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La spesa sanitaria in Giappone

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Le previsioni che riguardano l’andamento del deficit del Giappone portano ad una ipotesi, per il biennio 2010-2011, di aumento pari al dieci per cento del PIL producendo un debito pubblico lordo del 200 per cento. La tendenza al rialzo della spesa sanitaria è stata un fattore chiave per il deterioramento della situazione fiscale del Paese. Il denaro impegnato per le spese mediche è aumentato ad un tasso del 3% annuo dal 1990, superando di gran lunga l’espansione in termini nominali dello 0,9 per cento. La crescita incontrollata della spesa è spiegata da tre macro-fattori:

L’aumento della popolazione equivale ad un aumento dello 0,2 punti percentuali della spesa. Fino al 2007, la crescita demografica aveva inizialmente contribuito alla ripartizione della spesa in quanto, insieme alle persone da tutelare, cresceva in egual modo il numero di contribuenti che finanziavano il sistema. il contributo negativo nasce nel momento in cui, aumentando la porzione di anziani nella popolazione (dal 12,6% nel 1990 al 20,8% nel 2006), che sono liberati dal pagamento del premio assicurativo, lo Stato deve farsi carico delle spese mediche di questi, usufruendo del denaro pubblico e aumentando il debito.

Dal 2000 fino ad oggi sono susseguite numerose micro-riforme con oggetto la riduzione delle tasse destinate al settore sanitario, con la volontà di ridurre i costi dei medicinali per i pazienti e le spese mediche. Per controbilanciare tale riduzione, si dovette affrontare un aumento della spesa pubblica di 0,1 punti percentuali, in modo da soddisfare i fornitori e il mercato dell’industria farmaceutica che, in quegli anni, era in piena espansione.

Altri fattori in via residuale per un totale di 1,3 punti percentuali, come la variazione dei volumi dei servizi sanitari e della tecnologia, fattore chiave della spesa sanitaria nei maggiori paesi sviluppati. Per quanto riguarda il Giappone, non si è riusciti a calcolare un impatto preciso della tecnologia sulla spesa pubblica, ma si stima che essa è stata sicuramente inferiore della crescita del PIL.

Il problema che più preoccupa, non è la statistica in se, bensì il costante aumento dei tassi di crescita dell’invecchiamento, ed il correlato aumento della spesa per farmaci, della popolazione in generale e dell’impatto tecnologico come aumento dei costi di finanziamento del settore. Naturalmente i piani che il Governo centrale sta già attuando, con oggetto il contenimento dei costi sanitari e la garanzia di un trattamento alla pari per tutti i cittadini, potranno essere considerati un successo o un fallimento solo nel lungo periodo, visto e considerato che, oltre a strategie di management pubblico, si deve rivoluzionare totalmente l’approccio che il cittadino ha con le AAPP e viceversa, processo lungo e impegnativo che non risparmia certo un iniziale malcontento della popolazione.

Valerio Franceschini

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