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Europe

Zingales on the Greek deal/Zingales sull’accordo della Grecia coi creditori

Fonte/Source, Europa o no,

In yesterday’s Greek third bailout all the parties sitting around the table got what they really wanted: Merkel not to see the euro explode under her watch, Schäuble to accredit himself as the next German leader, Hollande to appear as doing something other than flirting, Tsipras to remain in power (for cynical like me), or to save Greece (for those romantic) . The losers are not just the Greek people, but all those who believed in Europe. Not only the third bailout does not save the European integration process, but it sets it back. In fact, it is likely to kill it forever.

The post War World II European integration process followed the Jean Monnet “chain reaction theory”: the idea that a common governance experience will always lead to an increased demand for more common governance. This theory is based on two assumptions: the irreversibility of the steps taken and the role of crises in promoting further integration. “Europe will be forged in crises – wrote Monnet in his Memoires – and will be the sum of the solutions adopted for those crises.” This pattern, which held from the early 1950s to the early 2000, seems to have broken down.

First, during this crisis the irreversibility dogma has been breached. The Eurogroup openly discussed the possibility of “timing out” Greece from the euro. Eventually, it decided against, but moving backward is not a taboo any more. In a marriage when you openly raise the divorce option, the relationship is not the same any more. The same is true for the euro and the European integration process.

Second, if Europe is the solution adopted in this crisis, who wants more Europe? In fact, what is Europe? During the crisis was there a difference in behavior between the Eurogroup and the IMF? If anything the IMF was softer, recognizing the need for a debt restructuring. If Europe is nothing but a bad version of the IMF, what is left of the European integration project? The pro-Europe élite might have won the battle against Tsipras, but has lost the war. As Europe was to blame for the rise of Tsipras, Europe will be to blame when Tsipras is eventually replaced by more anti-European forces. In Germany it was not the hyperinflation of the 1920s, but the recession provoked by the harshness of international creditors to create the conditions for the rise of Adolf Hitler. Is Europe trying to do the same in Greece?

The deal’s apologists claim that Greece entered this deal voluntary, so why is there any talk about a coup? The reality is that with the euro all Eurozone countries gave up some of their sovereignty (the monetary part) in the hope this power will be managed in the collective interest, not in the interest of some against that of others. To this purpose the Banking Union was designed to separate a country’s fiscal solvency from the solvency of its banks and vice versa. But during the latest crisis this separation was not upheld: the ECB controlled the survival of the Greek banks and in so doing controlled the fate of the Tsipras’s government. This is not what eurozone countries signed up for initially and it is not what they signed up for in the Banking Union. Tsipras’s choice was as voluntary as the one of a person having a gun to his head.

But the most important issue is that even this third bailout does not solve the problem. Greek debt remains too high and the Greek resentment against the deal will all but ensure that the reform measures will not be implemented properly. In a few years from now will be back to the same table: possibly with different leaders, most likely with the same problems, certainly with much less faith in Europe.

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Nel terzo bailout greco firmato ieri tutti i negoziatori hanno ottenuto ciò che volevano veramente: la Merkel di non vedere l’euro esplodere durante il suo mandato, Schäuble di accreditarsi come il prossimo leader tedesco, Hollande di sembrar capace di altro oltre che di flirtare, Tsipras di rimanere al potere (per i cinici come me) o di salvare la Grecia dal collasso (per i più romantici). I perdenti non sono solo il popolo greco, ma tutti coloro che hanno creduto nell’ Europa. Non solo il terzo bailout non salva il processo di integrazione europea, ma lo costringe ad un arretramento. In realtà, è probabile che lo uccida per sempre.

Dopo la seconda guerra mondiale il processo di integrazione europea ha seguito la “teoria della reazione a catena” di Jean Monnet: l’idea che una comune esperienza di governo porti sempre ad un aumento della domanda di più governo comune. Questo processo si basa su due presupposti: l’irreversibilità dei passi intrapresi e il ruolo delle crisi nel promuovere una maggiore integrazione. “L’Europa sarà forgiata nelle crisi – scrive Monnet nel suo Memoires – e sarà la somma delle soluzioni adottate per tali crisi” Questo modello, che ha tenuto dai primi anni ’50 ai primi anni 2000, sembra essersi definitivamente rotto.

In primo luogo, durante questa crisi il dogma dell’irreversibilità è stato violato. L’Eurogruppo ha apertamente discusso la possibilità di “timeout” della Grecia dall’euro. Alla fine, ha deciso diversamente, ma fare marcia indietro non è più tabù. In un matrimonio, quando si solleva apertamente la possibilità di divorzio, la relazione non è più la stessa. Lo stesso vale per l’euro e il processo di integrazione europea.

In secondo luogo, se l’Europa è la soluzione adottata in questa crisi, chi vuole più Europa? In realtà, che cosa è l’Europa? Durante la crisi c’è stata una qualche differenza di comportamento tra l’Eurogruppo e il Fondo monetario internazionale? Semmai il FMI e’ stato più morbido, riconoscendo la necessità di una ristrutturazione del debito. Se l’Europa non è altro che una brutta copia del FMI, cosa resta del progetto di integrazione europea? L’élite pro-Europa ha vinto la battaglia contro Tsipras, ma ha perso la guerra. Come l’Europa era da biasimare per la vittoria di Tsipras, così l’Europa sarà responsabile quando Tsipras sarà poi sostituito da forze ancora più antieuropee. In Germania non è stata l’iperinflazione degli anni Venti, ma la recessione provocata dalla durezza delle nazioni creditrici a creare le condizioni per l’ascesa di Adolf Hitler. L’Europa cerca di fare lo stesso in Grecia?

I difensori dell’accordo sostengono che la Grecia ha accettato quest’ accordo volontariamente, quindi perché si parla di un colpo di stato? La realtà è che tutti i paesi dell’ eurozona hanno ceduto un po’ della loro sovranità (quella monetaria) nella speranza che questa fosse gestita nell’interesse collettivo, non nell’interesse di alcuni contro quello di altri. A tale scopo l’Unione Bancaria è stata progettata per separare solvibilità fiscale di un paese dalla solvibilità delle sue banche e viceversa. Ma durante l’ultima crisi questa separazione non è stata rispettata: la BCE controllava la sopravvivenza delle banche greche e così facendo controllava il destino del governo Tsipras. Questo non è ciò che i paesi della zona euro hanno accettato quando sono entrati nella moneta unica e non è quello che hanno deciso con l’ Unione Bancaria. La scelta di Tsipras è tanto volontaria quanto quella di una persona che ha una pistola puntata alla tempia.

Ma la questione più importante è che anche questo terzo piano di salvataggio non risolve il problema. Il debito greco resta troppo elevato e il risentimento greco contro l’accordo è tale da rendere difficile applicare correttamente le riforme proposte. Tra qualche anno saremo di nuovo da capo: forse con diversi leader, probabilmente con gli stessi problemi, certamente con meno fiducia nell’Europa.

Fonte/Source, http://europaono.com/2015/07/14/zingales-euro-lives-another-day-this-european-project-dead-forever-euro-sopravvive-altro-giorno-attuale-progetto-integrazione-europea-morto-per-sempre/

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