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debt, Europe, growth

ABC Economics compie due anni. Euro e non euro. Veritas in medio stat

A.B.C. Economics (Abbiamo Bisogno di Crescita) spegne la sua seconda candelina. Il think tank è stato fondato da Stefano Fugazzi ai primi di ottobre del 2013 allo scopo di raccogliere il materiale redatto dall’autore unitamente ad analisi e ricerche riprese da fonti esterne.

Quando nell’ottobre 2013 fondai il portale ABC Economics partii con un solo obiettivo: condividere con gli amici lettori le mie analisi e riflessioni circa la travagliata situazione economica in cui tuttora versa l’eurozona. Con il passare dei mesi, e in concomitanza con la pubblicazione, nell’estate 2014, del mio secondo saggio “A.B.C. Italia (Italia, Abbiamo Bisogno di Crescita)” e una serie di convegni organizzati dal nostro portale lo scorso autunno, il format di ABC Economics si è arricchito ulteriormente pur mantenendo la propria vocazione originaria, ossia quella di articolare ricerche e analisi indipendenti e, per certi versi, “asettiche”, ossia prive di quelle che possono essere conclusioni troppo personali oppure politicizzate.

Queste attività mi hanno spinto ad osservare le attuali congiunture economiche europee e d’oltreoceano senza tuttavia cascare nella trappola, a volte troppo invitante, dei cosiddetti “luoghi comuni”, evitando quindi di proporre ai lettori analisi troppo prevedibili oppure dai risvolti semi-complottistici giusto per il gusto di strappare facili consensi sui social network (leggasi Facebook e Twitter).

L’accento è stato invece sempre riposto sulle soluzioni, rapportandomi allo status quo in maniera costruttiva. Sia in uno scenario di uscita dalla moneta unica. Sia in uno scenario di permanenza (quest’ultima l’opzione più probabile).

Sicuramente un tale approccio può essere in apparenza, ed erroneamente, scambiato per “collaborazionista”. Tuttavia il sottoscritto è da sempre convinto che la retorica, quella pro-euro e quella degli anti-euro, sia un esercizio fine a se stesso se l’idea di contrapporre “tesi” ad “antitesi”, “amore” ad “odio”, non esercita un effetto positivo e, per quanto mi riguarda, stimolante: la ricerca di una sintesi, cioè di una soluzione.

Che senso ha continuare a insistere sul tasto del “si deve uscire dalla moneta unica al più presto” quando si ha la consapevolezza che ciò non avverrà nel medio termine. Il caso greco credo sia esemplare.

E ancora.

Che senso ha continuare a insistere sul tasto del “l’euro è irreversibile” quando sappiamo che la Storia è ricca di esempi di fallimenti monetari.

Continuare a difendere a oltranza le rispettive posizioni (estreme) serve solo a riempire (a tre quarti) le sale dei convegni e a vendere qualche libro. Nel frattempo chi subisce la crisi continua a soffrire.

Volete uscire da o restare nell’euro ma non avete compreso che la moneta è un mezzo, non il fine.

Si può restaurare la Lira ma se poi chi ci governa non ha un progetto economico e sociale a lungo termine, è illusorio pensare di risolvere tutti i problemi a colpi di svalutazione.

Si può pensare alla creazione degli Stati Uniti d’Europa ma se poi la politica nazionale non può interferire con quella europea, allora non vi è più democrazia.

No.

Veritas in medio stat

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Discussion

2 thoughts on “ABC Economics compie due anni. Euro e non euro. Veritas in medio stat

  1. “Volete uscire da o restare nell’euro ma non avete compreso che la moneta è un mezzo, non il fine”.

    E questa cos’è, una frase fatta? Di che moneta parli, a credito o a debito? Perchè quì è il fine che determina il mezzo (o giustifica).
    E se tu, sei d’accordo col fine di distruggere gli stati e le economie nazionali e la loro sovranità, in questo caso non ci sono dubbi: l’euro va benissimo, ed è il mezzo ideale per quel fine.
    E non ci sono dubbi nemmeno nel caso opposto … tu di quale fine sei?

    Posted by Franco | October 7, 2015, 11:26 pm
    • Franco, comprendo che non tutti possano essere familiari col mio pensiero. Questa era una breve riflessione scritta (soprattutto) per gli amici e i lettori che seguono il portale dal 2013 o che, più in generale, seguono la mia attività di ricerca e informazione iniziata nel 2011.
      Chi mi conosce è al corrente della mia posizione critica nei confronti dell’establishment monetario europeo, specie per quanto riguarda i meccanismi sui quali poggia l’euro. La mia attività di divulgazione, pressoché tutti i convegni organizzati da o ai quali ha preso parte il sottoscritto ne sono testimonianza.
      Come ho però ricordato nella nota, il problema che riguarda pressoché la totalità del fronte no euro è quello di focalizzarsi troppo sull’euro come divisa, dimenticandosi che, volendo realmente andare alla radice del problema, l’euro, o la lira, in sé non è poi la reale causa del nostro declino, essendo appunto la moneta uno strumento. E allora qui si potrebbe tessere un argomento più profondo, che comunque abbiamo accennato a un paio dei nostri convegni (per nostri intendo ABC ECONOMICS), cioè circa la crescente dicotomia tra economia reale e finanza dopo la revoca di Bretton Woods e l’intera questione della proprietà e natura della moneta (cfr. Auriti etc.)

      Posted by abceconomics | October 8, 2015, 11:04 pm

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