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Convegno #GROWTH, 16 maggio: relazione Fugazzi su euro e crescita

Convegno ABC Economics #GROWTH, Londra, 16 maggio 2015 – Trascrizione integrale della relazione del dott. Stefano Fugazzi

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti al secondo evento del 2015 organizzato dal nostro think tank ABC Economics.

Ringrazio tutti i presenti, i nostri sponsor e soprattutto i nostri amici del think tank Economia 5 Stelle che hanno molto gentilmente raccolto l’invito del sottoscritto di raggiungerci qui alla University of Westminster di Londra per illustrare i contenuti del loro saggio “Piano di rilancio dell’economia italiana”, testo che ho avuto modo di leggere e che credo ben si inserisca in quel sentiero che – come molti di voi sono già al corrente – noi del think tank abbiamo iniziato a percorrere già nel 2013 quando fondai ABC Economics, dove ABC sta per Abbiamo Bisogno di Crescita in un periodo durante in quale, ecco, molti divulgatori mainstream davano per certa l’imminente implosione dalla moneta unica ignorando quello che poi sarebbe invece diventato, a tutti gli effetti, il baseline scenario di prolungata permanenza nell’eurozona.

Molti di voi sono al corrente che il sottoscritto, come del resto tutti i collaboratori di ABC Economics, è critico nei confronti dell’establishment corrente e degli assetti istituzionali-trattino-monetari europei.

Avessi la bacchetta magica oltre alla macchina del tempo avrei indubbiamente costruito e costruirei un’Europa decisamente diversa.

Chi di voi ha preso parte al convegno di febbraio ricorderà la mia analisi relativa al Misery Index che ho poi rielaborato nel mio nuovo saggio ABC ECONOMIPEDIA (https://abceconomics.com/2015/05/12/abcreview/) e quindi all’evoluzione del quadro economico europeo negli anni successivi all’introduzione della moneta unica.

MI summary1

I dati che avevamo commentato a suo tempo penso delineassero un quadro abbastanza chiaro.

Prima di procedere oltre e quindi introdurre gli ospiti, rivediamo molto rapidamente due slide di numero iniziando con i risultati derivati dalle diverse iterazioni del Misery Index che presentai a febbraio e che ho poi rielaborato in ABC Economipedia.

Ecco come avevamo riassunto il movimento di Misery Index all’interno della zona euro.

MI summary2

Come potete osservare, tutte le varie iterazioni ci dicono sostanzialmente la stessa cosa: l’unico tra i paesi “core” dell’eurozona ad aver beneficiato dalla moneta unica è stata la Germania. Vi rimando al mio libro ABC Economipedia per le formule, i calcoli e via dicendo.

Passiamo ora alla mia rielaborazione della Curva di Phillips che mette in relazione inflazione e disoccupazione.

A titolo illustrativo ho deciso di riportare due paesi scelti a” caso”: Germania e Italia.

germany

italy

Il grafico riporta la variazione cumulativa di inflazione e disoccupazione a partire dall’anno 2000. Nel caso della Germania la disoccupazione è calata più velocemente rispetto all’inflazione; in Italia invece abbiamo una variazione cumulativa negativa dell’inflazione e positiva per quanto riguarda la disoccupazione.

Sorvolo senza soffermarmi perché troverete queste analisi dettagliate paese per paese in ABC Economipedia.

***

Mi rendo conto che è facile criticare l’euro oggi soprattutto con il senno di poi e dati alla mano.

Anche perché qualcuno potrebbe chiedersi: scusi, ma Fugazzi lei dov’era nel 2000? E allora apro una piccola parentesi. Dunque… Che cosa pensavo io dell’euro e dell’Europa intorno all’anno 2000? Sarò onesto. All’epoca avevo quasi 20 anni e quindi avevo ben altro per la testa, nella fattispecie era mia premura imparare l’inglese e studiare per poter accedere ai corsi di master, portare i capelli lunghi e gli occhiali da sole come Jon Bon Jovi, scrivere recensioni e articoli sulla musica rock degli anni 80 via dicendo… Ho iniziato a interessarmi delle vicissitudini dell’Europa unita a partire dal 2005-2006 quando all’epoca vivevo in Irlanda e quindi posso dire di aver una storia da raccontare avendo vissuto gli anni del boom economico, gli anni della Tigre Celtica.

Avendo osservato in prima persona il passaggio del Paese Irlanda attraverso le diverse fasi del Ciclo di Frenkel, dagli anni del PIL e dell’inflazione a +9% fino a agli inizi della bolla scoppiata nel 2007… credo di potermi ritenere fortunato di due cose. In primis di aver lasciato il Paese in tempo prima del tracollo finanziario, ma soprattutto di aver davvero osservato in prima persona che cosa la classe politica non deve assolutamente mai fare in tempi di crisi.

Piccolo inciso. Per capire che cosa accadde in Irlanda vi rimando alla trascrizione del mio intervento alla eCampus del marzo 2014.

Università eCampus 26 marzo, Fugazzi: l’Eurocrisi vista dall’estero. Il caso Irlanda: https://abceconomics.com/2014/03/26/universita-ecampus-26-marzo-fugazzi-leurocrisi-vista-dallestero-il-caso-irlanda/

Si diceva: le cose da NON fare in tempi di crisi. Beh, molto spesso, per capire quale direzione prendere si deve ragionare un po’ per esclusione.

