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Europe

L’economia irlandese torna a correre (Evidentemente non è sempre tutta colpa dell’euro)

IL SOLE 24 ORE / L’Irlanda accelera ancora e, forte del ritrovato passo di crescita, progetta con il prossimo budget un ambizioso piano di tagli fiscali e investimenti. L’ultimo dato diffuso dall’Ufficio centrale di statistica ha certificato, per il 2014, un incremento del Pil del 4,8%, il ritmo di crescita più alto in Europa, meglio anche della Gran Bretagna (+2,6%). Un dato che porta il prodotto interno lordo, in valore assoluto, vicino ai livelli pre-crisi: 181,3 miliardi contro i 185,4 del 2007.

La performance – oltre a confermare il nuovo miracolo irlandese dopo gli anni bui della crisi, il salvataggio internazionale da 67,5 miliardi di euro e le dure misure di austerity collegate – apre interessanti prospettive per il futuro. Nell’ultimo budget, presentato a ottobre, il Governo aveva previsto per quest’anno una crescita del 3,9% , ma ora – secondo fonti vicine all’Esecutivo citate dalla stampa di Dublino – si preparebbe a rivederla al rialzo, anche grazie all’effetto combinato del calo del greggio e della flessione dell’euro. L’annuncio potrebbe arrivare a metà aprile, nel cosiddetto “Spring Economic Statement”, una sorta di resoconto intermedio dell’andamento economico, introdotto dalla coalizione al potere anche per migliorare la comunicazione con i cittadini, tanto più nell’anno che precede le elezioni politiche.

Se le indiscrezioni di un Pil di nuovo sopra il 4% fossero confermate, non solo l’Irlanda raggiungerebbe l’obiettivo di riportare il deficit sotto il 3% del Pil, ma il ministro delle Finanze, Michael Noonan, potrebbe avere più margine di manovra per il prossimo budget, dopo le prime, piccole concessioni dell’anno scorso. Anche se il debito è ancora al 115% del Pil.

Tornando alla performance del 2014, è stata favorita dallo stato di salute di due fondamentali partner commerciali, Stati Uniti e Gran Bretagna, che hanno dato un impulso all’export, tradizionale motore della crescita di Dublino. Ma tutti, politici e analisti, salutano con favore anche la ripresa della domanda interna, segno che forse la crisi è davvero alle spalle, nonostante i suoi effetti sociali – a cominciare dalla disocuppazione ancora sopra il 10% - rimangano pesanti. «La crescita – ha detto ancora il ministro Noonan – è ora meglio bilanciata, migliora la competività e cresce l’export, ma contribuisce anche la domanda interna». «L’aspetto più incoraggiante, anche per quest’anno – gli ha fatto eco Alan McQuaid, economista di Merrion Stockbrokers – è la ripresa della domanda interna».

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