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Europe, Italy

La competitività di prezzo? Non è quello l’euro-problema

Francesco Saraceno, macroeconomista dell’OFCE di Parigi, analizza i dati raccolti da Bankitalia sulla competitività di prezzo dei maggiori paesi dell’eurozona. Il miglioramento del saldo esterno della Spagna e il peggioramento di quello della Francia sembrano non avere a che fare con la competitività di prezzo.di Francesco Saraceno (per Keynes Blog)

In un nuovo “Occasional paper” la Banca d’Italia illustra la metodologia adottata per il calcolo di un indice di competitività di prezzo, applicandola alle quattro maggiori economie dell’eurozona.
Mi sono messo a copiare i numeri della tavola 3 in un file excel (speriamo bene) e a vedere quel che è successo a partire dal 2009. Ecco l’evoluzione della competitività di prezzo (una diminuzione dell’indice sta a significare un miglioramento di competitività):

Trovo la cosa molto interessante. Ci hanno venduto la storia della Spagna come una storia di successo per l’austerità dell’Eurozona poiché, diversamente dagli altri paesi, ha messo a posto i suoi conti con l’estero grazie alla svalutazione interna. Beh, non sembra proprio. Dal 2008 la sua competitività di prezzo è migliorata, ma meno che negli altri tre più importanti paesi dell’Unione Monetaria.
La ragione quindi deve essere che il riequilibrio è stato interno all’eurozona, così che il dato non contrasti né con l’austerità né con la svalutazione interna. Sicuramente allora all’interno dell’eurozona deve essersi verificato per la Spagna un miglioramento della competitività di prezzo. Bene, continuiamo a riflettere…
Questo è davvero sconcertante e contrasta con l’evidenza dell’aneddoto. Dovremo aspettare che la nuova metodologia sia indagata da altri ricercatori prima di fare le somme. Ma da quel che risulta, la storia che questi dati raccontano è molto diversa da quella letta ovunque. Il miglioramento del conto corrente della Spagna non può essere verosimilmente collegato a un miglioramento della sua competitività di prezzo. Parimenti, guardando all’evoluzione della Francia, è difficile concludere che i suoi problemi di saldo delle partite correnti siano determinati dalla dinamica dei prezzi.

Senza voler tirar fuori troppo da un paio di serie temporali, direi che le riforme nei paesi in crisi dovrebbero focalizzarsi nell’incentivare la competitività non-di-prezzo, piuttosto che ridurre i costi (in particolare i costi del lavoro). E il punto è che alcune di queste riforme possono nei fatti richiedere un aumento di spesa pubblica, per esempio in infrastrutture o in un miglioramento di efficienza della pubblica amministrazione. Per procedere con queste riforme bisogna dare spazio a molta più politica macroeconomica che non sia la semplice riduzione delle tasse accompagnata da un taglio della spesa.
Dal 2010 si è dato per scontato che le riforme e l’austerità dovessero andare di pari passo. Questa è una delle ragioni del disastro delle politiche che abbiamo visto. Abbiamo davvero bisogno di capire meglio il legame tra politiche dal lato dell’offerta e politiche macroeconomiche. Vedo poco se non nessun dibattito su questo e lo trovo preoccupante.

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