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In Cina investono tutti, ma i grandi già stanno scappando

Yahoo! Finanza – I numeri da una parte, la psicologia dall’altro. Anche se per quanto riguarda Pechino ormai si può parlare di psicopatologia. Si, perché i numeri raccontano di una serie di crolli a due cifre sia su Export, a -15% contro attese che Reuters vedeva a +12%, sia su Import a -12%, passando anche per il Pil che la stessa Banca Mondiale confermai calo al 7,15%. Eppure gli investitori continuano a comprare di tutto. La cosa che fa più riflettere non è tanto la sopravvalutazione dell’intero azionario cinese, allarme lanciato da tempo e che in realtà incontra dinamiche tipiche dell’andamento di tutte le bolle (perchè, bene o male, il percorso è parallelo o per lo meno similare), ma la qualità degli investitori presenti e il loro comportamento ambivalente.

Hitech in salsa di soia

Partiamo proprio dall’azionario: la categoria sotto controllo in questo caso è la stessa che sul Nasdaq anni fa, creò il famoso caso delle dotcom e cioè i titoli tecnologici che vengono ormai valutati a circa 220 volte gli utili contro i 150 della bolla statunitense del 2000. Non solo, ma andando a controllare i sottotitoli e per la precisione il listino CSI 300 si può vedere come ci sia stato un salto di quasi il 70%. Numeri alla mano si parla di Shanghai Composite ormai oltre i 4.000 punti l’Hang Senf di Hong Kong salire di quasi il 3% -nella seduta di ieri – con volumi immensi che, al valore di 250 miliardi di dollari di Hong Kong (l’equivalente di $32 miliardi) sono stati tre volte tanto la media giornaliera dell’ultimo anno e superiori di quasi il 20% il precedente record (dei volumi) dell’ottobre del 2007, all’apice della bolla che ha preceduto la crisi finanziaria.

Mini investitori crescono

Analizzando infatti la questione da vicino risulta che addirittura molti adolescenti muovano con intraprendenza esagerata i loro primi passi da investitori sulla borsa cinese, alimentando una serie di volumi spropositati con azioni e ordini qualitativamente e quantitativamente pericolosi. Basti pensare che qualche giorno fa il trading giornaliero presente su Shanghai e Shenzhen ha sfiorato i 200 miliardi di dollari), ovvero quattro volte più grande di quello di Wall Street.

In parallelo si assiste anche a un aumento esponenziale di conti per tradare, aumento che non si vedeva dal 2007 (dati del China Securities Depository & Clearing Corp9 il che può significare una cosa sola: bolla. Accompagnata, per giunta dai classici sintomi di questa malattia dei mercati e cioè la calma e l’ottimismo che ignorano il pericolo di deflazione e il rallentamento dell’economia che per il 2017 dovrebbe scontare un Pil al di sotto del 7%, soglia psicologica importantissima e spesso difesa anche con azioni di stimolo monetario che però non hanno impedito ai tassi di interesse di restare su livelli ancora troppo alti, come hanno notato anche gli esperti di Bank of America (Swiss:BAC.SWnotizie) .

Cosa alimenta allora la fiducia del mercato cinese?

Per lo più il processo di riforme che, lento e graduale, mira a fortificare l’intero sistema sia economico che finanziario, ma che, appunto per questo, riguarda un panorama estremamente vasto, estremamente variegato e soprattutto difficilmente gestibile se non sul lungo periodo anche perché darà proprio sul largo respiro che si vedranno i primi effetti di quanto si sta facendo adesso. Piano, forse troppo, per non sconvolgere un organismo fisiologicamente non si può pretendere di cambiare nel giro di poche settimane.

Ma tornando sempre all’analisi dei comportamenti degli investitori c’è da sottolineare un altro elemento: in molti stanno uscendo dal mercato. Nello specifico a prendere le distanze sono gli investitori internazionali, con capitali in fuga che alla data del 30 marzo hanno fatto registrare 274 milioni di dollari di uscita, tra Shanghai e Hong Kong, praticamente in contemporanea ai nuovi massimi che si stanno registrando in questi giorni sul mercato del Celeste Impero.

Sull’onda dell’euforia nascono e crescono società, mentre in molti temono una strage di chi, impreparato, si è buttato su una piazza di scambio, vista come un Eldorado ma che invece rischia di essere la più classica delle montature, con gli investitori locali che guardano ai provvedimenti di stimolo ma con quelli internazionali che stanno già lasciando la barca, spaventati dai dati sulla produzione che hanno smentito tutte le previsioni entusiaste di soli tre mesi fa e gli scambi stiano viaggiando intorno a 14 volte gli utili del 2015.

cina

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