//
you're reading...
debt, Europe, Italy

Quanto varrebbe realmente l’euro-lira? (di S. Fugazzi)

A cura di Stefano Fugazzi (fondatore di ABC Economics) – Il sottoscritto è dell’avviso che ogni tipo di analisi o ricerca abbia, se non sempre un valore, per lo meno un merito. Il merito, a prescindere dal rigore della metodologia e dalla validità delle conclusioni tratte dagli autori delle suddette analisi, sta nell’implicitamente suggerire al lettore e al ricercatore “pensante” alcuni spunti o idee da approfondire, e quindi sviluppare, in futuro. D’altro canto lo scrivente periodicamente riporta sulle pagine di ABC Economics analisi e riflessioni redatte da terzi allo scopo di stimolare il dibattito, e quindi i commenti, dei nostri lettori; commenti (e suggerimenti) che spesso vengono conservati dal sottoscritto a futura memoria. E magari riesaminati all’occorrenza.
Rientra in questa sfera una recente analisi elaborata dal docente Antonio Maria Rinaldi della Università degli Studi Link Campus, nonché autore di Scenari Economici, in merito al calcolo teorico della rediviva lira nei confronti dell’euro-marco tedesco; analisi gentilmente segnalatami da un mio conoscente il quale qualche giorno prima aveva a sua volta letto sulle pagine di ABC Economics una mia infografica su dati della Banca Internazionale dei Regolamenti (BIS) nella quale mettevo a confronto il tasso valutario nominale e il tasso valutario reale dell’Eurozona, della Germania e dell’Italia. 

Come potete osservare, l’analisi del Rinaldi arriva al calcolo del tasso di cambio Italia-Germania basandosi sul differenziale (cioè lo “spread”) tra i rendimenti decennali dei titoli di Stato dei due Paesi. Il metodo in sé scelto dal docente della Link Campus non è incorretto a priori. In passato altri ricercatori hanno utilizzato lo spread sui bond sovrani per “spiegare” le differenze di valutazione delle rispettive divise. Tuttavia, il sottoscritto è dell’avviso che in questo caso, tale metodologia non porti a una corretta computazione dei tassi di cambio. Questo perché i rendimenti dei titoli di Stato, sebbene decisi dal mercato, in realtà non riflettono realmente né la valutazione del mercato né il sottostante. 

Mi spiego. I rendimenti dei titoli non rispecchiano la vera valutazione dei mercato perché le due variabili (il Titolo di Stato italiano e quello tedesco) non sono indipendenti. Anzi, esse sono più legate di quanto si possa pensare in prima istanza. Che cosa lega le due variabili? Semplice. La Banca Centrale Europea, ossia la Bce, che attraverso le proprie politiche monetarie anticonvenzionali (si faccia riferimento ai vari programmi di acquisto di titoli sui mercati secondari), i cosiddetti “piani anti-spread” e le operazioni monetarie a sostegno delle economie dell’Eurozona hanno de facto contribuito a mantenere artificiosamente bassi i rendimenti degli Stati membri, in particolare quelli “periferici”, tra cui quelli italiani.

Lo spread inoltre non rispecchia il sottostante economico, cioè l’economia reale, in virtù delle operazioni “salva euro” allestite dalla Bce nel corso degli ultimi anni. Ergo il motivo che mi induce a “invalidare” a priori le conclusioni di Rinaldi.

Ma cerchiamo di essere costruttivi e quindi offrire ai nostri amici lettori una risposta più rigorosa, ma non necessariamente “la risposta”, trattandosi codesta di una discussione meramente teorica, anzi accademica che difficilmente troverebbe effettivo riscontro.

Quale sarebbe lo scarto valutario tra Germania e Italia in questo momento (presupponendo di escludere dall’equazione tante altre variabili, anche di natura politica)? 

Ritengo che un approccio più “puro” dal punto di vista metodologico sia invece quello di prendere in esame la “parità di potere di acquisto”, cioè il Purchasing Power Parity (PPP). Secondo la teoria economica, si può derivare il tasso di cambio tra le valute di due nazioni mettendo a confronto quanta valuta ci vuole in un paese per acquistare lo stesso bene (o un paniere di beni) in un altro paese. Per esempio, se McDonald vende i propri gustosi panini a 3X nel Paese X e a 2Y nel Paese Y, allora (almeno teoricamente) la valuta di X varrà i 2/3 di Y.

È questo sostanzialmente il calcolo fatto dalla BIS nella analisi che ho riportato sulle pagine di ABC Economics poche settimane fa quando riportai una infografica con i valori nominali e reali (cioè deputati dall’inflazione) dei tassi di cambio in Eurolandia, Germania e Italia, analisi che appunto si basa sul PPP.

Lascio al lettore l’onore e l’onere di completare l’esercizio e quindi calcolare il cambio eurolira contro euromarco. 

Vi consiglio di dotarvi di una calcolatrice vista la presenza di decimali. Per arrivare alla differenza percentuale tra le due valute è necessario eseguire una differenza e una divisione. Ricordatevi infine di moltiplicare il valore risultante per cento se gradite esprimere la risposta in percentuale.

I dati della BIS:

L’analisi di A.M.Rinaldi pubblicata sul portale Scenari Economici:

 

Advertisements

Discussion

One thought on “Quanto varrebbe realmente l’euro-lira? (di S. Fugazzi)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

acquista ABC ITALIA, edizione 2016

Click here to download “Brexit?”, Fugazzi’s new book on the EU Referendum

ABC Economipedia, 2nd edition now out!

London One Radio

PIL – Professionisti Italiani a Londra

%d bloggers like this: