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La bomba della liquidità secondo Roubini

A cura di Simona Lotta (news contributor di ABC Economics) / La cura della crisi finanziaria, da occidente ad oriente, è passata attraverso l’ampliamento della liquidità in circolazione, per contenere la volatilità e scongiurare il credit crunch. Ma gli effetti indesiderati cominciano a farsi vedere, e in modo anche non troppo sottile. Chi è titolare di un conto trading lo avrà già notato in numerose occasioni, così come quelli che seguono i mercati finanziari e delle materie prime, ma per tutti gli altri gli effetti potrebbero non risultare troppo chiari.Uno dei principali economisti a livello mondiale, Nouriel Roubini, ha recentemente sollevato la questione della bomba di liquidità, indicandola come una vera e propria bomba ad orologeria pronta a scoppiare (una posizione che recentemente è stata “accolta” dalla Cina che si sta preparando per affrontare quella che è ormai considerata una imminente bolla speculativa, dovuta proprio all’eccesso di liquidità e al paradosso che si è creato).

In particolare Roubini mette in evidenza una serie di eventi che hanno posto l’accento sull’effetto che le politiche di forte liquidità, impiegate per un controllo di breve periodo, hanno prodotto nel medio e lungo periodo. Il primo “indizio” si ha con il particolare fenomeno, verificatosi nel 2010, in cui nell’arco di mezz’ora c’è stato il calo del 10% dei principali indici azionari Usa, che poi hanno recuperato velocemente terreno guadagnando anche qualche passo in più. Poi l’effetto prodotto dall’annuncio di Bernanke che il QE sarebbe stato interrotto prima del previsto, su Borsa e mercato delle materie prime, ecc.

Tutti questi effetti non sono da considerarsi fisiologici, ma come conseguenze dell’etto dopante a cui è stata sottoposta l’economia che si ritrova ancora oggi a fare i conti con una forte liquidità in circolazione, e momenti di grande illiquidità soprattutto per alcuni strumenti finanziari (prime fra tutte le obbligazioni), che a sua volta ha spinto verso la loro negoziazione nei mercati OTC, con in più l’assenza delle banche che dall’innesco della crisi hanno perso la loro funzione di Market Maker, e di conseguenza non offrono più un servizio di valvola di regolazione del flusso di liquidità.

Tutte queste ragioni fanno comprendere quanto siano rischiosi eventi scioccanti come la possibile Grexit, che preoccupa, non a caso, solo i paesi della Ue, ma anche le altre economie più avanzate.

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Discussion

One thought on “La bomba della liquidità secondo Roubini

  1. Cinque simbolismi da collegare:
    1.I paradisi fiscali, i fondi d’investimento globali, i conglomerati mulitnazionali, e le differenze con cui gli investitori globali valutano dove investire sulla semplice equazione di massimizzare i ricavi da quote di possesso di “qualcosa” per massimizzare i profitti e per fare questo valutano sul breve indicatori che non c’enrano nulla col PIL e con le banche, considernado che ne ifluenzano gli andamenti;
    2. I Governi e, nel nostro caso, l’Europa e la lettura attenta della crisi greca, del primo e del secondo intervento, da leggere con la lente d’ingrandimento;
    3. Le banche, l’accumulo di sofferenze e la liquidità
    4. Il pensionato greco che faceva la fila al bancomat per ritirare 50 euro e disperato diceva che la moglie era morta e doveva pagare il funerale da 1000 euro (più altri circa sette miliardi di esempi)
    5. Gli effetti dell’innovazione scientifica e tecnologica sulla quota di lavoro inscritta in una produzione da misurare sugli effetti della crescita demografica e dei migranti in una proiezione a 1,2,3,4, lustri e…ricominciare da capo, dal punto uno, sostituendo o meno la Grecia. .

    Se non è un cancro sociale questo? Sembra che l’umanità abbia scelto la strada dei Lemming per un suiciduio di massa.

    E l’economia, dibatte se è corretta l’inflazione al 2% per controllare i prezzi, se Keynes aveva torto o ragione, se è confutabile la velocità della moneta per misurare ecc…

    Se ci siamo persi il dolore della disperazione di un cittadino qualsiasi perchè l’austerità non lo consente, nella misura della moneta che assurge a monito morale dell’umanitò, siamo tutti morti che camminano..

    Possibile che non si senta l’obbligo di schierarsi e di fare massa comune dal basso,costruendo quel che non c’è, senza continuare a notare fino all’ossessione le mille verità assolute.piene di dimostrazioni attendibili.
    Eppure la malattia avanza e la finestra si rimpicciolisce sempre di più.
    Per quel che conta, buona vita a tutti, ricordando che siamo nell’attualità i “consumatori” che reggono la baracca e forse,, da consumatori, dovremmo diventare azionisti della sostenibilità perchè siamo naturalmente abituati ad una parte di essa e, pertanto, più pronti e disponibili ad acquisirla nei suoi molteplici aspetti.

    Posted by gtomei | July 15, 2015, 9:26 am

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