Per certi versi, e soprattutto dopo 8-9 anni di crisi più o meno continua, non dovrebbe essere molto difficile capire che per guarire la frattura, la ferita, ci vuole molto di più di un semplice cerotto. Le misure tampone o i “tentativi” vanno bene al massimo quando si è in una prima fase dell’emergenza perché, giustamente, chi ci governa, non sapendo bene come si evolverà la crisi, può concedersi il lusso di navigare a vista per un periodo limitato di tempo. Ma a 8-9 anni dallo scoppio dell’emergenza economica, non ci si può più permettere di questo, tra virgolette, lusso.

Ergo il motivo per cui occorrono misure straordinarie. Nel caso europeo “misure straordinarie” è equivalso a inondare i mercati finanziari di liquidità facendo leva sull’effetto “pass through”, cioè sperare che una parte di questa liquidità eventualmente finisca in circolo all’economia reale.

Nel convegno dello scorso ottobre tenutosi sempre qui alla University of Westminster – quando presentammo il mio precedente saggio ABC Italia – illustrai alcune alternative come ad esempio la proposta di disegno di legge di Gianpiero Samorì che riprendeva – rielaborando – una mia proposta del 2012. Quindi vi rimando al mio precedente lavoro onde evitare di ripetermi.

Stefano Fugazzi: ecco come fermare l’economicidio delle PMI  – LINK: http://wp.me/p3ZV5A-fB

Stefano Fugazzi: A.B.C. Italia (Abbiamo Bisogno di Crescita) https://abceconomics.com/abcitalia/

Ciò che voglio illustrare quest’oggi sono invece gli effetti sui mercati finanziari delle operazioni monetarie anticonvenzionali di Draghi.

A proposito: su ABC Economipedia troverete una spiegazione alternativa all’effetto QE che non è quella che mi appresto a descrivervi. I grafici di oggi li ho desunti dall’Inflation Report che la Banca d’Inghilterra ha pubblicato un paio di giorni fa, e più precisamente mercoledì  13 maggio.

Iniziamo quindi con i rendimenti delle obbligazioni sovrane a scadenza decennale. Grecia a parte, che non è stata ammessa al programma di QE, gli yield, cioè i rendimenti, sono generalmente calati nell’arco degli ultimi sei mesi viaggiando su valori nettamente inferiori rispetto a quelli del 2012. Cioè prima dell’annuncio delle operazioni, in ordine di tempo, di OMT, LTRO, TLTRO e quindi QE.

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Qui invece un altro grafico che riassume i medesimi dati disaggregandoli nell’arco del 2014 e dei primi mesi del 2015.

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Un altro grafico che voglio condividere con voi ci dimostra invece come i mercati reagiscano generalmente in maniera positiva all’annuncio di politiche monetarie accomodanti. Prendiamo il caso dell’EuroStoxx (la linea gialla), ma lo stesso concetto lo si può ribadire osservando l’S&P 500 negli Stati Uniti (la linea viola), il FTSE All Shares britannico e il Topix, l’indice azionario giapponese: vi è una correlazione positiva tra la quantità di coriandoli e la variazione degli indici azionari.

image003

Che succede invece all’economia reale?

euro-area-gdp-growth

Succede che si intravvede qualche piccolo miglioramento passando dallo +0,1% di quattro trimestri fa all’attuale +0,4%.  +0,3% nel caso dell’Italia.

***

Qualcuno sostiene che per uscire realmente dalla crisi occorra sganciarsi dalla moneta unica oppure smontare e ri-assemblare l’intera Europa. Il problema è che molti dei sostenitori di questa tesi si sono un po’ fossilizzati su queste posizioni, limitandosi a fare gli strilloni sui social network gridando al complotto oppure sperando una improbabile uscita dalla moneta unita senza, tra l’altro, spiegare o conoscere neppure troppo bene gli aspetti tecnico-giuridici e quindi come relazionarsi, per es., con i Trattati europei.

Poi ci sono invece quelle persone che seppur critiche nei confronti dell’establishment politico e monetario europeo hanno preso coscienza del fatto che, in mancanza del principale ingrediente cioè la volontà politica, sarà  oggettivamente difficile uscire dall’euro nel breve o medio termine. Da qui la necessità di pensare a un “piano B”.

E chi di voi ha letto “ABC Italia”, e chi di voi leggerà il “Piano per il rilancio dell’economia italiana”, è al corrente delle premesse poste dai rispettivi autori dei due saggi:

CHE COSA FARE ADESSO PRESUPPONENDO DI NON POTER USCIRE O ALTERARE LO STATUS QUO MONETARIO NEL BREVE-MEDIO-(e io aggiungo) LUNGO PERIODO.

***

Nei nostri due precedenti convegni abbiamo illustrato alcune proposte, tra cui quella delle monete complementari e dei Certificati di Credito Fiscale, i CCF, che Paolo Tintori e Marco Cattaneo hanno egregiamente spiegato in quest’aula un paio di mesi fa.

Chi ha letto ABC Italia e/o ha letto il materiale pubblicato sul nostro think tank ABC Economics è sicuramente al corrente delle tante altre proposte volte a rilanciare e tutelare le PMI e i nostri patrimoni manifatturieri e artistici.

Cedo quindi la parola ai nostri ospiti Maurizio Gustinicchi di Scenari Economici e Alessandro Ballardin.

LOCANDINA GROWTH (nuova2)

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