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GREXIT / L’esposizione greca piace. Ma solo se contenuta

“Investire in Grecia non è adatto ai deboli di cuore ed ha senso solo in un portafoglio diversificato e con un’esposizione contenuta, nonostante il mercato offra importanti opportunità”, dice Giovanni Brambilla, ad e direttore Investimenti di AcomeA.

FUBDSPEOPLE – “Dò il benvenuto al loro odio”. L’ultima notizia sull’affaire Atene/Bruxelles è tutto racchiuso nel tweet del ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis che, citando Roosevelt, ha risposto alle accuse di questi giorni. Al di là delle battute, i negoziati in corso sul debito vanno a rilento. Così dopo la burrascosa riunione dello scorso venerdì, Tspiras ha ridisegnato un nuovo team di negoziatori: mercoledì 29 ci sarà un nuovo incontro tra le parti per trovare una soluzione. I creditori della Grecia sono stati fin troppo chiari con l’Eurogruppo: “Avete due settimane di liquidità”, hanno tuonato. Ma ad oggi, dopo ipotesi di accordi e smentite, il quadro appare preoccupante. Anche per chi investe nel Paese, come AcomeA SGR.

D’altronde “investire oggi in Grecia non è adatto ai deboli di cuore ed ha senso, a nostro avviso, solo in un portafoglio molto diversificato e con una esposizione contenuta; nonostante il mercato offra importanti opportunità di investimento nel lungo periodo, lo scenario politico del paese ellenico vanifica ogni ragionamento di tipo fondamentale”, spiega a Funds People Giovanni Brambilla, amministratore delegato e direttore Investimenti. “Sostanzialmente ci si trova di fronte a tre possibilità che incorporano conseguenze molto diverse. La prima riguarda la temuta Grexit, scenario catastrofista che porterà inevitabilmente a grosse perdite sugli investimenti azionari; gli altri due scenari assumono invece la permanenza all’interno dell’unione monetaria con o senza il default sul debito, e che, seppur con differenze, sarebbero di sostegno ad una risalita dei corsi azionari. Noi riteniamo che la probabilità di un ritorno alla dracma sia molto bassa, seppur non trascurabile“, continua l’ad di AcomeA.

Sulla Grecia, la società milanese ha un’esposizione del 5% del portafoglio ma in passato, come rivela Brambilla, AcomeA ha investito più del 12% nel mercato greco. Anche perché “la situazione nel 2012 era comunque molto differente da quella attuale. Oggi preferiamo essere più cauti, pur mantenendo un atteggiamento positivo nei confronti del Paese, vista l’incertezza politica e la poca visibilità sul futuro. I nostri investimenti sono concentrati nei settori delle utilities (PPC), delle telecomunicazioni (Hellenic Telecom), nei consumi discrezionali (Opap) e nel settore finanziario (Hellenic Exchange e un paio di banche). Tutti i titoli hanno la caratteristica di offrire interessanti opportunità di crescita, pur in un  contesto macroeconomico sfavorevole, coadiuvati da livelli di valutazione estremamente attrattivi. Inoltre, alcune di queste posizioni, sono caratterizzate da una partecipazione statale, ed il tema delle privatizzazioni è uno dei punti rilevanti della politica che l’Europa vuole imporre alla Grecia”, puntualizza il top manager.

In attesa di capire cosa succederà tra qualche settimana, il mercato greco è in standby, come testimoniato dai volumi decisamente bassi. “Gli investitori, in particolar modo quelli istituzionali, sembrano preferire al momento un atteggiamento accorto, volto ad evitare ulteriori perdite di valore nel breve termine. In tal situazione di incertezza e di poca prevedibilità degli scenari futuri, la volatilità del mercato greco non può che essere elevata”, dice Brambilla. Tanto più se, nel peggiore dei casi, anche i mercati dei Paesi limitrofi potrebbero riportare qualche cicatrice. “I rischi di contagio esistono e nessuno sa con esattezza cosa potrebbe accadere nel caso di una Grexit“, conclude il direttore Investimenti di AcomeA. “Tuttavia allo stato attuale delle cose i mercati non sembrano affatto scontare un rischio contagio con lo spread dei Paesi periferici solo in leggero allargamento, contro il rendimento del decennale greco tornato sopra il 12% (contro il 5,5% di un anno fa)”.

Fonte: http://www.fundspeople.it/notizie/146006

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