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Deutsche Bank: 3 anni e poi sarà la fine

Yahoo! Finance / Oggi la Grecia, ieri la Fed, un altro giorno le previsioni su quanto accadrà per le scelte della Bce. In tutto questo sono sempre loro, le Banche centrali, a gestire i mercati internazionali. Sempre loro a scegliere cosa e come fare, ma anche quando farlo e, spesso, senza sapere appieno le conseguenze o i rimedi.

Tassi in rialzo in Usa: l’inizio della fine

L’ultimo, ma solo in ordine di importanza, il caso della Federal Reserve che per oltre 6 anni ha scelto di inondare il mercato di liquidità, svalutare il dollaro e intervenire, di conseguenza, violentemente, sugli equilibri di mercato. Una strategia che è andata a impattare ancora di più sull’intero resto del mondo perchè la divisa statunitense è quella sulla quale si basa l’intero sistema delle materie prime, oltre a regolare in primis il mercato del forex. Il tutto senza contare il fattore Emergenti,intere nazioni che hanno approfittato del dollaro a buon mercato per riuscire a contrarre debito e sfruttare capitali extra. Sperando, nel frattempo, di dare uno sprint alle proprie economie. Un piano che per molti non è andato a buon fine perchè l’allocazione del flusso di denaro non è stata sfruttata sempre a dovere ed ora che la Fed si trova costretta, forse e con le dovute accortezze, a rialzare i tassi, in molti tremano. Lo pensano anche alal Deutsche Bank i cui analisti prevedono l’arrivo della tempesta perfetta qualora Yellen e Compagni decidessero di alzare i tassi in anticipo.

Anche dalla Norvegia si preoccupano

Banalità, forse, ma sufficienti per riuscire a far allarmare anche il più grande fondo di gestione patrimoniale al mondo, il Norges Bank Investment Management che sottolinea come, nella storia degli investimenti, i rischi non siano mai stati così elevati, confermando di fatto quello che in molti sapevano e cioè che la medicina usata per salvare le banche e i mercati, alla fine è diventata essa stessa una malattia. Per questo adesso le quotazioni, oltre ad essere enormemente falsate e non seguendo più le regole canoniche degli investimenti, trovano altri protagonisti ed altri motivi d’essere. Un esempio? L’azionario è il prescelto dagli analisti come ultima e sola frontiera per un guadagno appetibile, ma non perchè questo sia un asset sano, semplicemente perchè è l’unico attualmente, in gradi di garantire, in qualche modo, un ritorno. Ritorno che, a sua volta, è frutto di operazioni di M&A, fusioni, buyback o speculazioni di qualche tipo.

E se poi arriva la Cina…

In realtà sono le scelte che nascono a tavolino nelle riunioni i numeri che vengono snocciolati nelle conferenze stampa i principali driver di mercato, oggi molto più che in passato. Su cosa si investe allora? Non su cosa ha valore, ma su quello che potrebbe trovare un vantaggio dalle politiche monetarie.

Partendo da queste constatazioni si potrebbe dare uno sguardo anche a un orizzonte più ampio: recentemente si è letto dell’esplosione della Borsa di Pechino che, superando per volumi quella di Tokyo, si candida ad avvicinarsi, se non a superare, Wall Street. Timori che aumentano se si pensa che proprio in parallelo, i dati macro di Pechino stanno registrando continue delusioni e altrettanti cali, non ultimo quello del Pil ormai al 7% e previsto in ulteriore calo per il futuro.

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