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USA

Board Fed: Qe e Forward guidance? No, servono inflazione e Pil

Il Sole 24 Ore / NEW YORK – James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis, mette in guardia dal tenere bassi i tassi mentre l’economia si riprende, anche perché così si rischiano nuove bolle. E, nel complesso, giudica inadeguate le armi utilizzate dalla Banca centrale americana – oggi guidata da Janet Yellen – per combattere le gravi crisi: la “forward guidance”, che ha promesso di mantenere a lungo i tassi di interesse a zero, e il “quantitative easing”, che ha fatto scattare ingenti acquisti di obbligazioni.

Bullard, assieme ai co-autori Costas Azariadis della Washington University, Aarti Singh della University of Sydney’s e Jacek Suda della Narodowy Bank Polski, ha pubblicato uno studio dal titolo “Optimal Monetary Policy at the Zero Lower Bound” nel quale propone di esplorare soluzioni alternative per risollevare il destino di economie moribonde. L’ingrediente chiave della sua ricetta (quest’anno non potrà andare oltre, visto che non può votare) è spingere temporaneamente al rialzo l’inflazione fissando target per la crescita nominale del Pil.

«La forward guidance non aiuta e anche il quantitative easing non sembra una buona politica – ha detto Bullard, sfidando i rischi di esser tacciato come eretico – Quello che sarebbe utile è un targeting nominale del Pil». Questo targeting, definito alla stregua di politica “ottimale”, avverrebbe sotto forma d’un aumento momentaneo dell’inflazione che non significa la Fed rinunci a puntare ad una bassa inflazione nei periodi di più robusta crescita, in modo da portare l’aumento dei prezzi al livello medio desiderato del 2% nel lungo periodo. Ma correggere l’inflazione in questo modo consentirebbe a suo avviso alle famiglie miglior accesso e uso di prestiti e risparmi, in grado di riportare e mantenere l’economia su un cammino di crescita.

Bullard – che ha sottolineato come il suo paper voglia generare dibattito sulle strategie di fondo, non condizionare le attuali scelte della Fed – sostiene che le politiche della Fed non hanno funzionato a sufficienza, perchè non hanno fatto scattare quel boom nei consumi e quella salutare ripresa dell’inflazione che potevano essere immaginati, con un’espansione che continua a marciare in media ad un deludente passo del 2% dal 2009. Questo stando alle tesi da lui sposate è avvenuto perchè le manovre sui tassi di interesse funzionano in tempi normali, non quando l’economia ha subito un forte shock quale la crisi del 2008.

Il funzionamento dei mercati del credito, in una economia troppo debole, vede una bassa inflazione e i capitali presi a prestito da famiglie e aziende avere valore simile al momento della restituzione. L’obiettivo del suo “modello” è invece, in un clima di aumento dell’inflazione e creazione di moneta, quello di consentire ai debitori di pagare di fatto meno. A suo avviso il risultato sarebbe uno stimolo al credito e ai consumi.

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