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Liquidità scarsa, con rialzo tassi Usa rischio flash crash

NEW YORK (WSI) – Gli investitori operano in un contesto mondiale di liquidità che sta evaporando e l’aumento dei tassi sui fed funds Usa scatenerà oscillazioni di mercato che potrebbero avere conseguenze catastrofiche. E’ l’avvertimento arrivato dall’Istituto di Finanza Internazionale (Institute of International Finance).

Stando a quanto riporta il Telegraph Timothy Adams, amministratore delegato dell’organizzazione – che rappresenta le banche più grandi del mondo – ha descritto quello della liquidità come il “problema principale”, in occasione di diversi incontri a cui hanno partecipato banchieri centrali, amministratori delegati e altre istituzioni finanziarie.

Secondo Adams, le norme che sono state introdotte dalle autorità di regolamentazione sulla scia della crisi finanziaria del 2008 potrebbero provocare fluttuazioni di mercato maggiori del “flash crash” che ha colpito lo scorso ottobre il mercato dei Treasuries americano. Pur condividendo la necessità di imporre regole più severe, al fine di rendere le banche più resistenti, il funzionario ritiene infatti che la complessa ragnatela di riforme possa aver avuto l’effetto di impedire agli istituti di rispondere in modo efficace a eventuali crisi future.

A rischio è proprio la liquidità di mercato, intesa come la facilità che ha un investitore di acquistare o vendere uno strumento finanziario senza muovere il suo prezzo; una liquidità, ora, più rara, dal momento che diverse banche di investimento – che tradizionalmente hanno sostenuto la liquidità in momenti di stress – hanno ridotto le loro attività.

Per esempio, le scorte di corporate bond sono crollate rispettivamente -75% e -50% negli Stati Uniti e in Europa, dal 2007, stando ai dati dell’IIF, causa l’imposizione di una normativa più stringente, che ha scoraggiato le banche dal detenere grandi quantità di obbligazioni, che potrebbero essere di grande aiuto in caso si manifestassero violenti movimenti nei prezzi degli asset. In un contesto del genere, Adams ritiene che il primo rialzo dei tassi in Usa non riuscirà a impedire l’esplosione di bolle in alcuni mercati dei debiti denominati in dollari dei paesi emergenti.

“Porto ancora le cicatrici del 1994, dopo la crisi economica e il rialzo dei tassi della Fed. Potrà essere anche la manovra (di rialzo dei tassi) più trasparente della storia monetaria, ma una volta che si inizia quel ciclo, sicuramente non mancheranno le turbolenze”, ha detto.

In particolare, le economie dei paesi in via di svuluppo che hanno accumulato enormi quantità di debito rischiano più di tutte una fuga di capitali.

“I mercati emergenti caratterizzati da fondamentali deboli, da regimi di politica incerti e i mercati che hanno fatto ricorso in modo eccessivo ai prestiti potrebbero assistere a momenti di forte volatilità, andando in avanti. Ora è il momento di creare buoni espedienti e cuscinetti contro i potenziali rischi al ribasso”. Continuando, Adams ha affermato di essere preoccupato in quanto “ci sono diversi paesi in cui si è verificato un incremento tremendo dei debiti corporate denominati in dollari: dunque, esiste un rischio di cambio, ma anche un rischio sul debito. La domanda è: parte di quel debito esploderà?”.

Stando ai dati BRI (Banca dei regolamenti internazionali), il credito erogato alle società non bancarie al di fuori degli Stati Uniti è balzato a $9 trilioni ($9.000 miliardi) dai $6 trilioni del periodo della crisi finanziaria. I dati dell’IIF mostrano inoltre che il mercato dei debiti dei paesi emergenti denominati in dollari è più che raddoppiato, in un decennaio, a $2,6 trilioni.

I mercati globali dei bond sono in generale cresciuti dal valore di $30 trilioni ($30.000 miliardi) del 2000 a quasi $90 trilioni ($90.000 miliardi), mentre i volumi di trading sui mercati obbligazionari Usa sono scesi -20% rispetto al 2005. (Lna)

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