Soprattutto, il “consolidamento fiscale” – comprendente le politiche di austerità e rigore – ha indebolito i meccanismi di ridistribuzione della ricchezza e accresciuto la disuguaglianza. Se la Bulgaria e la Romania sono i paesi che hanno la più alta percentuale di persone povere, la Grecia, il simbolo della brutalità di questo “consolidamento fiscale”, è ora al 3 ° posto con oltre il 35% della popolazione che vive in condizioni di povertà (contro il 20% in Germania e il 17% in Francia).

E’  in Italia, Spagna, Germania e Regno Unito che la povertà è aumentata più tra il 2005 e il 2013, 2,7 milioni di italiani sono passati sotto la “soglia a rischio.” Oltre un milione di tedeschi e inglesi. Dieci volte più che in Francia, dove 102.000 persone sono diventate povere in otto anni. L’austerità fiscale imposta da Angela Merkel, al potere dal 2005, non sta causando danni solo nel Sud dell’Europa. In Germania, le donne sono particolarmente colpite dalla precarità in seguito alle riforme del mercato del lavoro in nome della competitività. Solo in Belgio, in Finlandia e nei Paesi Bassi sono riusciti ​​in Occidente, a ridurre la povertà. Per ora.

Fonte:  http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10849
 

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