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Europe

Elezioni Gran Bretagna, spettro “hung parliament” o avremo un vincitore?

Prendendo spunto da alcuni recenti articoli de L’Espresso e ricerche redatte dal CISE (Università Luiss Guido Carli), in questo breve articolo Tiziana Simonetti (ABC Economics) offre ai nostri amici lettori una panoramica generale sulle ormai imminenti elezioni politiche che si terranno in Gran Bretagna.

Il sentiment politico che sembra delinearsi non differisce poi molto da quello che ben conosciamo noi cittadini dell’Europa continentale: sfiducia nei confronti della classe politica, antipartitismo, un sistema istituzionale che non garantisce più stabilità, perdita di prestigio delle istituzioni etc. messa in altri termini: società e politica non dialogano più…  anzi, sono in disaccordo. La Gran Bretagna sembra essere diventata tutto d’incanto incapace ad adattarsi ai cambiamenti e – più in generale – alla modernità, divisa da nuovi gruppi ideologici anti-Europa, anti-immigrazione ed anti-establishment.

La crisi partitica e di leadership

L’identificazione nel consueto bipartitismo all’inglese è oramai un distante ricordo visto che solamente il 10% dell’elettorato si sente rappresentato da esso. Il rapporto fra iscritti ai partiti ed elettori è fra i più bassi d’Europa.

I partiti esistenti sono stati incapaci di risolvere sia la crisi economica sia di affrontare nel modo giusto gli eventi economici e politici globali. I tre i maggiori partiti possono adesso essere ritenuti responsabili di quanto avvenuto negli ultimi dieci anni.

Cresce l’economia, ma anche il divario tra ricchi e poveri

Inutile negarlo: l’economia britannica si contraddistingue per un tasso di crescita di gran lunga superiore alla media europea. Tuttavia questa crescita avviene alle spese dei più poveri, accrescendo così il divario tra chi ha sempre di più e chi fatica a tirare avanti. E se è vero che i conservatori hanno cercato di riavviare l’economia facendo leva sugli investimenti alle imprese e la riduzione del cuneo fiscale e della spesa pubblica, occorre anche annotare come lo stesso governo abbia sostanzialmente trascurato i ceti meno abbienti, mettendo in secondo piano lo stanziamento di fondi all’istruzione di quelle categorie sociali che non possono permettersi una formazione di primo livello. Messa in alti termini: manca una vera e propria politica sociale, un errore programmatico che altro non ha fatto che accrescere ingiustizie e malcontento, e quindi alimentando nella gente rabbia e perdita di fiducia nei confronti della classe dirigente.

Perdita di immagine internazionale

Le potenti basi su cui poggiava il vecchio establishment inglese si sono indebolite. La Gran Bretagna ha perso il suo ruolo di leader internazionale. Le guerre in Iraq e in Afghanistan hanno messo a dura prova la fiducia verso il Paese. Di fronte al crescente euroscetticismo, Cameron ha più volte paventato l’ipotesi di uscita dall’Unione europea, cosa facile a dirsi ma virtualmente impossibile da farsi vista la dipendenza del Regno Unito da Bruxelles e l’Europa unita per quanto riguarda l’approvvigionamento di finanziamenti per la realizzazione di grandi opere (cfr. Olimpiadi) e gli aiuti da destinare alle zone depresse. E se ci si può lamentare di Cameron e dei conservatori, che cosa dire – oltre a un laconico “no comment” – dell’opposizione laburista guidata da Miliband che di rado si pronuncia sulle questioni legate alla politica estera?

Frammentazione territoriale

I conservatori rappresentano il sud benestante. Difficile trovare parlamentari conservatori nelle circoscrizioni elettorali di Manchester, Leeds, Birmingham o Newcastle. Il nord di Londra –che fu protagonista, un paio di anni orsono, dei moti di protesta – è invece ad appannaggio delle nuove leve laburiste ormai impegnate in un incessante “porta a porta” volto a farsi conoscere e a riscuotere nuovi consensi.

Più complicato è invece il quadro politico del Nord Irlanda, caratterizzato da una forte frammentazione, con cinque diversi partiti che si contendono il voto e che sognano l’indipendenza, mentre in Galles e Scozia a farla da padroni sono i partiti nazionalisti.

Il boom dei piccoli partiti

La perdita di prestigio di conservatori e laburisti ha permesso la proliferazione di partiti e movimenti di piccole dimensioni. Tra questi lo United Kingdom Independence Party (UKIP) di Nigel Farage che ha vissuto un vero e proprio boom alle scorse elezioni europee, arrivando primo ed ottenendo 24 seggi, l’equivalente del 27,5% dei voti. UKIP ha preso i voti da quella fetta dell’elettorato conservatore e laburista ormai deluso dallo status quo e dall’immobilismo della classe dirigente anglosassone, facendo leva sull’anti europeismo e l’immigrazione. Alla base dell’ascesa di UKIP vi è un cosiddetto “one man band” guidato dal carismatico leader del partito, Nigel Farage. L’altro partito che sta riscuotendo un discreto successo è il partito dei Verdi. Nel 2010 è riuscito ad ottenere un deputato (circoscrizione di Brighton). Da allora ha registrato un costante aumento sia in termini di iscrizioni al partito che nei sondaggi potendo anche contare di una buona presenza in terra scozzese, facendo leva sul sentiment pro-indipendenza dopo il referendum.

Le prospettive di una nuova formazione del governo

A conti fatti, alle precedenti elezioni del 2010 l’unica possibile soluzione all’hung parliament fu il “matrimonio d’interesse” tra i conservatori e i liberal-democratici. Questa volta sarà molto più difficile superare l’impasse per via della presenza di molte più forze in campo e – tutto sommato – della relativa inesperienza degli inglesi in materia di “coabitazione politica” (cfr. alleanze). È bene ricordare al lettore che secondo la Costituzione inglese, il governo uscente ha il diritto di formare per primo un governo, anche se uscito sconfitto dalla tornata elettorale.

Chi vincerà?

Tra i 103 sondaggi a copertura nazionale condotti da gennaio fino al 17 marzo 2015, i conservatori hanno ottenuto una media di consensi pari al 32,3% mentre i laburisti vengono accreditati al 33,2%, i liberal-democratici al 7,5%, UKIP al 14,8% e i Verdi al 6,5%.

A farla da padrone in Scozia è lo Scottish National Party (SNP), che nei quattro sondaggi condotti fino ad ora ha ottenuto il 46%, staccando i laburisti di 19-20 punti.

Queste le previsioni ma per avere un quadro completo su quelli che saranno poi gli scenari futuri occorre attendere. Conservatori e laburisti sono convinti di avere i numeri per poter governare mentre diversi addetti ai lavori sono dell’avviso che l’hung parliament sia lo scenario più probabile. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Discussion

One thought on “Elezioni Gran Bretagna, spettro “hung parliament” o avremo un vincitore?

  1. Hung Parliament? Il crollo del Capitalismo.

    Posted by mogol_gr | April 27, 2015, 1:28 pm

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