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Brevi cenni storici sul sistema sanitario giapponese

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La nascita del sistema sanitario giapponese coincide con l’emanazione del primo piano assicurativo dei lavoratori, redatto nel 1927. Le caratteristiche funzionali s’ispiravano direttamente al modello Bismarckiano che, intanto, aveva già raggiunto livelli funzionali elevati, e ne ricalca la maggior parte degli obbiettivi e delle caratteristiche. Assicurazione a carico del lavoratore e alla famiglia dello stesso, contributi obbligatori verso il datore di lavoro che ne copriva le eventuali spese mediche in concorrenza con lo stato e scarso copertura della popolazione a livello nazionale. Come la Germania, anche il Giappone ha perfezionato il proprio sistema sanitario passando da una copertura finalizzata alla tutela della classe lavorativa, ad una filosofia gestionale tesa ad una maggiore universalità del servizio.

In concomitanza con l’evoluzione sanitaria statale, anche le assicurazioni, private e pubbliche, si sono adattate ai nuovi obiettivi nel corso degli anni fino a raggiungere capacità eccellenti nell’erogazione dei servizi sanitari.

La maturità del sistema sanitario giapponese venne raggiunta negli anni’80 quando si registrò un avanzamento della spesa sanitaria ai livelli degli USA, fino ad allora termine di paragone per le politiche sanitarie nel mondo in termini di investimenti e crescita.

A differenza dei sistemi occidentali, d’altro canto, il Giappone si distinse per una stretta regolamentazione dell’industria della salute per contenerne i costi dell’erogazione ai cittadini. Ad esempio, mentre negli Stati Uniti una T.A.C. poteva arrivare a costare fino a millecinquecento dollari, gli ospedali giapponesi offrivano la stessa operazione a soli novantotto dollari.

Nel 1983, inoltre tutta la popolazione anziana (over sessantacinque anni) possedeva un’assicurazione gratuita garantita dallo Stato.

L’altra faccia della medaglia, tuttavia, mostrava una spesa pubblica per il settore sanitario gravare sempre di più sulle casse dello Stato.

Dal 1965 al 1989 si è passati da un miliardo di yen spesi per la tutela della salute a quasi venti miliardi di yen, e da poco più del 5 per cento a oltre il 6 per cento del reddito nazionale giapponese. Il sistema inoltre fu turbato da livelli di organizzazione molto bassi rispetto alle nazioni occidentali: tra le maggiori problematiche si possono enunciare l’eccessiva produzione e mala gestione dei documenti cartacei, che non permettevano le misurazioni destinate al feedback, ne erano utili a ricostruire le problematiche delle strutture sanitarie; la mancanza di una “line care” per i pazienti che non necessitavano di cure ospedaliere, causando un’ affollamento delle strutture ed un rallentamento dell’erogazione dei servizi. I prezzi bassi offerti generarono un abuso dei farmaci prescritti e delle cure mediche ed, infine, il servizio andava peggiorando in maniera rilevante con l’allontanarsi dai centri cittadini verso le zone rurali.

Naturalmente i problemi si tradussero in una spesa non sopportabile per i governi locali, creando un malcontento generale, enfatizzato dal periodo precedente che aveva creato non poche attese di miglioramento nella popolazione.

Alla fine degli anni ‘80 gli ambienti governativi e professionali si riunirono per modificare il sistema per separare i livelli di cure primarie (pronto soccorso o casi d’emergenza) da quelle secondarie (che ad esempio in Italia sono eseguite dal medico di famiglia) e da quelle terziarie (in altre parole quelle medicazioni disponibili nelle farmacie e non richiedono prescrizione medica); inoltre si decise per l’unificazione del sistema assicurativo, col fine di ridurre i costi sfruttando le competenze create dalle singole società.

All’inizio degli anni Novanta, si contavano più di 1.000 ospedali psichiatrici, 8.700 ospedali generali, e 1.000 ospedali globali con una capacità totale di 1,5 milioni di posti letto. Le strutture ospedaliere svolgevano sia le funzioni di ambulatorio che di ricovero offrendo più di 79000 servizi in qualsiasi disciplina medica; i farmaci venivano venduti direttamente nelle strutture e nonostante questo vi erano 36.000 farmacie, dove i pazienti potevano acquistare farmaci di sintesi o di erbe. Si censirono sempre nello stesso periodo, quasi 191.400 medici, 66.800 dentisti, 333.000 infermieri, e oltre più di 200.000 persone autorizzate a praticare il massaggio, agopuntura, la moxibustione, e altri metodi terapeutici.

Negli anni successivi al duemila il Giappone ha sempre occupato una posizione rilevante per quanto riguarda l’avanzamento tecnologico, potendo contare su strutture per la ricerca e sviluppo di avanguardia e costantemente supportate da flussi finanziari non indifferenti. Il basso costo della manodopera e una cultura incentrata sul dovere civico inoltre, permettono la possibilità di mantenere alti standard di profitti nel mercato nazionale e internazionale, dunque impiegati nelle divisioni di R&S garantendo un costante progresso nei settori industriali, chimici, medici e informatici.

Valerio Franceschini

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